La Compliance nella PA tra adempimento e valore: il ruolo strategico degli esperti di management

Mar 19, 2026 - 01:00
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La Compliance nella PA tra adempimento e valore: il ruolo strategico degli esperti di management

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La compliance nella PA non è più solo un obbligo formale, ma un driver di efficienza: perché la Pubblica Amministrazione ha bisogno di una visione manageriale per governare la complessità normativa.


Di Bruno Susio (CEO Sistema Susio srl) e di Emanuele Barbagallo (Socio di Sistema Susio srl – esperto di compliance per la PA)

Negli ultimi anni, il concetto di compliance all’interno della Pubblica Amministrazione ha subìto una metamorfosi profonda. Se un tempo la conformità normativa era percepita quasi esclusivamente come un onere burocratico — un insieme di caselle da spuntare per evitare sanzioni — oggi il paradigma è cambiato. L’introduzione del PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione), le sfide del PNRR e la costante evoluzione delle normative sull’anticorruzione (L. 190/2012) e sulla trasparenza, il Regolamento Europeo n. 2016/679 (GDPR) in tema di protezione dei dati personali hanno trasformato la compliance in una vera e propria funzione strategica per gli Enti.

Nello stesso PIAO, il ruolo della strategia di prevenzione della corruzione viene esplicitato come a tutela e protezione del valore pubblico prodotto dalla Pubblica Amministrazione: senza compliance, quindi, non c’è Valore pubblico.

In questo scenario, il confine tra “legittimità formale” e “efficacia organizzativa” si è fatto sottile. È qui che si inserisce il ruolo cruciale della consulenza di management, essenziale per traghettare le amministrazioni verso una gestione integrata e moderna.

Dalla norma al processo: il salto di qualità

Il rischio principale per un ente pubblico è quello di gestire la compliance “a silos”: l’anticorruzione da una parte, la privacy dall’altra, la performance altrove. Questo approccio non solo genera inefficienze, ma priva l’ente di una visione d’insieme.

La consulenza di management interviene esattamente su questo punto: trasformare i requisiti legali in processi organizzativi ottimizzati. Un consulente esperto non si limita a interpretare la norma, ma aiuta l’amministrazione a mappare i processi, identificare i punti di controllo e integrare la gestione del rischio nel DNA quotidiano dell’ente; perché la compliance si affronta limitando e cercando di gestire l’incertezza alla base del rischio (corruttivo, di riciclaggio, di violazione dati, ecc.), con strumenti di conoscenza (mappatura dei rischi, mappatura dei processi, check list, registro delle attività di trattamento dati, ecc.).

L’obiettivo è passare dal “cosa dice la legge” al “come possiamo organizzarci per essere conformi alla legge e, allo stesso tempo, più efficienti”.

L’importanza di una formazione specialistica

Per comprendere e governare questa complessità, non bastano più competenze puramente giuridiche. È necessario un mix di soft skills, capacità di analisi dei dati e visione sistemica. La crescita di figure professionali come gli Esperti di Compliance riflette questa esigenza di mercato e di settore; gli enti hanno bisogno di una maggiore consapevolezza e una conoscenza multidisciplinare sulla compliance che consenta il confronto con gli esperti senza dipendere completamente da loro.

Proprio guardando a percorsi formativi avanzati emerge chiaramente come la formazione stia virando verso un approccio pragmatico. Non si tratta solo di aggiornamento normativo, ma di acquisire una “cassetta degli attrezzi” per gestire la trasparenza, la prevenzione della corruzione, l’antiriciclaggio, la protezione dei dati personali -giusto per citare i principali ambiti- come strumenti di miglioramento continuo e non come meri adempimenti.

Perché affidarsi ad esperti di management?

Esistono tre ragioni fondamentali per cui la consulenza esterna rappresenta un valore aggiunto per la PA:

  1. Visione Terza e Benchmark: Il consulente porta con sé l’esperienza maturata in diverse realtà, permettendo di importare best practice già collaudate e di superare l’autoreferenzialità.
  2. Integrazione del PIAO: Supportare l’ente nella redazione del PIAO non significa compilare un documento, ma allineare gli obiettivi di performance con la gestione del rischio, elemento caratterizzante e comune a tutti gli ambiti della compliance.
  3. Cultura dell’Integrità: La compliance non si fa con i decreti, ma con le persone. Un intervento consulenziale aiuta a diffondere una cultura della legalità che è, innanzitutto, cultura del buon lavoro e della sana organizzazione.

Conclusioni

In una PA che corre verso la digitalizzazione e la semplificazione, la compliance non deve essere il freno, ma il binario su cui scorre l’innovazione. Investire in consulenza di management e in percorsi di alta formazione per il personale significa garantire ai cittadini un’amministrazione non solo “integra” sulla carta, ma capace di produrre valore pubblico reale, trasparente e misurabile.

La sfida è aperta: trasformare l’obbligo in opportunità. E per farlo, le competenze gestionali sono l’alleato più prezioso.

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