Il Gucci di Demna sfida ogni convenzione

Mar 1, 2026 - 19:30
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Il Gucci di Demna sfida ogni convenzione

Da Gucci tutto inizia con un preambolo magistrale. Agli eletti arriva una scatola da gioielli dove giace un mesto biglietto incastrato come un solitario: un manifesto del cinico e dolce Demna, un’ironia amara ma necessaria per salvare l’azienda dal torpore di un’eleganza stantia. ⁠

Le nuove it-bag di Gucci sono formato oversize (e le celeb le amano già)

La sfilata “Primavera” si consuma in una riproduzione allucinata del Foro Italico, un trionfo di statue monumentali. L’autore sa perfettamente che l’unica via per riprendere quota è spaccare l’opinione pubblica, fingere di sguazzare nel trash più corrivo mantenendo intatta la prosopopea di chi plasma le regole del lusso. Ecco un abito minuscolo di candida calzetteria ininterrotta, materia che un tempo avremmo derubricato a indumento dozzinale, oggi innalzato a feticcio concettuale. ⁠

I vestiti (tranne una manciata, perché Demna la moda la sa fare, eccome) sono regrediti ad accessori degli accessori, volumi concepiti solo per far da impalcatura ai idoli del profitto: calzature e borse. La narrativa delle silhouette aerodinamiche elevate a modernità cela la vertigine speculativa di questa resurrezione. La clientela snobberà le magliette fluide o l’abito scivolato che evoca maldestramente la Nascita di Venere, ma ingaggerà lotte per accaparrarsi la borsa Bamboo dal manico in pelle flessibile, le sneaker Manhattan o i mocassini Cupertino e Giovanni. ⁠



Si tratta di un pragmatismo spietato che indossa le vesti del saggio sociologico per smentirsi, disprezzando le giustificazioni intellettuali nel momento in cui le genera. E quando la platea crede che la saturazione visiva abbia raggiunto l’apice, si manifesta l’abisso. Il finale è un abito dalla schiena nuda che cita il perizoma leggendario di Tom Ford, stavolta logato in oro bianco tempestato di dieci carati di diamanti. Una volgarità celestiale, uno shock di quelli che ti fanno morire di sdegno e resuscitare d smania possessiva. ⁠

Un cortocircuito geniale dove il gusto discutibile diviene la salvezza per un marchio costretto a sporcarsi per rinascere intoccabile. Cattivo, comico, velenoso. Semplicemente ammirevole.⁠

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Redazione Redazione Eventi e News