L’Arcivescovo: «Sembrano tutti contro tutti, l’unica speranza è il perdono, la riconciliazione e la pace»
L'Arcivescovo durante l'Adorazione «I potenti della terra sembrano impegnati a procurarsi e a procurare infelicità ai popoli di tutta la terra e noi siamo qui con la nostra impotenza a intercedere per la pace disarmata, ma incapace di essere disarmante. Noi siamo qui perché tutti i popoli riconoscano la possibilità della consolazione e della gioia, in un momento in cui sembra che tutti siano contro tutti».
In Duomo, dopo aver sostato a lungo in ginocchio, pregando silenziosamente, sono queste le parole con cui nella sua meditazione l’Arcivescovo ha invocato la pace, circondato dai Canonici del Capitolo metropolitano della Cattedrale, dai membri del Consiglio episcopale milanese e dai fedeli riuniti tra le navate. Così come, nel tempo di Quaresima, ha chiesto il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), proponendo l’iniziativa denominata «Catena eucaristica» – ormai diventata un appuntamento stabile – che intende essere «un’esperienza di comunione e un segno visibile di speranza per l’intero continente europeo» in riferimento, quest’anno, al messaggio di papa Leone per la LIX Giornata Mondiale della Pace.

La fraternità come vocazione
«Siamo qui a dichiarare l’intenzione di percorrere la via improbabile percorsa da Gesù e cioè di non essere contro nessuno e di vivere ed essere a favore di tutti. Invochiamo lo Spirito perché effonda i suoi doni su tutti e convinca che la fraternità universale non è un’utopia fantasiosa, ma è la vocazione dell’umanità. Si accumulano sulla faccia della terra vittime senza numero, senza nome, vittime della violenza, delle bombe e la morte è l’unico esito di questo assurdo sperpero di ogni risorsa; i vincitori esibiscono come trofei i volti di quelli che sono riusciti a uccidere come nelle epoche barbariche. Noi siamo qui, insieme con Gesù, a intercedere per tutti e a professare la nostra fede nel Signore che ha vinto la morte e verrà a giudicare i vivi e i morti: costringerà i nemici a guardarsi in faccia e a provare le pene dell’inferno nel riconoscere che l’unica speranza dell’umanità è il perdono, la riconciliazione e la pace. Ecco a questo ci invita questa catena eucaristica di preghiera per le vittime di tutte le guerre: alla preghiera, alla compassione, alla carità».
Poi, la benedizione con il Santissimo Sacramento, impartita dall’altare maggiore dove Prima dell’adorazione eucaristica con l’Arcivescovo, la Messa era stata presieduta dal Moderator Curiae monsignor Carlo Azzimonti.

Uniti da una catena di pace
«Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, il Papa rivolge alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile. E allora, accogliendo l’invito dei Vescovi, facendo nostre le accorate parole del Papa, siamo in preghiera – ha detto monsignor Azzimonti sottolinendo il significato del termine “catena” -. C’è la catena della guerra, che ci rende prigionieri della violenza, dell’odio, della sete di vendetta, dove il sangue delle vittime si mescola tragicamente con il fango dei nostri silenzi e delle nostre connivenze con il male. E c’è la catena della pace, che lega invece tutti gli operatori di pace che, in quanto i figli di Dio, si impegnano ad essere fratelli, custodendo la libertà e la verità, promuovendo la giustizia e la solidarietà».
«Cominciamo a disarmare le nostre parole»
In una breve intervista rilasciata al canale YouTube della Diocesi al termine della celebrazione, monsignor Delpini ha poi aggiunto: «I cristiani non si fermano mai al senso di impotenza perché pregano, e pregando non chiedono a Dio di fare quello che loro non riescono a fare, ma chiedono il dono dello Spirito, per intuire quali strade percorrere per reagire a questa situazione sconcertante. Non riusciamo a disarmare nessuno, ma cominceremo a disarmare le nostre parole, come dice il Papa, a guardare negli occhi tutte le persone che incontriamo, per sentirci chiamati a quella fraternità universale che possiamo costruire insieme».
L’invito alle parrocchie
La Diocesi invita tutte le parrocchie a unirsi in preghiera, ognuna con le proprie modalità (Rito ambrosiano pagina 1311; Rito romano pagina 894), valendosi anche dei sussidi messi a disposizione qui sotto.
Sussidio di preghiera predisposto dall’Ufficio liturgico nazionale della Cei
Sussidio di preghiera (versione per il rito ambrosiano)
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