L’allarme degli analisti: “Impossibile un trasporto aereo ‘green’ senza ridurre i voli”
Bruxelles – Il trasporto aereo sostenibile non si può fare. Non alle condizioni e nelle tempistiche ipotizzate dalla Commissione europea. Perché allo stato attuale i carburanti alternativi o non fossili per l’aviazione “non saranno disponibili in quantità sufficienti, o con sufficiente rapidità, per sostituire completamente il cherosene fossile, anche ipotizzando ipotesi molto ottimistiche sull’efficienza degli aerei e sul progresso tecnologico”. A denunciarlo è The Shift Project, think tank francese che promuove il passaggio a un’economia post-carbonio. In un rapporto dedicato al trasporto aereo, emerge un’unica certezza: “L’aviazione non può raggiungere zero emissioni nette senza ridurre il traffico aereo“.
La conclusione dello studio è perentoria: i carburanti sintetici per l’aviazione civile rappresentano l’opzione tecnologica più promettente, ma “non sono in grado di sostenere una crescita continua del traffico“. Anche in scenari ambiziosi, la produzione “non aumenterebbe abbastanza rapidamente o in volumi sufficienti”. Di conseguenza, le emissioni del settore aeronautico “non diminuirebbero a un ritmo compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi (che l’UE si è impegnata a rispettare, ndr), a meno che la domanda di voli non venga ridotta nel breve e medio termine”.
Considerazioni che impongono necessariamente dei ripensamenti e dei cambi di rotta nella politiche dell’Unione europea, che in materia di combustibili per aerei a prova di obiettivi climatici si sta spendendo in termini di legislazione come in termini di sostegno economico. Sforzi comunque insufficienti a sostenere un settore davvero ‘green’. The Shift Project avverte: “Se il traffico aereo globale continua a crescere secondo le attuali proiezioni del settore, le emissioni dell’aviazione non diminuiranno entro il 2050“.
L’insostenibilità delle misure sostenibili
Per la mobilità aerea si rischia il paradosso dell’insostenibilità delle fonti sostenibili di carburante. Il rapporto del think-tank francese mette in risalto come propellenti bio e sintetici presentino entrambi forti criticità. Il BioSAF si basa sulla biomassa sostenibile: una risorsa “limitata e fortemente contesa”. La disponibilità di terreni, la tutela ambientale e gli usi concorrenti, come la produzione alimentare e la produzione di materiali, “limitano la quantità di biomassa che può essere destinata all’aviazione”. Perciò, denuncia The Shift Project, l‘espansione della produzione di biocarburanti “rischia di creare ulteriore pressione sulla biodiversità e sulle risorse idriche”.
Quanto ai cosiddetti ‘e-SAF’, carburanti prodotti a partire da idrogeno e carbonio catturato, questi non sono limitati dall’uso del suolo, ma richiedono “enormi quantità di elettricità a basse emissioni di carbonio”. Ne consegue che “sostituire tutto l’attuale consumo globale di cherosene con gli e-SAF richiederebbe circa 10.000 TWh di elettricità all’anno, circa un terzo dell’attuale produzione globale di elettricità.
Volare meno, sperimentare di più
Per rispondere a queste sfide le alternative non sono molte: o si rivede il calendario di sostenibilità per il trasporto aereo concedendo deroghe al settore gli obiettivi al 2050 o si incentivano forme alternative di alimentazione degli aeromobili. Da questo punto di vista la relazione è chiara: “Se le compagnie aeree non riescono ad accedere a una quantità sufficiente di carburante sostenibile per raggiungere tali obiettivi, il consumo complessivo di carburante, e quindi il numero di voli, deve diminuire“. In altre parole, meno carburante alternativo, meno si può volare.
Dall’altra parte si invita la politica a “includere la sperimentazione di misure di gestione della domanda, la riforma degli incentivi, la regolamentazione dell’offerta e l’accelerazione degli investimenti in alternative di trasporto sostenibili”.
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