Economia circolare e responsabilità estesa: il sistema Raee italiano verso una nuova maturità

La raccolta dei Raee in Italia cresce in alcuni comparti strategici, ma resta distante dai target europei. Tra ampliamento dei perimetri consortili, nuovi flussi come il fotovoltaico e criticità nella gestione dei Raee professionali, emerge la necessità di modelli più strutturati e tracciabili
Nel 2025 il sistema nazionale di gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (Raee) ha registrato dinamiche differenziate, tra consolidamento di alcuni flussi e persistenti criticità strutturali.
In questo contesto si colloca il bilancio del Consorzio Ecolamp, che ha chiuso l’anno con 2.947 tonnellate di Raee raccolti, con un lieve calo rispetto all’esercizio precedente. Il dato aggregato riflette trasformazioni profonde del mercato.
Prosegue la contrazione strutturale delle sorgenti luminose (raggruppamento R5), effetto della progressiva sostituzione delle tecnologie tradizionali con soluzioni a Led, caratterizzate da maggiore durata e minore frequenza di sostituzione.
Parallelamente, emergono nuovi flussi di rilievo, primo fra tutti quello dei pannelli fotovoltaici a fine vita, segmento destinato a crescere in coerenza con la maturazione degli impianti installati nell’ultimo decennio.
Canali di raccolta e ampliamento del perimetro operativo
Delle quasi 3.000 tonnellate complessive, 2.187 provengono da isole ecologiche e distribuzione, mentre 760 tonnellate derivano da servizi dedicati agli utenti professionali, ambito strategico per la tracciabilità e la qualità del trattamento.
Nel solo 2025, 340 tonnellate di moduli fotovoltaici sono state affidate al consorzio, segnale di un cambio di fase nel ciclo di vita delle tecnologie per la transizione energetica.
L’anno ha segnato inoltre un passaggio organizzativo rilevante: da marzo, Ecolamp ha esteso la propria operatività ai raggruppamenti R1 (refrigerazione), R2 (grandi bianchi) e R3 (TV e monitor), completando la copertura di tutte le tipologie di RAEE, domestiche e professionali.
L’estensione consente di affiancare i produttori nell’adempimento degli obblighi di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr), secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 49/2014, e di offrire agli operatori un interlocutore unico per la gestione del fine vita.
Nel dettaglio, le sorgenti luminose (R5) hanno totalizzato 1.096 tonnellate, mentre il raggruppamento R4 – che include piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, apparecchi di illuminazione e pannelli fotovoltaici – ha raggiunto 1.425 tonnellate, con una crescita significativa nei servizi all’utenza professionale (+18%). Dal punto di vista territoriale, Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana si confermano le aree più attive.
Il ritardo strutturale dei Raee professionali
A fronte di questi segnali, il quadro nazionale evidenzia un ritardo strutturale, in particolare per i Raee professionali. Il target europeo impone la raccolta del 65% del peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti; l’Italia si attesta intorno al 30%, pari a circa 500.000 tonnellate raccolte attraverso i sistemi ufficiali. Di queste, circa il 31% riguarda apparecchiature professionali.
Secondo Erion Professional, nel 2025 sono state gestite oltre 4.500 tonnellate di Raee professionali, in crescita del 4% rispetto al 2024. Un incremento positivo ma ancora insufficiente a colmare il divario rispetto agli obiettivi comunitari, tanto da mantenere il Paese nell’alveo della procedura di infrazione 2024/2142.
La criticità principale risiede nella perdita di controllo e tracciabilità del fine vita. Il quadro normativo assegna al produttore l’onere di organizzare e finanziare la gestione dei Raee su richiesta dell’utilizzatore finale. Tuttavia, nella pratica, la dismissione di grandi apparecchiature – stampanti industriali, sistemi di climatizzazione, macchinari produttivi – è spesso affidata a soggetti terzi non pienamente integrati nei canali ufficiali.
Diversamente dai Raee domestici, conferiti prevalentemente tramite centri di raccolta comunali, i flussi professionali coinvolgono reti distributive, dealer e installatori. Il ritiro Uno contro Uno in fase di sostituzione è previsto anche per il comparto professionale, ma l’applicazione non risulta omogenea sul territorio.
Ne deriva un sistema frammentato, in cui una quota di rifiuti può essere intercettata da operatori del libero mercato con modalità non sempre coerenti con gli obblighi di rendicontazione e tracciabilità.
La molteplicità di soggetti di piccole e medie dimensioni rende complesso il controllo dei flussi, inclusi quelli destinati all’estero, con potenziali ricadute su conformità normativa e qualità del trattamento.
In tale contesto, il ruolo dei produttori appare centrale ma non sempre pienamente attivo. Investimenti mirati in logistica, piattaforme di raccolta dedicate e accordi strutturati con la rete distributiva possono contribuire a rafforzare la governance del sistema, aumentando i tassi di intercettazione e valorizzando le frazioni recuperate.
Raee e materie prime critiche: una leva strategica
La corretta gestione dei Raee professionali non rappresenta soltanto un adempimento normativo, ma una leva strategica per l’economia circolare. Questi flussi contengono materie prime critiche (Crm), metalli rari e plastiche tecniche il cui recupero assume rilievo geopolitico e industriale.
Se tracciati e trattati in impianti qualificati, i Raee possono contribuire in modo significativo al raggiungimento dei target europei e alla riduzione della dipendenza da approvvigionamenti esteri. Al contrario, la dispersione o il conferimento improprio generano perdite economiche e ambientali che il sistema Paese non può permettersi.
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