Dall’Operazione Sharp Guard alla difesa di Cipro: senza un’unica regia la risposta militare dell’Ue resta sterile

Mar 9, 2026 - 09:00
 0
Dall’Operazione Sharp Guard alla difesa di Cipro: senza un’unica regia la risposta militare dell’Ue resta sterile

I tempi caotici della guerra combattuta in questi giorni e il ruolo che alcuni degli Stati membri dell’Unione europea stanno pensando di assumere nel teatro del Mediterraneo orientale, oggi al centro  dell’attenzione in seguito ai droni iraniani che hanno colpito, danneggiandola, la pista della base aeronautica inglese ubicata nell’isola di Cipro – nella parte greca dell’isola, per l’esattezza – ci richiama in mente la “Operazione Sharp Guard” svoltasi dal giugno 1993 all’ottobre 1996: venne sviluppata come missione congiunta Nato-Ueo nel Mare Adriatico e il suo fine era far rispettare l'embargo di armi e le sanzioni economiche contro la ex Jugoslavia, imposti dalle legittime risoluzioni dell’Onu e quindi nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Riteniamo corretto oltre che doveroso  ricordare che l’operazione nacque col primario obiettivo di contenere il conflitto jugoslavo, monitorando le acque territoriali di Albania e Montenegro, il Canale d'Otranto e il relativo spazio aereo; nel corso dell’operazione non ci furono sfondamenti del blocco navale - posto in atto e efficacemente mantenuto – e vennero “interrogate” circa 74.000 navi, di cui 6.000 unità realmente ispezionate in mare da team militari mentre oltre 1.400 navi mercantili vennero dirottate, per successivi e più accurati controlli, nei porti adriatici.

Per amor di verità storica, va detto che l'Italia svolse un ruolo centrale durante tutta la durata dell’operazioni, con unità navali avanzate (per quel tempo) della Marina militare (fregate classe Lupo, Maestrale, corvette classe Minerva) e col costante supporto delle motovedette delle Capitanerie di porto-Guardia costiera, dislocate in quel periodo a Durazzo per l’operazione di contenimento dei flussi d’immigrazione irregolari provenienti dalle coste albanesi (Operazione Navalba XXII); ricordiamo, inoltre, e non senza una punta d’orgoglio, che la Marina militare seppe garantire il supporto logistico per tutto l’arco della durata delle operazioni (un triennio) per tutte le navi che presero parte alle operazioni e possiamo, a ragione, considerare l'operazione “Sharp Guard” come uno degli impegni navali più rilevanti sviluppati nel secondo dopoguerra.

L'operazione di reale blocco navale, che allora vide la partecipazione attiva di numerose nazioni – tra le quali ricordiamo Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Norvegia, Portogallo, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti – si concluse il 2 ottobre 1996 in quanto vennero revocate le sanzioni emanate dall’Onu. 

A questo punto della nostra analisi retrospettiva, non possiamo esimerci dall’osservare che subito dopo il verificarsi degli attacchi iraniani contro la base dell’aeronautica militare britannica di Akrotiri a Cipro, diversi Paesi dell’Unione europea hanno pensato bene di fornire un ombrello di protezione antimissilistico a Cipro, inviando navi da guerra nel Mediterraneo orientale; tra le unità militari presenti, oltre alle due nuovissime fregate greche, troviamo la portaerei francese Charles De Gaulle – unica portaerei a propulsione nucleare e nave ammiraglia della flotta francese –, e nei prossimi giorni è previsto l’arrivo della fregata Federico Martinengo della Marina militare italiana per potenziare la difesa aerea cipriota e più in generale di tutta l’area del Mediterraneo.

In questa cornice di rilevante complessità militare, che vede diversi Paesi dell’Unione europea apertamente schierati – a ragione – per proteggere l’isola di Cipro, indistintamente nella parte greca o turca, viene naturale domandarsi con quali disposizioni operative sono state inviate queste unità da guerra assai sofisticate sul teatro delle operazioni.

Presso quale comando operativo sono stati incardinate? A quale autorità militare rispondono e, soprattutto, chi deciderà il loro impiego in caso – speriamo mai – di reale necessità d’intervento militare difensivo? Pensare che ogni comandante di unità navale debba aspettare ordini direttamente dal proprio Stati maggiore, collocato a Parigi, Roma, Madrid, Atene, etc., non depone a favore di un’efficacia di risposta, necessaria a fronteggiare ogni possibile minaccia offensiva. Soprattutto, quale autorità militare coordinerebbe la risposta? Il rischio che ci sembra in travedere, purtroppo, è quello di mostrare un’Unione europea sempre più sfilacciata, col rischio possibile di ridurre la presenza delle più moderne unità da guerra delle flotte degli Stati membri a una mera operazione di show the flag che, in tutta franchezza, servirebbe a poco se non a nulla.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia