Paura del futuro e redditi bassi: è il volontariato l’antidoto dei toscani
È nel Terzo settore e in particolare nel volontariato che una Toscana sotto pressione trova un appoggio insostituibile e sempre più importante. A rivelarlo è l’indagine “Una Regione sotto pressione. Cittadini, volontariato e vita sociale in Toscana”, realizzata da Sociometrica per Cesvot, il Centro servizi volontariato della regione.
«L’indagine ci restituisce l’immagine di una Toscana sotto forte pressione economica ed emotiva, dove l’incertezza per il futuro pesa quotidianamente soprattutto sui giovani e sui redditi più fragili», spiega Antonio Preiti, curatore della ricerca. «Tuttavia, di fronte a questa crescente frammentazione sociale e all’isolamento, la rete della solidarietà regge. Il volontariato si conferma così non solo un presidio indispensabile di assistenza materiale, ma il collante umano fondamentale per ricostruire i legami e la speranza della nostra comunità».
In particolare, il 47,6% dei toscani dichiara di preoccuparsi spesso o sempre per il futuro e il 44% di convivere con stress e ansia cronici. Il 39,5% dei cittadini intervistati, invece, afferma di percepire il proprio reddito come insufficiente a coprire le esigenze quotidiane, mentre quasi tutta la popolazione (il 96,5%) percepisce una società che è sempre più conflittuale. A complicare il quadro, il silenzio che fa seguito a questo disagio. Il 45,3% dei toscani, infatti, afferma di conoscere qualcuno che soffre senza chiedere aiuto. Tra le cause di questa chiusura, la vergogna (54,7%) e il non sapere a chi rivolgersi (35,4%) sono le più diffuse.
In questo scenario, commenta Luigi Paccosi, presidente di Cesvot, «la vera sfida è la tenuta sociale delle nostre comunità. Il volontariato rappresenta uno degli anticorpi più importanti perché crea relazioni, fiducia e prossimità tra le persone. Per evitare che qualcuno resti indietro dobbiamo rafforzare proprio questi legami di comunità, intercettare il bisogno prima che diventi emergenza e costruire reti di solidarietà capaci di accompagnare le persone nelle fasi più fragili della vita. È in questa capacità collettiva di prendersi cura gli uni degli altri che si misura la qualità e la bellezza di una società».
A certificare l’importanza del volontariato nella tenuta del tessuto sociale sono i numeri. Il 79,3% dei toscani considera i volontari delle persone ammirevoli che contribuiscono al bene comune. Per il 29,8%, il volontariato è innanzitutto un aiuto concreto e materiale, mentre per il 25,5% garantisce servi essenziali che le istituzioni non riescono a garantire. Lo stesso vale per il Terzo settore, che più di un toscano su due (il 55,3%) assolve compiti che nessun altro soggetto sarebbe in grado di fare.
Cala leggermente, rispetto alla precedente rilevazione, il valore di stima del volontario, che ora si attesta all’84,4%. Per Cesvot, però, non è un segnale di preoccupazione, anzi certifica che il volontario è sempre meno visto come un eroe e sempre più come un cittadino ordinario che attua una scelta concreta di impegno civile. Al tempo stesso, però, le modalità della partecipazione civica stanno cambiando. Se gli over 50 rappresentano la fetta più ampia dei volontari e lo fanno in modo “ordinario”, cioè partecipando attivamente ad associazioni sul territorio (lo fa il 15,1% degli over 50), la Gen Z ha un impegno più informale. Solo il 3,5% è iscritto a un’associazione, mentre il 26,3% si è mobilitato senza tessera e senza intermediazione istituzionale. È il valore più alto tra tutte le fasce d’età.
Una dinamica che per Cesvot è va trasformata in opportunità, per evitare di perdere questo bacino di energia giovanile. Anche perché i giovani toscani sono la fascia più esposta alla pressione sociale: il 21,1% degli under 30 vive una preoccupazione costante per il futuro, cinque volte di più rispetto agli over 65, mentre la precarietà lavorativa (42,3%), gli stipendi bassi (47,8%) e la difficoltà abitativa (40,3%) alimentano un ciclo di blocco strutturale che genera isolamento.
La risposta a queste sfide può essere un patto tra volontariato e istituzioni. In particolare, l’indagine di Cesvot individua tre condizioni affinché il Terzo settore toscano possa esprimere al meglio il suo potenziale. Innanzitutto, deve esserci un riconoscimento istituzionale del valore del tempo donato e delle competenze messe a disposizione, che non può rimanere nel campo dell’apprezzamento morale ma deve entrare nelle politiche pubbliche. In secondo luogo, serve garantire stabilità e continuità invece di progetti precari e frammentati. Infine, bisogna spingere l’acceleratore sulla co-progettazione e sull’ascolto, perché delle politiche efficaci nascono dal dialogo col territorio e non possono essere calate dall’alto.
In apertura: Federico Barattini/Cesvot
L'articolo Paura del futuro e redditi bassi: è il volontariato l’antidoto dei toscani proviene da Vita.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




