Varese, la struttura di via Copelli si prepara a dire addio al nuoto per abbracciare la pallavolo

Quale futuro per la storica piscina di Varese? Il cuore del dibattito nell’ultima Commissione Sport di Palazzo Estense si è concentrato sulle sorti dell’impianto di via Copelli, una struttura che dopo 60 anni di onorato servizio attende una decisione definitiva tra il ritorno all’acqua o una radicale trasformazione in “tempio” del volley e della ginnastica.
Il nodo dei costi
Dalla relazione tecnica illustrata in commissione emerge una forbice economica netta tra le due opzioni sul tavolo: da un lato l’opzione “Palestra”: con la trasformazione della struttura in un palazzetto per la pallavolo, abbassando il terreno di gioco al livello del fondo della piscina, avrebbe un costo stimato tra i 1.600 e i 2.400 euro al metro quadro; dall’altro l’opzione “piscina”, mantenendo la funzione natatoria, adeguando le vasche (che risalgono agli anni ’60) e gli impianti alle normative attuali, farebbe lievitare i costi tra i 2.900 e i 3.400 euro al metro quadro. Tutto senza avere il quadro completo dei lavori necessari per gli interventi alla copertura e agli impianti per l’energia.
In termini assoluti, come evidenziato dai tecnici, ristrutturare l’edificio come piscina costerebbe circa il doppio rispetto alla riconversione in palestra (circa 4 milioni per l’ipotesi palestra, 8 per l’ipotesi piscina, stime numeriche spannometriche e solo indicative e tutti fondi da trovare, quando e se si sceglierà come procedere).
Una struttura fragile: il “castello di ferro”
La situazione statica dell’edificio impone cautela. I tecnici hanno mostrato le immagini del sottopiano, dove il pavimento è attualmente sorretto da un “castello di ferro” installato vent’anni fa come misura di sicurezza provvisoria. L’ambiente della piscina, saturo di umidità e cloro, è estremamente corrosivo per il cemento armato. Un’usura che con la soluzione palestra non ci sarebbe più. Gli interventi strutturali, è stato specificato su precisa richiesta dei membri della commissione, andrebbero comunque eseguiti, sia che si opti per l’una che per l’altra ipotesi.

Il sogno della pallavolo internazionale
L’idea più suggestiva e anche più credibile riguarda la trasformazione della struttura di via Copelli in un palazzetto polifunzionale. Sfruttando la profondità delle attuali vasche (che verrebbero demolite), si potrebbe ottenere l’altezza di 7,2 metri necessaria per ospitare competizioni nazionali ed europee di pallavolo. La capienza stimata si aggirerebbe intorno ai 300-400 spettatori, simile a quella attuale dato che le tribune non sarebbero toccate o solo in minima parte. Sul fronte iscritti, è stato fornito un quadro dello stato delle cose: i tesserati agonisti del nuoto sono circa 160, quelli della pallavolo sono 360. È stato anche sottolineato come ci sono tutti gli utenti non agonisti, che possono però trovare sfogo e spazio nella nuova struttura in fase di realizzazione alla ex Aermacchi.

Questa operazione, insieme al termine dei lavori alle altre palestre cittadine in via di definizione o progettazione, permetterebbe inoltre di riorganizzare gli spazi per altre società varesine: l’esempio fatto dall’assessore allo Sport del Comune di Varese Stefano Malerba in commissione ha riguardato un edificio simbolo della città, la palestra “25 Aprile”, oggi usata in modo promiscuo, che potrebbe essere dedicata interamente alla ginnastica artistica, alla scherma, alle arti marziali o anche al pugilato, dando finalmente una “casa” stabile a queste realtà.
Malerba: «Nessun consumo di suolo, puntiamo sulla rigenerazione»
Malerba, ha sottolineato come la strategia dell’amministrazione miri a non lasciare edifici abbandonati per decenni. L’edificio di via Copelli, considerato un simbolo architettonico, rimarrà identico all’esterno per preservarne il valore storico (vincolato dalla Soprintendenza).
Sul fronte della gestione, la strada sembra essere quella del Partenariato Pubblico-Privato (PPP), tutta da sondare e da approfondire: «Una palestra difficilmente si ripaga solo con le tariffe orarie, per questo servirà un canone di disponibilità da parte del Comune per attirare investitori disposti a riqualificare la struttura», è stato precisato.
Mentre il piano delle palestre cittadine si arricchisce (con i nuovi spazi previsti a San Fermo e al Liceo Artistico), Varese attende di capire se via Copelli tornerà a profumare di cloro o se diventerà il nuovo epicentro del volley bosino, con questa seconda opazione che sembra quella preferita e condivisa.

La struttura di via Copelli
La piscina comunale, chiusa ormai da qualche mese, è destinata a essere trasformata in un palazzetto multisport: l’indirizzo politico è quello di farne un centro per la pallavolo, attività che manca di una struttura dedicata in città, ma l’idea è quella di farne una sorta di piccolo palazzetto in grado di ospitare varie discipline. L’impianto vanta un’importante storia architettonica: fu costruito nel 1966 per celebrare i 150 anni di Varese come città (elevazione datata 1816) ed è stato progettato da Sergio Brusa Pasquè, “papà” anche del palasport e di altre opere importanti a livello nazionale. La vetustà dell’impianto ha reso oneroso il suo mantenimento come struttura natatoria, ma non rende “semplice” nemmeno una sua futura trasformazione. Mantenendo intatto l’involucro architettonico, secondo gli studi e le valutazioni dei tecnici e degli amministratori del Comune di Varese è percorribile l’ipotesi di una conversione.
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