L’Ue blocca la scappatoia sull’Ets del decreto Bollette. Corrado: «Dal Governo Meloni incompetenza o malafede»

Il tentativo del Governo Meloni di sterilizzare il costo dell’Ets (Emission trading system) per il comparto termoelettrico a gas si scontra con Bruxelles, come anticipato ieri su queste colonne sulla base dall’analisi elaborata dal think tank climatico Ecco. La comunicazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato emergenziali in risposta alla crisi di Hormuz, pubblicata nell’ambito del nuovo quadro temporaneo Metsaf, fissa infatti un principio destinato a pesare direttamente sull’articolo 6 del decreto Bollette: le misure nazionali di sostegno non possono eludere gli obblighi del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, né usare il prezzo della CO2 come parametro per determinare le compensazioni.
Come noto, il decreto Bollette puntava a trasferire dai generatori di elettricità a gas ai consumatori finali alcuni costi di trasmissione e l’onere legato alle emissioni, nella prospettiva di ridurre il prezzo dell’energia elettrica. Una strada che viene ora sbarrata dalla Commissione: gli aiuti potranno essere ammessi solo come misure temporanee e compatibili con il mercato interno, senza cancellare il segnale di prezzo che orienta gli investimenti verso le tecnologie pulite.
Per il Wwf Italia, la comunicazione europea «anticipa la bocciatura del tentativo italiano di sospendere il sistema Ets», confermando ciò che gli ambientalisti denunciano da mesi: il Governo ha imboccato «una strada sbagliata, inefficace e in contrasto con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di sicurezza energetica».
La questione non riguarda solo la compatibilità giuridica della norma, ma il modello energetico che l’Italia intende sostenere. Per il Wwf, «non si può affrontare il caro energia scaricando sui cittadini il costo delle emissioni e continuando a proteggere un sistema ancora troppo dipendente dal gas». Il decreto, invece di intervenire sulle cause strutturali degli alti prezzi elettrici italiani, continuerebbe a sostenere il comparto fossile trasferendone gli oneri sulla collettività e sottraendo risorse alla transizione.
Anche Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale ed eurodeputata nel gruppo S&D, parla di una bocciatura ormai in arrivo. «Il tentativo del Governo Meloni di indebolire il sistema Ets sta per ricevere una sonora bocciatura da parte dell’Ue», dichiara, sottolineando che la Commissione ha chiarito come le misure temporanee degli Stati «non possono eludere in alcun modo l’Ets, che resta strumento indispensabile per il progressivo abbandono delle fossili».
A questo si aggiunge la risposta del commissario Wopke Hoekstra all’interrogazione presentata a inizio marzo da Corrado insieme ad altri eurodeputati sull’utilizzo dei proventi Ets. Il commissario ha confermato che non tutti i ricavi sono stati usati per il clima e che Bruxelles sta valutando la compatibilità del decreto Bollette con il diritto Ue. «Non è chiaro se da parte del Governo Meloni ci sia più incompetenza o malafede», attacca Corrado. «Una cosa è certa: il tentativo di neutralizzare lo strumento dell’Ets è diventato l’ennesimo buco nell’acqua di un Governo che continua a farci perdere tempo sul tema della transizione».
Il nodo dell’uso dei proventi Ets è centrale anche per il Wwf, secondo cui il Governo dovrebbe investire nella transizione energetica il 100% delle risorse generate dal sistema, mentre tra il 2012 e il 2024 è stato speso per finalità climatiche soltanto il 9%, pari a circa 1,4-1,6 miliardi su 15,6-18 miliardi di euro complessivi. Invece di minare il meccanismo, l’Italia dovrebbe accelerare su rinnovabili, reti, accumuli ed efficienza energetica, cioè le leve che possono ridurre in modo stabile il costo dell’energia e la vulnerabilità del Paese alle crisi geopolitiche.
Sulla stessa linea si colloca Assoidroelettrica, che legge nella comunicazione europea una bocciatura di fatto dell’articolo 6 del decreto Bollette. La sterilizzazione degli oneri Ets a favore dei produttori termoelettrici avrebbe finito per indebolire il principio “chi inquina paga”, penalizzando indirettamente le fonti rinnovabili. Il direttore dell’associazione, Andrea Taglioli, rivendica di essersi recato personalmente a Bruxelles per segnalare che «se da un lato i termoelettrici si trovano a pagare gli Ets, dall'altro gli idroelettrici si trovano a pagare in certe zone anche oltre 25€/MWh di canoni».
La Commissione, mentre chiude la porta agli sconti sulle emissioni, spinge in direzione opposta: accelerare l’elettrificazione di trasporti e industrie, utilizzando anche i 95 miliardi di euro ancora disponibili nel bilancio europeo per l’energia, come rilanciato dalla presidente Ursula von der Leyen. Per l’Italia, dunque, si profila la necessità di riscrivere le misure di sostegno al comparto elettrico, abbandonando la scorciatoia della neutralizzazione dell’Ets. «A pagare lo scotto di questo dannosissimo temporeggiamento – conclude Corrado – sono come sempre le imprese e le famiglie italiane».
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


