I lupi delle Alpi italiane superano quota mille

Quanti lupi ci sono sulle Alpi? E la situazione, nel complesso, come sta evolvendo? A queste due fondamentali domande, e a molte altre, ha cercato di rispondere il report uscito nel novembre 2025 dal titolo “La popolazione di lupo nelle regioni alpine italiane 2023/2024” . Un lavoro coordinato a livello scientifico dall’Università di Torino e, a livello tecnico, dal Centro Grandi Carnivori e da ogni singola Regione e Provincia Autonoma coinvolta. Va aggiunto che il coordinamento scientifico è stato realizzato in collaborazione con diversi istituti di ricerca, tra cui la Norwegian University of Life Sciences e il Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente e per la conservazione della Biodiversità di ISPRA, ovvero l’Istituto per la Protezione e la Ricerca ambientale. Sul fronte trentino hanno lavorato al report tanto l’Ufficio Ricerca del MUSE quanto il Servizio Faunistico della Provincia. In ambito alpino, invece, l’elenco di enti territoriali e associazioni che hanno collaborato al lavoro di raccolta dati è sterminato e, per chi fosse interessato, interamente disponibile a margine del report. Per finire, vanno aggiunti i quattro diversi laboratori a cui sono state affidate le indagini genetiche sui campioni organici raccolti, tra cui anche quello che fa capo alla Fondazione Edmund Mach, in Trentino.
Stimare la numerosità di una popolazione animale è un esercizio complesso, in particolare in casi come quello del lupo. Parliamo infatti di una specie elusiva, estremamente vagile e che occupa territori estesi. Tradotto: la raccolta dati richiede un intenso lavoro di campo e l’adozione di protocolli di monitoraggio coordinati.
Ne abbiamo parlato con Francesca Marucco, professoressa di Zoologia all’Università di Torino, che di questo lavoro ha fatto parte del coordinamento scientifico, e con Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di ISPRA. Va ricordato, infatti, che anche il nuovo report ha come cornice tecnica e operativa di riferimento il documento “Linee Guida e Protocolli per il monitoraggio nazionale del lupo in Italia”, pubblicato da ISPRA nell’aprile 2020. “Proprio partendo da questo punto, credo sia giusto sottolineare – dice Piero Genovesi – che in Italia per nessun’altra specie oggetto di gestione a fini di controllo o di prelievo venatorio, è mai stato effettuato un lavoro di campo così vasto, capillare e con metodiche che sono tra le più accurate esistenti a livello mondiale. Pensiamo al cinghiale, che rappresenta un’emergenza nazionale sia per i rilevanti danni che causa all’agricoltura, dieci volte superiori a quelli dovuti al lupo, sia perché è un vettore di peste suina africana che comporta rischi di impatti economici enormi sul comparto della suinicoltura. Ebbene per il cinghiale abbiamo esclusivamente stime grossolane e inattendibili, e la gestione di questa specie si basa su un approccio adattativo. Questo esempio credo renda bene l’idea dell’investimento in termini di energie e competenze che invece è stato fatto sul lupo, che ci ha permesso di ottenere stime accurate e statisticamente attendibili delle consistenze”.
Ciò detto, cerchiamo con Francesca Marucco di mettere subito a fuoco alcuni punti cardine del lavoro sui lupi alpini, sia dal punto di vista dei risultati che da punto di vista metodologico.
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