Wim, dare voce e numeri alla Private Events Industry Italiana

Mar 19, 2026 - 01:30
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Wim, dare voce e numeri alla Private Events Industry Italiana
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Il mondo degli eventi al centro del progetto. Tommaso Corsini racconta la nascita del primo network professionale capace di dare voce a una filiera da 50mila imprese, tra eccellenza del lusso, digital gap e nuove rotte internazionali.

In Italia operano circa cinquantamila imprese che compongono la variegata e piuttosto frammentata filiera degli eventi privati. Si tratta di un vasto ecosistema di professionisti distribuiti in oltre venticinque aree di specializzazione, classificati in ben cinquantacinque diversi codici Ateco. Nonostante questi numeri imponenti, il comparto ha vissuto per molti anni in una sorta di cono d’ombra istituzionale.

A voler cambiare radicalmente questa narrazione è oggi Tommaso Corsini, CEO e founder di Wim (Where Ideas Meet / We Inspire Memories), il primo network professionale dedicato esclusivamente alla Private Events Industry italiana e internazionale.

“L’idea nasce da un’evidenza che chiunque lavori nel settore conosce molto bene, ma che fino a oggi nessuno aveva davvero provato a misurare”, racconta Corsini a Pambianconews, spiegando la genesi del progetto nato sotto l’egida di Connecting Events. “La Private Events Industry esiste, muove miliardi di euro, genera competenze professionali straordinarie e rappresenta una parte importante dell’economia dell’esperienza e del lusso. Eppure – sottolinea – resta in gran parte invisibile. Non perché manchi di valore, ma perché manca una narrazione comune e, soprattutto, una voce unitaria capace di rappresentarla”.

La piattaforma non si configura come un’associazione di categoria in senso tradizionale, né nasce con questa ambizione. “Se le associazioni hanno il compito di rappresentare interessi, WIM si propone invece di costruire un’infrastruttura per il settore. È una differenza sostanziale”, precisa Corsini. Ciò che mancava alla Private Events Industry non era soltanto un soggetto in grado di parlare a nome degli operatori nelle sedi istituzionali – “anche se probabilmente questo passaggio arriverà con il tempo” – ma uno spazio in cui organizzatori, location e fornitori potessero riconoscersi come parte di un unico sistema produttivo, condividendo standard professionali, dati, linguaggi e opportunità di mercato.

Un passaggio decisivo in questo processo è stata la creazione dell’Osservatorio Wim Insights, realizzato con il contributo dell’Università di Siena e di altri enti di ricerca. “Per la prima volta abbiamo provato a fare ciò che nessuno aveva mai fatto: mappare e misurare il settore in modo sistematico”. Il risultato è stato rilevante anche sul piano della percezione: è emerso infatti che l’industria genera in Italia una domanda primaria stimabile tra i 18 e i 20 miliardi di euro annui, con un moltiplicatore economico stimato tra 2,2 e 2,5. “Avere dati significa avere voce – sottolinea il manager – e avere voce è il primo passo per ottenere riconoscimento e visibilità istituzionale”.

A sette anni dal lancio ufficiale – nel 2018 si è tenuta la prima edizione di Wim Event a Firenze – nel 2025 WIM ha lanciato la sua nuova veste di network professionale. La piattaforma è già diventata un punto di riferimento per chi lavora nel mondo degli eventi: un luogo fisico e digitale dove fare rete, confrontarsi, aggiornarsi e costruire relazioni strategiche. Una visione supportata da basi scientifiche (Wim Insights) e da strumenti concreti come Wim for Pro, la piattaforma digitale che connette oltre 2mila professionisti e imprese, offrendo anche tecnologie avanzate come Wimmy AI, il primo assistente virtuale basato su intelligenza artificiale agentica dedicato al settore degli eventi.

Secondo Corsini, il vero potenziale del settore degli eventi emerge soprattutto dall’analisi della domanda internazionale, dove gli High Net Worth Individuals (Hnwi) e le grandi aziende – che oggi rappresentano i principali investitori nel mercato degli eventi privati – che non cercano più un semplice fornitore, ma un sistema affidabile e coordinato e qui Wim può fare la differenza facendo sistema. “I clienti cercano un partner capace di garantire standard di eccellenza costanti lungo tutta la catena del valore. In questo contesto, Wim il network di abilitazione che permette ai professionisti di fare rete, condividere dati e presentarsi uniti sui mercati globali”.

