In partenza la delegazione europea del convoglio umanitario per Cuba. A bordo anche quattro eurodeputati
Bruxelles – Mentre il mondo guarda con crescente preoccupazione all’escalation in Medio Oriente, una nuova ‘Flotilla’ accende i riflettori sulla crisi senza fine di Cuba, logorata da un embargo lungo oltre mezzo secolo e a cui Donald Trump sta cercando, nell’indifferenza della politica internazionale, di dare la spallata definitiva. Parte oggi (17 marzo) per l’Havana la delegazione europea che ha scelto di unirsi al Nuestra América Convoy to Cuba, una missione umanitaria per la consegna di medicinali e beni di prima necessità alla popolazione cubana. Tra loro, ci sono anche quattro membri eletti del Parlamento europeo, tutti e quattro del gruppo della Sinistra: gli italiani Ilaria Salis e Mimmo Lucano, il belga Marc Botenga, la francese Emma Fourreau.
Lo European Convoy for Cuba, promosso dall’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con Cuba (AICEC), riunisce una vasta rete internazionale di solidarietà composta da delegazioni provenienti da Svizzera, Italia, Inghilterra, Austria, Portogallo, Francia, Islanda, Scozia, Grecia, Spagna, Belgio, Cuba, Algeria, Irlanda, Germania, Turchia, Bulgaria, Marocco, Svezia, e da oltre 50 associazioni e gruppi di solidarietà europei e internazionali. Fa parte della campagna ‘Let Cuba Breathe‘, lanciata per spezzare l’embargo politico ed economico che attanaglia l’isola caraibica e che, dopo le rinnovate minacce americane di imporre dazi a chiunque fornisca petrolio a Cuba, ha portato il regime socialista sull’orlo del collasso.
Contro il bloqueo statunitense, condannato decine di volte anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – l’ultima, nell’ottobre 2025, con i soli voti contrari di USA e Israele – si sono mobilitati in tantissimi. All’iniziativa partecipano associazioni della società civile, organizzazioni sindacali e partiti politici, ma anche personaggi dello spettacolo (come il trio hip-hop irlandese Kneecap). Dall’Italia, da Milano Malpensa, partiranno circa un centinaio di volontari. La mobilitazione di AICEC ha raggiunto risultati significativi: la raccolta fondi ha superato i 45 mila euro, grazie al contributo di grandi organizzazioni internazionali e di oltre 700 donatori individuali. Con la delegazione partiranno inoltre 5 tonnellate di medicinali, per un valore stimato di circa 500 mila euro, destinati al sistema sanitario cubano. Con un charter umanitario, arriveranno anche generatori e pannelli solari.
L’appuntamento, per le delegazioni in partenza da tutto il mondo, è per il 21 marzo a l’Havana. Nel frattempo, proprio questa notte le autorità di Cuba hanno segnalato un black-out che ha interessato l’intera isola e i suoi 11 milioni di abitanti. Una “completa interruzione” del sistema elettrico nazionale, ha scritto su X il Ministero dell’Energia cubano. Le interruzioni alla rete elettrica sono frequenti da anni, ma la crisi energetica si è decisamente aggravata dopo l’intervento statunitense in Venezuela, con Washington che ha ridotto drasticamente il flusso di petrolio venezuelano verso l’isola caraibica.
Ancora una volta, così come con la Flotilla che salpò verso Gaza, lo scollamento tra l’indifferenza dei vertici delle istituzioni europee e dei Paesi membri e la mobilitazione della società civile è netto. A fine gennaio, la Commissione europea aveva respinto con un freddo ‘no comment’ le domande sulla rinnovata morsa di Washington sull’isola, ricordando piuttosto che “la situazione a Cuba resta preoccupante per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani“. Dopodiché, nient’altro.
Trump ha affermato ieri che avrà “l’onore di conquistare Cuba”. Parlando con i cronisti alla Casa Bianca, ha precisato: “Che io la liberi o la conquisti, penso di poter fare tutto ciò che voglio con lei”. Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha aperto a eventuali negoziati con Washington, insistendo perché avvengano nel rispetto della sovranità nazionale e senza interferenze negli affari interni. Secondo quanto riportato da Reuters, durante i colloqui tenuti in questi giorni i funzionari statunitensi avrebbero però chiesto la rimozione del presidente.
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