Clima, dal 1993 livello mare si è alzato di 10 centimetri

Maggio 2, 2026 - 10:30
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Clima, dal 1993 livello mare si è alzato di 10 centimetri

AGI - I rischi legati al riscaldamento globale, e al conseguente innalzamento del livello del mare, sono al centro del Rapporto sullo stato del clima europeo 2025 pubblicato da Copernicus.

Proprio per contrastare i fenomeni legati al cambiamento climatico, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) ricorda “l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici”.

Riscaldamento accelerato in Europa

La Regione Artica è quella che globalmente si riscalda più velocemente e il continente europeo dagli anni ’80 del secolo scorso si sta riscaldando il doppio rispetto alla media globale (+0,56 C per ogni decennio contro i +0,27 della media globale; nel 2025: +0,87 in Europa, +0,44 media globale). Tale condizione favorisce una più rapida perdita di massa glaciale nel Vecchio Continente e la fusione della calotta glaciale lungo le coste della Groenlandia (lo scioglimento del permafrost di Groenlandia e Antartico è la principale causa dell’innalzamento del livello del mare).

Perdita glaciale e innalzamento dei mari

Nell’anno idrologico 2025, tale calotta ha subito una riduzione di 139 gigatonnellate (Gt), equivalente a circa una volta e mezza il contenuto di permafrost dei ghiacciai alpini, innalzando il livello del mare di 0,4 millimetri. Globalmente poi, la perdita glaciale nel 2025 è stata di 410 Gt, equivalente a un innalzamento del mare di 1,1 mm. L’innalzamento del mare osservato dal 1993 è stato di oltre 10 centimetri (circa 3,6 mm all’anno). Il rapporto di Copernicus ricorda che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene acqua sufficiente a innalzare il livello del mare di 7 metri.

Attualmente le acque del Mare Nostrum che bagnano le coste della Penisola registrano tra 1,5 e addirittura 3 C sopra la media, con grave stress alla vita marina (le praterie di Poseidonia oceanica, specie biologicamente essenziale per la vita dei mari, potrebbero estinguersi entro la fine di questo secolo).

Appello alle politiche di adattamento

“Sono dati, che purtroppo non stanno trovando adeguata attenzione da parte dei soggetti decisori, perché il futuro è già oggi e la crisi climatica sta pregiudicando la vita di intere comunità anche nel nostro Paese. Servono urgenti politiche di adattamento: il Piano Invasi proposto con Coldiretti e quello per l’efficientamento della rete idraulica sono a disposizione del Paese”, evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente Anbi.

Situazione idrica in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il report settimanale dell’Osservatorio Anbi informa che i livelli idrometrici dei grandi laghi del Nord sono superiori o in linea con la media storica: Verbano 96%, Lario 54,1%, Garda 80,7%, Sebino 53,6%.

Fiumi, neve e invasi

In Valle d’Aosta crescono le portate di Dora Baltea e torrente Lys. In Piemonte si riducono i flussi di Stura di Demonte, Toce e Tanaro (-30%). In Lombardia si registra un deficit di neve con SWE a -60,6%. In Veneto forti deficit idrici in Adige, Bacchiglione, Livenza, Piave e Brenta. In calo anche il Po, soprattutto nel tratto lombardo-emiliano.

Centro e Sud

In Emilia-Romagna molti fiumi sono sotto i minimi storici. In Liguria calano Entella, Vara e Argentina. In Toscana l’Arno segna -80%. Nelle Marche flussi molto scarsi per Esino e Sentino. In Umbria il Lago Trasimeno resta sotto la media. Nel Lazio cresce il Tevere. In Basilicata calano gli invasi, mentre in Puglia i bacini della Capitanata sono all’89%.

“Ancora una volta l’Italia idrica si sta capovolgendo e le criticità si registrano maggiormente al Nord. È questa fotografia a segnalare l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici, raccogliendo l’acqua piovana per trasportarla laddove necessario”, conclude Vincenzi.

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Redazione Redazione Eventi e News