Dignità e responsabilità di chi è coinvolto nella cura
La cura è un’opera buona per tutti: a testimoniarlo è Alessandro Pirola nel suo nuovo libro con la prefazione di Giorgio Vittadini. Pirola, di formazione giuridico-economica, è un manager, cofondatore e presidente di due fondazioni lombarde che si occupano di malati gravi e di assistenza domiciliare. Ma per il suo sguardo che gli viene dalla fede si rivela in questa pagine anche un “missionario” laico che tiene in grande considerazione la dignità della persona, anche quando malata. Portatore di speranza mediante la sua professione è stato direttore anche delle cliniche Columbus e ha molti anni alle spalle di esperienza e tanto da raccontare. L’epidemia da Covid, gli isolamenti, le mascherine hanno determinato una forte spersonalizzazione delle persone coinvolte nella vita ospedaliera che perdura. Naturalmente ne hanno patito e ne patiscono soprattutto i pazienti malati, ma anche i medici con gli infermieri, i parenti e i paramedici che insieme costituiscono un edificio umano prima ancora che architettonico o scientifico. In risposta a questo stato di cose, esce per le Edizioni Ares un piccolo libro che trasmette una testimonianza ricchissima, viva e concreta sul valore della cura, del lavoro e delle opere nate dalla dedizione umana (in non pochi casi in un contesto di fede). Pur nella sua brevità questo testo può capovolgere lo sguardo con cui vivere i tempi e gli spazi della cura. Si intitola “Curare è un’opera buona per tutti” (128 pagine), è scritto da Alessandro Pirola, dirigente di primo piano nel panorama dell’offerta sanitaria lombarda, e propone un modello di sanità, oltre che di società, fondato sulla relazione, sulla compagnia e sul senso, capace di affrontare la sofferenza senza ridurla a un problema tecnico, ma riconoscendone la profondità e la ricchezza umana. La prefazione è del professor Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

Il senso della cura
“La vita di ogni persona è arricchita dalla possibilità di curare qualcuno, se non hai nessuno di cui prenderti cura sei più solo e più triste. Un mondo senza cure è, storicamente e socialmente, un mondo peggiore, più povero, meno umano. E’ il grande insegnamento della malattia e del dolore che ti costringono a vedere di che pasta sei fatto. Tu hai bisogno di cure e curando altri sei più contento anche quando ti costa fatica”, scrive Alessandro Pirola. Si parte dal racconto di un’esperienza maturata sul campo, in quarant’anni di lavoro nella direzione di opere di cura e accoglienza. Fatti, circostanze, incontri forieri di un giudizio sulla realtà capace di leggere il senso delle vicende e orientare l’azione. Tutto ciò diventa un invito a riconoscere la centralità della relazione, della compagnia e del senso della vita nella cura, senza ridurre la sofferenza a un mero problema tecnico ma affrontandola come un mistero che interpella la ragione, la fede e la responsabilità personale e sociale.Questo libro, annota Giorgio Vittadini, “non elude temi scottanti quali l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, le cure proporzionate. Ma lo fa sempre a partire da situazioni vissute come problemi che nascono nelle relazioni tra paziente, familiari e curanti».
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