GoPro svela il chip GP3: video da "cinema" e addio paura del buio
Chi usa una action cam conosce bene il limite classico di questi dispositivi: tanta versatilità, ma compromessi su autonomia e riprese al buio. Proprio su questi punti GoPro sta preparando la prossima mossa, puntando su un nuovo processore proprietario che cambierà il cuore delle sue videocamere.
L’azienda ha infatti annunciato il nuovo chip GP3, destinato a diventare la base delle prossime GoPro in arrivo nel secondo trimestre 2026. Non ci sono ancora modelli o nomi ufficiali, ma il messaggio è chiaro: il salto generazionale questa volta passa più dall’elettronica interna che dal design esterno.
GoPro descrive il GP3 come il suo processore di immagine più potente sviluppato finora, pensato per le future generazioni di camere, sia quelle che conosciamo sia prodotti ancora inediti. Il focus principale riguarda la gestione del calore e delle prestazioni prolungate, due aspetti cruciali per una camera piccola che registra a lungo.
Secondo l’azienda, il GP3 migliorerà la resa in condizioni di scarsa illuminazione e l’efficienza termica, con l’obiettivo di allungare i tempi di registrazione senza surriscaldamenti e senza dover scendere troppo a compromessi con la qualità video.
Il chip attuale, GP2, equipaggia le GoPro dal 2021 e già integra funzioni di intelligenza artificiale per adattare automaticamente le impostazioni alla scena (ad esempio riprese subacquee o sulla neve) e per seguire i soggetti nell’inquadratura. Il GP3 non sostituisce solo questa logica, ma la estende con hardware dedicato.
La novità più concreta riguarda l’integrazione di una Neural Processor Unit (NPU), un blocco hardware dedicato alle funzioni di AI. GoPro parla di elaborazione dei pixel di nuova generazione e di una resa al buio che punta a livelli di riferimento nel mercato.
Questa NPU include core dedicati al riconoscimento della scena e alla rilevazione dei soggetti, elementi che dovrebbero rendere più affidabile l’auto‑focus sul soggetto principale, la scelta dell’esposizione e, in prospettiva, anche funzioni come il tracking più preciso o la gestione intelligente dello stabilizzatore.
Sul fronte video, il GP3 dovrebbe abilitare risoluzioni e framerate più spinti rispetto all’attuale generazione, con GoPro che parla di prestazioni di livello “cinema”. Non ci sono numeri ufficiali su K o fps, quindi per ora conviene considerare queste dichiarazioni come un’indicazione di posizionamento più che come un dato tecnico.
Nelle dichiarazioni del fondatore e CEO Nicholas Woodman emerge un obiettivo preciso: usare il GP3 per proporre camere pensate anche per la fascia "ultra‑premium" del mercato dell'immagine. In pratica, GoPro non vuole più parlare solo a sportivi e avventurieri, ma punta a conquistare anche filmmaker e creator che oggi magari usano action cam solo come camere secondarie.
Questa strategia arriva in un momento in cui anche gli smartphone iniziano a integrare funzioni tipiche delle action cam. Il riferimento è al recente Samsung Galaxy S26 Ultra, che ha introdotto sistemi di stabilizzazione avanzata finora associati soprattutto a action cam e fotocamere di fascia alta. In questo contesto, per GoPro diventa fondamentale differenziarsi con hardware dedicato, autonomia reale e gestione termica che uno smartphone fatica a garantire.
Se il GP3 manterrà le promesse su bassa luminosità, run‑time più lunghi e AI più evoluta, le prossime GoPro potrebbero diventare strumenti più interessanti anche per chi gira contenuti professionali o semi‑professionali, non solo per chi monta la camera sul casco o sul manubrio.
Per capire quanto questo nuovo processore cambierà davvero l'esperienza d'uso servirà però attendere le prime camere in arrivo nel Q2 2026.
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