Gli spot verdi di Plenitude a Sanremo? Legambiente: «Eni sfoggia la sua faccia migliore ma investe su gas e petrolio»

Si torna a parlare di Sanremo e ambientalismo, dopo la brutta pagina rappresentata dalla frase shock di un agente agli attivisti di Extinction Rebellion («Durante un controllo di polizia non avete nessun diritto»). Legambiente, come già aveva fatto nei giorni scorsi Greenpeace, punta il dito sul fatto che Eni è da anni partner del Festival con le società Plenitude e Enilive: «Sfoggia la sua facciata migliore ma continua a investire principalmente sull’estrazione di gas e petrolio». Il Cigno verde è anche approdato sulla riviera e l’altro ieri è andato in diretta da Casa Sanremo «per portare nel cuore del più grande evento mediatico della musica italiana un tema ormai ineludibile: la sostenibilità degli eventi e il ruolo della cultura e dell’arte nella transizione ecologica».
Da Sanremo si è fatta sentire anche l’ASviS, con un’iniziativa che «ha messo al centro il valore del lavoro condiviso tra istituzioni, imprese, società civile e mondo della comunicazione, individuando nella collaborazione il filo conduttore necessario per trasformare gli SDGs in risultati concreti». Ha detto il segretario generale dell’ASviS Giulio Lo Iacono non lesinando in citazioni musicali: «È la prima volta che siamo a Sanremo e anche la prima occasione in cui si parla in modo strutturato di Agenda 2030. Vogliamo andare oltre il pubblico che già ci conosce e raggiungere nuovi target, utilizzando linguaggi diversi. In questo la musica può avere un ruolo trainante, anche dal punto di vista emotivo. Proprio qui, nel 1966, I Giganti cantavano ‘Mettete dei fiori nei vostri cannoni’. La musica è una grande narrativa contemporanea: penso ai testi di Tananai che richiamavano la guerra in Ucraina, all’impegno ambientalista di Adriano Celentano, ai brani di Simone Cristicchi sul disagio psichico e a quelli di Fiorella Mannoia sulla forza delle donne. La musica può avere un ruolo nel cambiamento».
E Casa Sanremo ha ospitato anche un’altra interessante iniziativa legata alle tematiche dell’ambientalismo. Nel cuore pulsante dell’evento mediatico, Festambiente si è ritagliata uno spazio proprio. Non come performance da palcoscenico, ma come idea-forza, proposta culturale capace di riportare al centro dell’immaginario collettivo la crisi climatica e la rigenerazione culturale a emissioni zero. A Casa Sanremo è stata presentata infatti la nuova edizione del festival nazionale di Legambiente, in programma dal 5 al 9 agosto 2026 a Rispescia (Grosseto), nel cuore della Maremma toscana.
Ricordiamo che da oltre trent’anni Festambiente non è soltanto una manifestazione, ma un laboratorio permanente di pratiche ecologiche applicate alla cultura: mobilità sostenibile, energie rinnovabili, gestione virtuosa dei rifiuti ed economia circolare, promozione delle filiere agroalimentari locali e biologiche. La presentazione ligure, ospitata all’interno del format “L’Italia in Vetrina” a Casa Sanremo, ha avuto un valore simbolico e strategico. Portare le questioni ambientali dentro uno dei luoghi mediatici più rappresentativi della cultura popolare italiana significa affermare che la sostenibilità non è un capitolo separato, ma un elemento strutturale della cultura e dell’economia del futuro.
Quelli di agosto, è stato annunciato da Sanremo, saranno anch’essi cinque giorni di musica, spettacoli, ma anche alimentazione biologica e a chilometro zero, incontri e formazione dedicati a economia circolare, agroecologia, giustizia climatica, energie rinnovabili, tutela della biodiversità, innovazione e partecipazione civica. Un programma che intreccia dibattiti e performance, cinema e teatro, laboratori di didattica ambientale per le nuove generazioni. Concerti e attività capaci di coinvolgere un pubblico ampio, con una bussola chiara: ridurre l’impronta ecologica, valorizzare le buone pratiche, democratizzare l’accesso alle idee e sostenere i territori nel loro ruolo di laboratori di cambiamento.
«Essere qui, dentro il Festival di Sanremo, significa portare la questione ambientale in uno dei luoghi simbolo della cultura popolare italiana», ha affermato Angelo Gentili, componente della segreteria nazionale di Legambiente e coordinatore di Festambiente. «I grandi eventi hanno una responsabilità enorme in termini di impatto ambientale e capacità di influenza. È fondamentale moltiplicare gli esempi di manifestazioni che pongono la sostenibilità ambientale al centro. La rigenerazione culturale a emissioni zero è una sfida concreta: ridurre le emissioni, innovare i modelli organizzativi, costruire reti territoriali. Dal 5 al 9 agosto 2026 continueremo questo percorso in Maremma, proponendo un modello coerente con il rispetto dei parametri ambientali e dimostrando che un’altra idea di festival è possibile: più giusta, più sostenibile, più capace di futuro». In un’Italia in cui l’urgenza climatica chiede risposte strutturali, è stato sottolineato, Festambiente si conferma come spazio di contaminazione tra saperi, pratiche e comunità, un luogo aperto dove la cultura diventa strumento di trasformazione reale. Se la musica e l’arte possono accendere l’attenzione, è negli incontri e nei progetti concreti che si misura la capacità di un festival di incidere sul domani, in Maremma e oltre.
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