Marni is back. Meryll Rogge riporta in passerella il dna originario del brand di Otb

Febbraio 28, 2026 - 01:30
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Marni is back. Meryll Rogge riporta in passerella il dna originario del brand di Otb
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Meryll Rogge non è solo la nuova direttrice creativa di Marni. La designer belga, al timone del marchio dallo scorso luglio, ne è anche un’accanita fan. Il suo debutto in passerella di ieri testimonia una passione viscerale per la maison, in particolar modo emerge una conoscenza enciclopedica dell’estetica che ha caratterizzato la label prima dell’arrivo del suo predecessore Francesco Risso, al timone stilistico dal 2016. Rogge ha riletto gli anni formativi di Marni, quelli plasmati da Consuelo Castiglioni, fondatrice insieme al marito Gianni della griffe nel 1994, acquisita dal Gruppo Otb nel 2012.

“Quando ho scoperto la moda, da teenager, Marni era tra i miei cinque brand di riferimento e ha modellato la mia visione della moda accompagnandomi dai venti ai trent’anni. Sono partita dal ricordo di quel periodo guardando alle prime tre collezioni del marchio, le cui immagini non sono neppure disponibili online”, racconta emozionata la stilista nel backstage. “La palette era caratterizzata da marrone, nero, bianco e grigio, non c’erano altri colori né stampe, i primi pattern a fiori rossi sono apparsi nel 1995. Il primo look di sfilata riprende il medesimo schema cromatico perché abbiamo iniziato un nuovo percorso ma, allo stesso tempo, vogliamo riaffermare il dna di Marni partendo da una reference letterale”.

Marni autunno/inverno 2026. Ph. courtesy of Marni

I riferimenti ai codici del Marniverso sono alla base della collezione autunno/inverno 2026, lampanti e inconfondibili, almeno per chi ha vissuto quel periodo. Castiglioni ha, insieme a Miuccia Prada, dato vita a un’estetica ribelle e, al tempo stesso, neo-borghese. Un crash che in quegli anni ha attratto donne in cerca non solo di indumenti ma di idee, concetti, provocazioni. Abiti in grado di rappresentare pensieri controtendenza, più vicini all’arte che ai mood di stagione, incuranti delle mode e, anzi, volutamente anti-sistema. Dicotomie, contrasti, alterazioni, sproporzioni di forme e silhouette.

Lo sportswear in chiave couture, pelle biker accostata a ciré industriale, organza e seta in dialogo con materiali tecnici. Rogge eleva nuovamente lo spirito naïf di Marni affiancando provocatoriamente broderie anglaise e i maxi pois, segni distintivi della collezione speciale che il brand realizzò con H&M nel 2012, e che la stilista custodisce nel proprio guardaroba. Righe irregolari, check in sbieco, patchwork e animalier. Un calderone teoricamente confuso ma in realtà coerente con l’heritage che Risso aveva gradualmente accantonato in favore di una coolness talvolta confusa.

Marni autunno/inverno 2026. Ph. courtesy of Marni

“Mi capita di incontrare persone che, come me, hanno un legame speciale con il Marni delle origini perché è stato in grado di raggiungere uomini e donne di generazioni diverse. Magari i più giovani non condividono quei ricordi ma possono scoprirli grazie allo stile unico di Marni, a partire dall’utilizzo di materiali tecnici accostati ad elementi decorativi. Abbiamo mantenuto lo spirito del marchio aggiornandolo, reinterpretandolo. È una collezione che potrà catturare l’attenzione dei fashion victim ma anche di un’audience più ampia, interessata alla moda così come all’arte e alla cultura”. Rogge ha indubbiamente realizzato una collezione completa che spazia dal daywear agli abiti da sera, passando dai cardigan avvolgenti ai vestiti ricoperti di maxi paillettes circolari cucite a mano, simili a quello indossato poche ore dopo la sfilata da Malike Ayane sul palco del Festival di Sanremo. “Ispirata a un abito iconico dell’archivio Marni, questa creazione proietta i codici d’archivio in una nuova dimensione creativa, restituendo una visione di femminilità essenziale e contemporanea, una delle prime espressioni one‑of‑a‑kind di Meryll Rogge”, si legge nella nota inviata in serata.

