L’istituto Spallanzani di Roma celebra 90 anni, apre la foresteria per parenti e caregiver dei pazienti

Mar 16, 2026 - 22:30
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L’istituto Spallanzani di Roma celebra 90 anni, apre la foresteria per parenti e caregiver dei pazienti

L’istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma celebra 90 anni dalla sua fondazione e 30 anni dal riconoscimento come Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs). Per l’occasione è stata inaugurata “Casa Spallanzani”. Si tratta di una foresteria con una ricettività di 22 posti letto, suddivisi in ampie camere doppie, destinata ad ospitare a prezzi calmierati parenti e caregiver di pazienti ricoverati presso il nostro Istituto o il vicino ospedale San Camillo Forlanini, nonché discenti e docenti del Centro di formazione dello Spallanzani. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, l’assessore regionale ai Servizi sociali, Massimiliano Maselli e il direttore della direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Andrea Urbani. Contestualmente, l’Istituto ha presentato il logo “Spallanzani 30-90” e le attività previste nel corso del 2026, anno di celebrazione del 90esimo anniversario della fondazione e del 30esimo anniversario del riconoscimento come Istituto di ricerca e cura a carattere Scientifico. Il presidente Rocca ha definito l’Istituto Spallanzani “una eccellenza straordinaria”.

“Questa bella realtà nasce dalla capacità della nostra ricerca e della clinica di avere trasformato una malattia, l’Hiv, che una volta era letale in una patologia cronica”, ha dichiarato il presidente Rocca su “Casa Spallanzani”. Così l’hospice, “che accompagnava nelle ultime ore i malati di Aids, è diventato un luogo di accoglienza per tutta Italia e speranza per i familiari dei pazienti. E’ opportuno sostenere chi ha meno possibilità e dare un’accoglienza, perché il percorso di cura è più efficace se accompagnato dai propri cari – ha aggiunto Rocca -. In questo istituto non si è fatta soltanto ricerca clinica di straordinaria eccellenza, ma si è fatta e si fa tanta cultura, che non riguarda soltanto i più raffinati ricercatori, ma l’intero personale che lavora come una squadra e a cui va la mia più sincera gratitudine”, ha concluso il governatore. Il presidente del Consiglio regionale Aurigemma, ha sottolineato come l’apertura di “Casa Spallazani” sia un momento importante “e dimostra quanto questa amministrazione regionale tenga all’umanizzazione delle cure: curare non solo la malattia ma il paziente con i propri familiari – ha spiegato Aurigemma -. E’ una dimostrazione importante che conferma ancora di più l’eccellenza di una struttura come lo Spallanzani che è una eccellenza internazionale”, ha concluso Aurigemma. L’assessore Maselli ha invece evidenziato l’apertura delle realtà sanitarie al territorio, specie lo Spallanzani che da decenni si occupa di malattie infettive: “Questa è stata una intuizione importante, perché lo Spallanzani, che dovrebbe immaginarsi come istituto totalmente chiuso occupandosi di malattie, con questa inaugurazione si apre al territorio ed è un esempio vero di integrazione socio-sanitaria”, ha concluso.

Come spiegato dalla direttrice generale, Cristina Matranga, “il nuovo logo, con il simbolo dell’infinito, richiama l’idea di un dialogo costante tra la cura dei pazienti, l’attività di ricerca e la trasmissione del sapere. Tre dimensioni che non sono separate ma che si alimentano reciprocamente in un flusso continuo, da trent’anni. È questo intreccio virtuoso che ha reso lo Spallanzani un punto di riferimento nazionale e internazionale nelle malattie infettive – ha sottolineato – Matranga. Cambiano le sfide, dall’Aids al Covid, fino alle nuove esigenze di accoglienza e formazione, ma resta immutata la missione: prendersi cura, produrre conoscenza, condividerla. In un movimento continuo, come quel simbolo dell’infinito che oggi rappresenta non solo un logo ma una visione”, ha concluso. Tra i momenti principali di questo anno di celebrazioni, l’inaugurazione di una nuova sezione diagnostica senologica, l’apertura della seconda sala operatoria della chirurgia del paziente infetto, la presentazione e attivazione del primo e unico Bsl4 d’Italia, l’inaugurazione del padiglione Pontano – destinato alle malattie infettive dell’apparato respiratorio – che verrà riaperto dopo i lavori di ammodernamento, la Giornata mondiale dell’Aids e l’ormai nota e tanto attesa Settimana della scienza di settembre.

Nel corso dell’evento è stata ripercorsa la storia dello Spallanzani. Inaugurato nel 1936, nel corso dei decenni l’Istituto ha progressivamente adattato il proprio campo d’azione in risposta all’evoluzione epidemiologica delle principali malattie infettive. Negli anni Trenta fu attivata una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione della poliomielite. Nel 1957 l’ospedale svolse un ruolo importante nel contrasto alla pandemia influenzale denominata “Asiatica”. Nel 1970 fu la volta dell’epidemia di colera ed ebbe inizio l’impegno sistematico dell’Istituto nella gestione dell’epatite virale, soprattutto in relazione ai problemi emergenti legati alla tossicodipendenza. A partire dagli anni Ottanta, lo Spallanzani è divenuto uno dei maggiori centri europei per l’assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da Hiv e sull’Aids, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di nuovi percorsi clinici, diagnostici e terapeutici. In seguito, dalla riemergenza della tubercolosi, legata anche alla infezione da Hiv, lo Spallanzani ha assunto un ruolo sempre maggiore nella gestione di questa patologia fino a diventare polo di riferimento per la cura della tubercolosi, in particolare delle forme farmaco-resistenti.

Nel dicembre 1996 il ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs). Tra il 2001 e il 2003, il ministero della Salute ha ulteriormente designato l’Istituto come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, la gestione della SARS e delle febbri emorragiche, consolidandone il ruolo strategico nella risposta alle emergenze infettive, emerso con particolare rilevo durante la Pandemia Covid-19. Attualmente l’Istituto è articolato in due dipartimenti: clinico e di ricerca delle malattie infettive e il dipartimento di epidemiologia, ricerca preclinica e diagnostica avanzata. Presso l’Istituto è presente l’unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 (Bsl4), le cui attività saranno ulteriormente potenziate nel corso dell’anno attraverso l’attivazione di una nuova infrastruttura dedicata, oltre a tre laboratori Bsl3. Dispone inoltre di una biobanca, parte del network Bbmri-Eric, dove sono attualmente raccolti e conservati 1.255.000 campioni biologici. È inoltre in fase di realizzazione il nuovo polo dei laboratori “Rita Levi Montalcini”, che integrerà i laboratori di virologia e microbiologia, recentemente identificati come unici laboratori di terzo livello della Regione Lazio. La nuova struttura integrerà le funzioni, attualmente svolte dai laboratori, di riferimento per la diagnostica specialistica ad alta complessità, la caratterizzazione avanzata dei patogeni, il coordinamento delle reti di sorveglianza e il supporto alla gestione delle emergenze infettive ed epidemiche a livello regionale e nazionale.

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