Erano le case dei boss, oggi sono degli scout: qui ogni giorno si educa alla legalità

Mar 7, 2026 - 16:00
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Erano le case dei boss, oggi sono degli scout: qui ogni giorno si educa alla legalità

APalermo la Base scout “Volpe Astuta” dell’Agesci ha un primato: è stato tra i primi beni confiscati alla mafia (nel 1980 da Giovanni Falcone) ed è stato il primo a essere affidato a un’associazione per il riutilizzo a fini sociali con l’entrata in vigore della legge 109/96. 

Base scout Volpe Astuta a Palermo

«Per noi è il bene zero, è il più strutturato e anche il più grande», dice Antonio De Luca che con Alessandra Cetro è incaricato nazionale del settore giustizia, pace e non violenza dell’Agesci

I beni confiscati sono opportunità educative

De Luca sottolinea come per l’associazione guide e scout cattolici italiani – Agesci la cura dei luoghi, a oggi sono 13 i beni confiscati che Agesci ha in gestione, è innanzitutto una «opportunità educativa rivolta ai ragazzi». Fino al 2010 le diverse realtà locali dell’associazione hanno preso in gestione beni trasformati in basi e sedi scout, soprattutto in Sicilia, sette dei 13 beni gestiti dagli scout sono nell’isola. «In quell’anno», ricorda De Luca, «a livello nazionale abbiamo preso consapevolezza della necessità di costruire un percorso e così è stato affidato al nostro settore l’onere e l’onore di fare da collante».

L’Osservatorio permanente e l’azione in rete

Nasce anche un Osservatorio permanente e un fondo legalità per le diverse esigenze, mentre la gestione dei singoli beni è sempre in capo ai gruppi locali dell’associazione. 

«In questo modo», interviene Alessandra Cetro, «si è costruita anche una rete di confronto a più livelli e rivolto a più fasce d’età. Seguendo il nostro metodo i capi si confrontano tra di loro, quelli che lavorano con i bambini si confrontano perché è necessario condividere i diversi passaggi. Ed è così che è nato l’osservatorio».

Questo modo di procedere è stato anche declinato praticamente. «Premesso che la volontà di gestire un bene è una scelta a livello dei gruppi sul territorio si ha a disposizione uno scheletro su cui fare affidamento e un background che è utile per chi vuole iniziare questo percorso». 

Base Volpe Astuta di Palermo, i partecipanti alI’incontro nazionale dei capi scout gestori dei Beni confiscati

Da due anni, inoltre, continua De Luca «come Agesci abbiamo istituito un momento di incontro per dar vita a dei corsi di formazione e sviluppare delle strategie perché il bene confiscato deve essere un bene di restituzione alla comunità, ma deve anche essere sostenibili: noi siamo volontari, non siamo soggetti di economia sociale e quindi per noi è anche importante poter sostenere le spese di gestione».

L’escape room che educa alla legalità

Un esempio di gestione è l’EnigMalavita, una escape room, cioè un gioco ambientato nelle dinamiche della malavita, che a Genova ha sede in un bene confiscato e assegnato alla Zona Agesci Tre Golgi- Genova 3. «È un gioco educativo per gruppi. Durante l’attività vengono richiamate le diverse dinamiche e si aiutano i ragazzi a reagire. L’esperienza sul campo è sempre importante». 

Anche se i beni gestiti direttamente dall’Agesci sono solo 13,  molti sono quelli in gestione condivisa. «Li abitiamo con altre associazioni, Agesci Campania per esempio è in rete nel Comitato Don Peppe Diana e con Libera. Essere in network nasce con l’obiettivo di fare educazione con le altre associazioni, anche attraverso l’ospitalità di altre organizzazioni» racconta Cetro.

attività a base scout “Airone” di Erbè in Veneto

In Veneto a Erbè (Vr) il bene confiscato non è solo una Base scout regionale ma anche un centro di aggregazione giovanile aperto alle altre realtà del territorio e nazionali. L’obiettivo è sempre quello di lasciare “il mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato”, veicolando i valori fondanti della legalità e praticando l’antimafia sociale attraverso l’uso di un bene confiscato.

Far fiorire i luoghi creando legami positivi

«L’idea è quella di abitare un bene e farlo fiorire, trasformando un luogo sottratto alle mafie in uno creatore di legami positivi».  La gestione di questi luoghi per l’Agesci serve a promuovere la giustizia sociale e attivare processi di rinascita e integrazione, facendo diventare gli stessi dei simboli di dignità e di risorsa per la società. 

Educare i futuri cittadini è centrale nell’agire di Agesci, come conferma De Luca. «Il tasso dei nostri ragazzi e ragazze che partecipano a queste attività è altissimo e poi, una volta terminato il percorso scout, molti sono quelli che partecipano alle realtà sociali e sono attivi. Non si contano i gruppi scout che durante l’estate partecipano a E…state liberi (le attività proposte dall’associazione Libera) o scelgono di fare i propri campi nei beni confiscati alle mafie». 

La legalità pratica appresa dove c’era la criminalità

Ma per Cetro c’è anche una vera e propria cartina di tornasole delle attività educative: l’adesione ad azioni di legalità. «I ragazzi che vivono queste esperienze nei beni confiscati hanno uno sguardo diverso, acquisiscono una capacità di leggere alcuni segnali. Sono più attenti alla giustizia e alla legalità», precisa. E aggiunge, «i ragazzi capiscono l’importanza dello scontrino e si impegnano a chiederlo. E poi evitano i prodotti contraffatti perché capiscono che questi come altri reati arricchiscono la criminalità».

Nell’immagine in apertura un’attività con i ragazzi nella Base Scout di Erbè in Veneto. Tutte le immagini sono di Ufficio stampa Agesci

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Redazione Redazione Eventi e News