A Genova il conflitto è donna. E fa bene al ricambio generazionale del volontariato

Febbraio 13, 2026 - 22:00
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A Genova il conflitto è donna. E fa bene al ricambio generazionale del volontariato

Quando Francesca Ferrando arriva all’Udi di  Genova, una delle realtà territoriali più attive dell’Unione Donne in Italia, non lo fa per “militanza” nel senso classico del termine. Storica modernista, un’esperienza universitaria importante alle spalle, Ferrando entra in contatto con l’associazione lavorando al riordino del fondo archivistico intitolato alla partigiana e saggista Lidia Menapace.

«È stato l’archivio il “colpevole” del mio ingresso in Udi», dice sorridendo. Un dettaglio biografico che dice molto di come oggi avviene l’attivazione giovanile dentro organizzazioni storiche: non solo per adesione ideologica immediata, ma per traiettorie ibride, spesso laterali. Da quell’esperienza nasce un coinvolgimento che nel giro di pochi anni porta Ferrando a diventare presidente di Udi Genova, proprio nell’anno dell’ottantesimo anniversario dell’associazione. Un passaggio frutto di un percorso di accompagnamento e dialogo fra generazioni.

Fondata nell’ottobre del 1945, a partire dall’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna durante la Resistenza, Udi ha attraversato le grandi trasformazioni politiche e sociali del Paese, fino alla configurazione attuale di associazione di donne, indipendente, impegnata sul terreno dei diritti, dell’autodeterminazione e della parità di genere. «Raccogliere questa eredità può far paura», racconta Ferrando. Che poi spiega: «C’è un senso di soggezione verso una storia così forte. Ma decostruirla, riportarla nelle sfide quotidiane, è anche ciò che spinge nuove generazioni ad avvicinarsi».

Francesca Ferrando, classe 1988, presidente di Udi Genova è una storica modernista all’università di Genova

Il cambio di presidenza non è stato un evento improvviso, né un semplice avvicendamento anagrafico. È stato piuttosto l’esito di un percorso intenzionale, avviato insieme al Centro di servizio per il volontariato Celivo del capoluogo ligure. Si è partiti da esigenze molto concrete: affrontare criticità organizzative, redistribuire le responsabilità, rendere sostenibile l’impegno volontario in un contesto sempre più complesso dal punto di vista burocratico e amministrativo. Ma anche interrogarsi su come rendere l’associazione più accessibile e attrattiva per chi oggi si avvicina all’attivismo con tempi, linguaggi e aspettative diverse. «Siamo un’associazione profondamente intergenerazionale, con socie dagli ottant’anni ai venti. In totale circa 150 persone», spiega. «È una ricchezza enorme, ma comporta anche difficoltà di comunicazione. Il supporto di un mediatore esterno ci ha aiutato a distanziarci dalle dinamiche che si ripetevano e a costruire spazi di confronto reali». Il passaggio di governance non è stato privo di tensioni:  sono emersi nodi su risorse, sostenibilità dei ruoli, rapporto tra volontariato e professionalità. Questioni comuni a molte organizzazioni storiche, chiamate a innovare senza perdere identità e a riconoscere che il tempo delle persone, soprattutto di chi è in età lavorativa, è oggi una risorsa scarsa.  Il conflitto non è stato evitato, ma attraversato come parte del processo. Le giovani non sono numericamente molte, ma portano sguardi nuovi. Arrivano spesso attraverso tirocini, progetti culturali, attività sull’archivio e sulla biblioteca storica e contribuiscono soprattutto sul piano dei linguaggi, della comunicazione e delle visioni. Temi come il transfemminismo, l’ecofemminismo, le nuove concezioni del corpo e dell’identità interrogano l’associazione e ne mettono alla prova la capacità di tenere insieme mondi diversi. «Chiudersi avrebbe portato a un impoverimento», osserva Ferrando. Alla domanda su come si vede tra dieci anni, la risposta è emblematica: «Spero di non essere più presidente. Un ricambio periodico è il segno di un’associazione viva».

 La presidente uscente, rimasta in carica per molti anni, continua infatti a essere una volontaria attiva, in un’ottica di affiancamento. È forse questa la cifra più interessante dell’esperienza di Udi Genova: il ricambio non come rottura, ma come processo condiviso, in cui le generazioni collaborano per rendere l’organizzazione più sostenibile e capace di incidere nel presente. 

Ogni mese raccontiamo un’esperienza di volontariato e attivismo civico che sta avendo un forte impatto sulla comunità. Lo facciamo a partire da due focus: i giovani capaci di innovare le organizzazioni e le nuove leadership che ne emergono. In collaborazione con Csvnet

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Redazione Redazione Eventi e News