Il miracolo e la gioia di chiamarci Italia, nonostante tutto

Un viaggio nella storia millenaria del nome Italia, tra identità, resistenza, sport, memoria collettiva e orgoglio nazionale, nonostante tutto.

Febbraio 18, 2026 - 09:59
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Il miracolo e la gioia di chiamarci Italia, nonostante tutto

IL MIRACOLO E LA GIOIA DI CHIAMARCI ITALIA, NONOSTANTE TUTTO

Le Olimpiadi invernali in corso rappresentano, tra le tante cose, anche una preziosa occasione per riscoprire la bellezza e l’orgoglio di essere e di sentirci italiani, per una serie di motivi che vanno ben oltre il pur cospicuo medagliere. Queste due settimane di Giochi possono diventare un momento favorevole per ripensare al miracolo e alla gioia di chiamarci Italia, e non soltanto per le numerose vittorie dei nostri atleti.

Italia è uno dei nomi più antichi al mondo attribuiti a una nazione. Come affermano i più antichi scrittori, esso sarebbe nato quasi sicuramente circa 3500 anni fa, ovvero sedici generazioni prima della guerra di Troia (combattuta attorno al 1250 oppure tra il 1194 e il 1184 avanti Cristo).

Che derivi dalla “terra dei vitelli” o da un altro significato, resta il fatto che questo nome, nato nell’antica Calabria, nel corso dei secoli si diffuse da sud verso nord, fermandosi a lungo alle porte dell’attuale Padania… fino a quando l’imperatore romano Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d.C.) lo estese dall’area dell’attuale La Spezia e dal Rubicone fino alle Alpi. Successivamente, l’imperatore Diocleziano (morto nel 316 d.C.) lo ampliò fino a comprendere le tre isole maggiori: Sicilia, Sardegna e Corsica.

Perché i Romani riconobbero questo nome per l’intera Penisola e le Isole, senza sostituirlo con una denominazione che esaltasse direttamente la grandezza imperiale di Roma? Probabilmente perché riconobbero all’antica Calabria una civiltà determinante anche per la stessa Roma nel suo percorso di crescita e potenza, come scrive chiaramente la docente americana Gertrude Slaughter nel suo libro Calabria the First Italy (Wisconsin University Press, 1939), tradotto in italiano come Calabria la prima Italia (Meligrana editore, Tropea 2023).

Dopo la fine dell’Impero romano, il nome Italia ebbe una storia alquanto travagliata, anche a causa delle molteplici invasioni barbariche e delle numerose dominazioni straniere. Tuttavia, anche grazie al fatto che il grande poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.) lo aveva esaltato nell’Eneide e in altri scritti, durante l’Umanesimo e il Rinascimento tale denominazione tornò a rappresentare l’anima dell’intera penisola, pur divisa politicamente in numerosi Stati.

Fu proprio quel nome a diventare l’aspirazione di tante generazioni, fino a quando, con il Risorgimento, il 17 marzo 1861, nel nome di Italia si realizzò la tanto sospirata unità nazionale, nonostante contraddizioni profonde e ferite che, in parte, non sono ancora del tutto rimarginate.

Eppure, nella faticosa storia dei popoli, pochi nomi hanno dimostrato una così grande e tenace capacità di resistenza nel designare un territorio e una nazione, pur tra numerose e marcate disparità. Disparità che vengono annullate nel momento stesso in cui (quasi) tutti ci identifichiamo in un nome, in una bandiera, in una cultura — come accade oggi, in modo particolare, nello sport e nel sentimento di appartenenza.

Un sentimento che anima anche l’altra Italia, quella degli emigrati oltre i confini dello Stato, che continuano a sentire le proprie radici in quel suolo nazionale, dalla Sicilia alle Alpi, ancora intriso del sangue di chi ha combattuto per l’indipendenza e la difesa di un’identità antica, solenne e condivisa.

Tutti questi valori saranno ribaditi sabato 20 e domenica 21 giugno 2026, nel solstizio d’estate, a Tiriolo (CZ), dove si terrà la quarta edizione della “Festa del Nome Italia”, organizzata dal Comune, dalla Pro Loco e dall’associazione Calabria Prima Italia 1982.

C’è chi, come Marilena Ciravegna, docente piemontese in pensione, considera il nome Italia un vero miracolo, proprio perché è sopravvissuto — come un fiume carsico — a innumerevoli contrasti e peripezie nel corso dei secoli, giungendo fino a noi intatto, con tutto il suo carico di storia e di lotte, anche atroci. Basti pensare alla guerra sociale che, attorno al 90 avanti Cristo, a Corfinio (oggi in provincia dell’Aquila), segnò un punto di svolta irreversibile: il nome Italia, inciso su quelle monete e nel cuore dei territori coinvolti, fu battezzato dal sangue dei popoli che lo componevano.

Nonostante tutto.

Lo sappiano soprattutto le nuove generazioni. Indelebilmente.

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