Oltre al ready to wear la designer ha riportato alla ribalta due vere icone del Marni-pensiero; il sandalo ‘Fussbett’ e la borsa ‘Trunk’, inspiegabilmente accantonate da (troppe) stagioni. Entrambe sono state ripensate e riprogettate con dettagli che trasportano i codici originari verso forme contemporanee. “Ci sono elementi talmente iconici nel dna di Marni, soprattutto grazie a ‘Trunk’ e ‘Fussbett’, da rendere impossibile resistere alla tentazione di rivisitarli, anche noi del team siamo entusiasti a riguardo e penso che i nostri ordini personali lo confermeranno”, dichiara sorridendo la creativa. Stivali, mocassini, sandali e kitten heels rappresentano una solida base di partenza per le nuove calzature, anche le altre borse appaiono convincenti ma meno appealing. In passato gli accessori, inclusi gli splendidi gioielli déco, anch’essi nuovamente in pista, sono stati un traino importante per Marni; Rogge sembra aver capito il ruolo strategico che ricoprono in un momento economico tutt’altro che florido per il fashion system.

Marni autunno/inverno 2026. Ph. Launchmethrics/Spotlight. 

Lo studio milanese FormaFantasma ha realizzato uno spazio simile a una galleria d’arte, in sintonia con il background intellettuale di Marni. Tra i brani della colonna sonora ha avuto particolare risalto ‘Here’s to life’, un classico di Shirley Horn. “Brindiamo alla vita e a ogni gioia che porta. Brindiamo alla vita ai sognatori e ai loro sogni”, cantava la cantante e pianista di jazz statunitense, infondendo un’aura di ottimismo ultimamente assente in più di una sfilata.

Nonostante Rogge abbia dichiarato di investire tanto della propria creatività nella collezione, il suo lavoro è apparso un ottimo punto di partenza basato sulla catalogazione e rielaborazione dell’archivio. Nel 2021 la stilista ha vinto il premio ‘Emerging talent of the year’ ai Belgian Fashion Awards, è stata inoltre ‘Designer of the year’ nel 2024, prima donna a ricevere questo riconoscimento, e finalista del Woolmark Prize del 2025. Attraverso il suo brand eponimo Rogge ha dimostrato una conoscenza approfondita del knitwear, confermata dalla sfilata di ieri. Allo stesso tempo è auspicabile che, nelle prossime stagioni, la sua voce riesca ad emergere più nitidamente, senza essere sovrastata dall’ammirazione per le meraviglie custodite negli della maison. La direzione creativa di Risso ha spesso allontanato la clientela storica del marchio che, presumibilmente, accoglierà con entusiasmo le nuove proposte. La sfida, adesso, è riuscire a conquistare un pubblico più giovane, ignaro dei tempi d’oro. Il Gruppo Otb dovrebbe investire in strategie di marketing e comunicazione mirate per riportare in hype un marchio che, in Rogge, ha trovato non solo una guida stilistica ma anche una vera e propria custode enciclopedica dell’universo Marni.

Marni autunno/inverno 2026. Ph. courtesy of Marni

La nomina di Rogge è stata l’ultima di una lunga serie nella galassia del gruppo di Renzo Rosso, che ha abbracciato la stilista nel backstage subito dopo lo show. Lo scorso anno Glenn Martens, già al timone stilistico di Diesel, è stato nominato direttore creativo di Maison Margiela dopo John Galliano; Jil Sander ha scelto Simone Bellotti come direttore creativo, prendendo il posto ricoperto per otto anni da Lucie e Luke Meier. Finora stampa e buyer hanno accolto favorevolmente il nuovo corso delle varie maison, inclusa Viktor&Rolf che è recentemente tornata al prêt-à-porter.

Nonostante ciò, il Gruppo Otb ha chiuso il 2025 a quota 1,7 miliardi di euro, in flessione del 4,8% a cambi costanti rispetto all’esercizio precedente, a sua volta in frenata del 4,4% sul 2023. Il player veneto cui fanno capo i brand Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf, le aziende Staff International e Brave Kid nonché una partecipazione nel brand Amiri, ha totalizzato vendite nette per 1,6 miliardi, in calo del 5 per cento. Otb ha raggiunto un’ebitda di 237,3 milioni di euro, pari al 15,1% sulle net sales, l’ebit è stato di 10,1 milioni. La posizione finanziaria netta si è attestata a 40 milioni, in crescita del 29%, con una generazione di cassa positiva. Il canale retail, che copre il 60% del turnover, ha visto un calo del 2,6% mentre il wholesale ha visto una frenata del 14,7 per cento. Nel corso dell’anno è proseguito il lavoro di razionalizzazione del network con 49 nuove aperture, relocation in posizioni più strategiche e 58 chiusure, che hanno portato la rete a 600 punti vendita diretti.

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Redazione Redazione Eventi e News