Marni: Meryll Rogge recupera i codici di Consuelo Castiglioni
Meryll Rogge, al suo esordio da Marni per una collezione uomo e donna, nel tema del ritorno alle origini, fa un gesto tipico di chi sa di avere un archivio complicato e bellissimo: cambia mano, ma pretende continuità di spirito.
Lo dice esplicitamente, parlando di “reinterpretare il DNA” del marchio, e la sua suona come una dichiarazione d’intenti più che una sostituzione: non azzerare, ma riprendere la tessitura con l’inizio del brand, quando la direttrice creativa e fondatrice è stata Consuelo Castiglioni.
Chiama la collezione “Marni Chapter Three”, e l’idea è chiarissima: riportare quella stranezza riconoscibile, quell’eleganza storta e intelligente, dentro una vita reale fatta di giorni feriali e non solo di performance.
Maglieria unita alla pelle, un senso di familiarità rinnovato da uno sguardo giovane nella vestibilità confortevole, le borse e i bijoux come elementi giocosi per interpretarsi senza sforzo, con lieve ironia e leggerezza. Abiti a sirena lucenti si scontrano con gonne che uniscono pelle a cotone con elementi industriali. Oggi reinterpretare il DNA è un’operazione moderna e grata alle radici dell’originalità, che se le rinnega sembra soltanto rumore ben vestito.
La vera, dolce ribellione è riprogettare il passato e trasportarlo in un abito che riproduce il manto di un leopardo, ma sferruzzato in lana, portato con sfrontata naturalezza. E questo Meryll Rogge lo sa.
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