TgAmbiente 3 marzo: biodiversità sotto assedio, traffici globali, battaglie legislative e scontri giudiziari nell’era dell’emergenza ambientale

Dal traffico globale di specie selvatiche al dibattito sulla legge 157/92, fino al contenzioso tra Greenpeace ed Energy Transfer: biodiversità e diritto ambientale al centro dell’agenda internazionale
Il traffico illegale di specie selvatiche, la pressione normativa sulla fauna, le controversie giudiziarie che coinvolgono le organizzazioni ambientaliste e la memoria di figure storiche della conservazione delineano un quadro complesso, in cui biodiversità, diritto e responsabilità economiche si intrecciano.
I dati più recenti confermano la dimensione industriale dei crimini contro la natura, mentre in Italia il dibattito sulla riforma della legge sulla caccia mobilita centinaia di migliaia di cittadini.
Sul piano internazionale, le tensioni tra imprese fossili e associazioni ambientaliste si traducono in contenziosi milionari. In questo scenario, il ricordo di Fulco Pratesi richiama la necessità di una visione culturale e scientifica della tutela ambientale, capace di coniugare tradizione conservazionista e innovazione normativa.
Il TgAmbiente – realizzato in collaborazione con Dire.it – racconta, ogni settimana, le notizie politiche in tema di consumi, alimentazione, agroalimentare, clima, rifiuti, energia rinnovabile, nucleare, aree protette, mobilità sostenibile, infrastrutture, grandi opere, ricerca scientifica, biodiversità e inquinamento.
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Le notizie del #TgAmbiente 3 marzo 2026
Nel TgAmbiente del 3 marzo 2026, pubblicato ogni settimana, sul nostro magazine online e sul nostro canale Youtube, l’informazione ambientale di qualità.
Oltre 4.000 specie vegetali e animali vittime del commercio illegale
Sono oltre 4.000 le specie animali e vegetali coinvolte nel commercio illegale a livello globale. Il dato emerge dal nuovo rapporto Crimini di natura diffuso dal Wwf, che restituisce la dimensione sistemica di un fenomeno ormai strutturato su scala transnazionale.
Tra le specie maggiormente trafficate figurano pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee e diverse varietà di legni pregiati. I mercati di destinazione spaziano dall’alimentazione alla medicina tradizionale, fino ai segmenti del lusso, dove avorio, pellami e prodotti esotici continuano a generare domanda.
Il traffico di fauna e flora selvatiche si intreccia con altre attività illecite, quali deforestazione illegale, pesca non autorizzata e taglio abusivo del legname. Si tratta di un’economia criminale globale che prospera grazie a reti organizzate, corruzione diffusa e fragilità istituzionale.
Le conseguenze non si limitano all’erosione della biodiversità: l’alterazione degli equilibri ecosistemici incide sulla resilienza climatica, sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità di risorse strategiche. La perdita di specie chiave compromette servizi ecosistemici essenziali, amplificando vulnerabilità ambientali già accentuate dal cambiamento climatico.
400mila italiane e italiani sono contro il Ddl Caccia “sparatutto”
Oltre 400mila firme sono state raccolte attraverso quattro petizioni promosse da Fondazione Capellino, Legambiente, Lipu e Wwf Italia per chiedere al Parlamento di fermare le proposte di modifica peggiorative della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria.
La mobilitazione, caratterizzata da un’ampia partecipazione civica e da un profilo trasversale sotto il profilo politico, pone al centro la sicurezza pubblica, il riferimento alla scienza indipendente e la tutela dell’interesse collettivo.
Tra le richieste avanzate figurano il mancato ampliamento dell’elenco delle specie cacciabili, l’esclusione di quelle in cattivo stato di conservazione, il divieto di pratiche ritenute particolarmente impattanti – come la cattura di uccelli selvatici e l’utilizzo di richiami vivi – e l’applicazione rigorosa del principio di precauzione.
Le organizzazioni promotrici sottolineano la necessità di rafforzare la protezione della biodiversità nel rispetto dei cicli biologici e dei principi costituzionali, auspicando il ritiro del disegno di legge.
Il confronto in corso si inserisce in un quadro europeo che richiede agli Stati membri un progressivo allineamento alle strategie comunitarie sulla biodiversità al 2030.
Un anno senza Fulco Pratesi: il Wwf lo ricorda
A un anno dalla scomparsa di Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia, il mondo ambientalista ne ricorda il contributo culturale e scientifico. In occasione del sessantesimo anniversario della nascita dell’associazione in Italia, le emittenti Sky Documentaries e Sky Nature hanno trasmesso una lunga intervista rilasciata da Pratesi nel settembre 2024, in occasione dei suoi novant’anni.
Il documentario, intitolato Nel nome della natura, ripercorre il percorso umano e professionale di uno dei pionieri della conservazione nel Paese, evidenziandone l’approccio divulgativo e la visione etica della tutela ambientale. L’opera resta disponibile sulla piattaforma Sky On Demand per tutto il mese di marzo.
Alle iniziative audiovisive si affianca una mostra di acquerelli organizzata a Roma presso la Biblioteca Nilde Iotti della Camera dei Deputati, promossa da Francesco Pratesi e Alessandra Fenizzi.
Nel 2026, inoltre, la storica rivista Panda, fondata e diretta per quasi quarant’anni dallo stesso Pratesi, ripubblicherà in ogni numero un suo articolo, consolidando una memoria editoriale che ha contribuito in modo determinante alla diffusione della cultura ecologista in Italia.
Sentenza Usa: Greenpeace, le aziende fossili non ci fermeranno
Greenpeace ha annunciato l’intenzione di richiedere un nuovo processo e, se necessario, di ricorrere alla Corte Suprema del North Dakota, dopo che un tribunale distrettuale ha condannato l’organizzazione al pagamento di 345 milioni di dollari a favore della società energetica Energy Transfer.
La controversia riguarda il presunto ruolo dell’associazione nell’aver ritardato la realizzazione di un oleodotto. Greenpeace sostiene che l’infrastruttura non disporrebbe delle necessarie autorizzazioni legali per operare e che i rallentamenti sarebbero riconducibili alle valutazioni del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti.
La vicenda si inserisce in un contesto internazionale in cui le organizzazioni ambientaliste sono sempre più spesso coinvolte in contenziosi strategici promossi da imprese attive nel settore dei combustibili fossili.
Secondo i vertici dell’associazione, l’azione giudiziaria non modificherà l’impegno a contrastare pratiche ritenute dannose per il clima e per gli ecosistemi. Il caso solleva interrogativi rilevanti sul rapporto tra libertà di advocacy ambientale, responsabilità civile e potere economico delle grandi corporation energetiche.
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