Lo smartwatch può davvero aiutare il cuore? Il parere di un cardiologo

Mar 9, 2026 - 10:00
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Lo smartwatch può davvero aiutare il cuore? Il parere di un cardiologo

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte al mondo, con una stima tra 17,9 e 20,5 milioni di decessi l’anno e circa mezzo miliardo di persone che convivono con una patologia cardiaca. Numeri che fanno impressione, soprattutto se pensiamo che una parte di questi problemi si può prevenire con un po’ di attenzione in più alla salute del cuore.

Negli ultimi anni la tecnologia indossabile è entrata di prepotenza nella vita di chi fa sport, dai runner ai ciclisti fino ai maratoneti. Sempre più persone usano lo smartwatch non solo per contare i chilometri, ma per tenere d’occhio il proprio apparato cardiocircolatorio, affiancando i controlli tradizionali con uno strumento che abbiamo al polso tutti i giorni.

Secondo il professor Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e docente di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi di Milano, la tecnologia può diventare un vero ponte tra paziente e medico. Il suo punto di vista nasce da una doppia esperienza: da un lato il lavoro in corsia, dall’altro la vita da maratoneta e ciclista, sempre a contatto con chi lo sport lo vive sulla propria pelle.

Gli smartwatch moderni permettono di registrare in modo continuo diversi parametri legati al cuore, soprattutto durante lo sforzo fisico. Questi dati, se usati con criterio, aiutano a capire quando è tutto nella norma e quando invece conviene programmare accertamenti più approfonditi in ospedale o in un centro specializzato.

La prevenzione inizia presto, ma diventa ancora più importante dopo i 40-50 anni, quando il rischio di patologie cardiovascolari aumenta. In questa fascia d’età il cardiologo consiglia di non trascurare i controlli classici:

  • Elettrocardiogramma (ECG) per valutare l’attività elettrica del cuore
  • Ecocardiogramma per studiare struttura e funzione cardiaca
  • Holter cardiaco per monitorare eventuali ritmi irregolari nelle 24 ore o più
  • Misurazione regolare della pressione arteriosa

Lo smartwatch non sostituisce questi esami, ma li integra. Può segnalare anomalie nella frequenza cardiaca, variazioni durante l’allenamento o a riposo e, nei modelli più completi, registrare una sorta di ECG portatile da mostrare al medico in caso di dubbi o sintomi sospetti.

Il valore reale di un dispositivo indossabile sta nella possibilità di condividere con il cardiologo informazioni raccolte in modo continuo, non solo durante la visita. Per chi corre, pedala o pratica sport regolarmente, questo significa avere una traccia più fedele di come reagisce il cuore allo sforzo e al recupero.

Il medico può usare queste tracce per capire se servono ulteriori indagini, per esempio quando compaiono aritmie, picchi di frequenza inaspettati o cali di prestazione associati a sintomi come affanno o dolore toracico. In questo senso lo smartwatch diventa una sorta di supervisore personale, utile però solo se impariamo a leggere i dati con lucidità, senza trasformarli in motivo di allarme continuo.

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