Caporalato: controllo giudiziario su Dama (Paul & Shark) e Alberto Aspesi
Altre due griffe del lusso nel mirino della procura di Milano. È stato disposto, infatti, il controllo giudiziario in via d’urgenza di Dama Spa (titolare del marchio Paul & Shark) e Alberto Aspesi Spa, nell’ambito di un’indagine per il presunto reato di caporalato. Come specificano le agenzie, tra “gli indagati nell’inchiesta dei pm Paolo Storari e Daniela Bartolucci figurano i nomi di Francesco Umile Chiappetta, AD di Alberto Aspesi Spa e e Andrea Dini (cognato del governatore della Lombardia, Attilio Fontana), che ricopre la carica di amministratore delegato di Dama”.
Le aziende, specifica Ansa, sono accusate dalla Procura di aver adottato una “modalità di produzione (con conseguente risparmio sul costo del lavoro) e di aver subappaltato la produzione di capi di abbigliamento” con una “deliberata mancanza di modelli organizzativi idonee a garantire che si verifichino situazioni di pesante sfruttamento lavorativo”. I turni sarebbero stati di “7 giorni alla settimana, con orario dalla 8 alle 22” e stipendi sotto la soglie di povertà.
Secondo l’accusa della procura milanese, spiega Radiocor, sia Aspesi che Dama avrebbero “adottato una politica di impresa che accetta lo sfruttamento dei lavoratori come modalità di produzione (con conseguente risparmio sul costo del lavoro) e nella deliberata mancanza di modelli organizzativi idonei a garantire che si verifichino situazioni di pesante sfruttamento”. Nel dettaglio, in base alla ricostruzione dei pm, da parte delle aziende coinvolte “venivano effettuati costantemente audit e visite presso fornitori dove era in atto lo sfruttamento lavorativo e finalizzati solo alla verifica della qualità del prodotto rimanendo invece ciechi nei confronti di tutti gli aspetti inerenti sicurezza sul lavoro, dignità delle condizioni alloggiative, retribuzione, orari di lavoro, palesemente difformi da standard minimi e senza che ciò comportasse alcuna conseguenza nei rapporti con tali fornitori”.
Durante alcune ispezioni nei locali del fornitore Gmax 365 Srl, a Garbagnate milanese, sono state trovate, tra le altre cose, le fatture attive nei confronti Dama, Alberto Aspesi e i relativi documenti di trasporto, nonché gli ordini di lavorazione di Dama. E da questi ordini “si evince il prezzo di produzione praticato da Gmax 365 Srl per alcuni capi che permette di calcolare i relativi margini di guadagno che vanno dal 95% all’87 per cento”. L’opificio a Garbagnate Milanese tra il 2023 e il 2025, per via di una ispezione, aveva cambiato nome ma non sede. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, all’opificio era stata affidata la confezione di vestiario e che è arrivato a fatturare anche 3 milioni in un anno.
Il provvedimento dei pubblici ministeri, che dovrà essere ora convalidato da un gip.
Come sottolineato dalla Procura, l’accusa a Dama e Alberto Aspesi Spa “stride con il protocollo di intesa, sottoscritto il 26 maggio 2025 presso la Prefettura di Milano con la partecipazione delle associazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale, volto a garantire il rispetto della legalità nella filiera produttiva della moda”. A proposito del protocollo, sottoscritto a maggio del 2025 in Prefettura e il cui cuore operativo è la creazione di una piattaforma informatica per tracciare le filiere attualmente in fase di sviluppo da parte del Politecnico di Milano, potrebbe verosimilmente vedere la luce ad aprile, secondo quanto ricostruito a gennaio da Il Sole 24 Ore. La piattaforma potrà tracciare tutta la filiera nazionale del lusso e raccogliere dati sulle catene produttive (documenti relativi agli ambiti giuslavoristici, fiscali, previdenziali, della salute e sicurezza sul lavoro, CCNL applicati) da cui potranno essere lanciati alert in materia di contrasto al caporalato.
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