Come farsi conoscere, dunque? Per Wim la risposta sta nella qualità delle persone che ne fanno parte e nel valore concreto delle opportunità offerte. “Molti professionisti raccontano come il confronto e le occasioni generate dal network abbiano contribuito in modo significativo alla loro crescita”. Wim si rivolge in particolare a chi ha scelto di non competere solo sul prezzo: organizzatori orientati a un’offerta ad alto valore, location che puntano all’internazionalizzazione e fornitori specializzati che aspirano a diventare partner di riferimento per i migliori player del settore. In questa direzione si inseriscono anche i dati del Wim Survey: oltre due terzi degli operatori dichiarano di voler investire in comunicazione e branding nei prossimi due anni.

L’attività di networking e raccolta dati si sviluppa anche sul territorio attraverso il Wim Tour, un ciclo di appuntamenti itineranti che nel 2026 prevede diciotto tappe tra Italia e principali piazze internazionali, culminando a novembre a Firenze con il Wim Event di Novembre, summit annuale della community. “L’evento privato non è semplicemente un servizio: è uno spazio identitario. Creiamo occasioni di incontro tra tutte le professionalità della filiera – organizzatori, location, fotografi, floral designer, catering, tecnici audio, servizi di trasporto e ospitalità. Presidiare la filiera significa costruire relazioni, favorire il dialogo tra competenze diverse e rafforzare un sistema capace di competere – e vincere insieme – le sfide quotidiane attraverso networking qualificato e condivisione di esperienze e di dati”.

Il contesto macroeconomico conferma questa direzione. E il passaggio dal possesso all’esperienza, descritto da tempo da Bain & Company e Altagamma nelle analisi sul mercato del lusso, si è ulteriormente consolidato: nel 2024, mentre i beni materiali hanno mostrato segnali di rallentamento, il segmento esperienziale ha continuato a crescere.

Oggi fanno già parte del network buyer operanti in oltre venti Paesi e abbiamo una presenza diretta in mercati chiave come Nord America, Regno Unito, Middle East e India”, prosegue Corsini, offrendo uno scorcio sulle principali aree di interesse a livello geografico. “Proprio dall’analisi di questi mercati emerge la necessità di un cambio di passo: secondo le stime, l’Asia-Pacifico genererà quasi la metà dei nuovi Hnwi globali tra il 2025 e il 2028, inoltre la Gen “Z” sta cambiando radicalmente i paradigmi di consumo. Sono mercati che richiedono investimenti anticipati in posizionamento e competenze interculturali: chi non inizia oggi rischia di arrivare in ritardo”.

E l’Italia? Secondo Corsini il Bel Paese – dove il business degli eventi privati in Italia si concentra ancora prevalentemente in quattro mesi (maggio, giugno, luglio e settembre) creando un sistema con picchi molto intensi e lunghi periodi di incertezza – ha comunque tutte le caratteristiche per mantenere una leadership in questo mercato, “perché in possesso di patrimonio culturale, territori unici, artigianalità, ospitalità e creatività che lo rendono straordinariamente autentico, cosa particolarmente ricercata da privati ed aziende per le loro celebrazioni”.

Oltre all’espansione geografica, la sfida è anche temporale e tecnologica. Corsini insiste sulla destagionalizzazione e la delocalizzazione della domanda. L’obiettivo è sviluppare il segmento corporate e le celebrazioni di alta gamma nei mesi autunnali e invernali, per garantire maggiore sostenibilità economica agli operatori. Ma la vera partita si gioca sul digital gap: “Oggi circa il 75% degli operatori italiani non utilizza ancora un sistema CRM. In un mercato in cui velocità di risposta e qualità documentale sono standard richiesti dai clienti internazionali, questo divario si traduce in opportunità perse. Colmarlo non è solo una questione tecnologica, ma di competitività dell’intera filiera”.

Guardando al futuro, i dati per il settore sembrano promettere bene: il mercato globale degli eventi privati di fascia alta potrebbe avvicinarsi, entro il 2035, alla soglia di mezzo trilione di euro annui a livello mondiale. In questo scenario l’Italia occupa una posizione particolarmente interessante, perché il prodotto che il nostro Paese offre – ancora una volta: cultura, territorio, artigianalità e autenticità — coincide perfettamente con ciò che il segmento Hnwi ricerca ed è disposto a pagare con un premium significativo.

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Redazione Redazione Eventi e News