La stretta UE sul tabacco divide: incoraggiante per alcune sigle, rischiosa per l’economia per altre
Bruxelles – La valutazione del quadro europeo sul controllo del tabacco pubblicata dalla Commissione europea accende il confronto tra salute pubblica, industria e filiera agricola, mostrando quanto il terreno sia ormai polarizzato. Bruxelles rivendica i risultati raggiunti negli ultimi anni, con il calo dei fumatori dal 28 per cento al 24 per cento e una diminuzione significativa dei decessi, ma ammette che l’attuale impianto normativo non è più sufficiente di fronte alla diffusione di nuovi prodotti a base di nicotina e alle strategie di marketing digitale. È su questa constatazione condivisa che però si innestano letture radicalmente diverse.
“Seria preoccupazione sulla mancanza di qualsiasi valutazione delle implicazioni economiche e occupazionali”, in particolare “per il settore agricolo”, è stata espressa dall’associazione europea dei coltivatori di tabacco Unitab, capitanata da Gennarino Masiello. Il presidente considera inoltre che “i Paesi produttori in UE, l’Italia in prima linea, denunciano ancora una volta un approccio che considerano dannoso e contraddittorio rispetto agli obiettivi dichiarati dell’Unione europea in materia di competitività, autonomia strategica e sviluppo rurale”. Pertanto, Unitab ribadisce “la nostra posizione secondo cui, nel contesto delle ‘consultazioni su larga scala’ annunciate dal Commissario Varhelyi, gli agricoltori e le parti interessate del settore agricolo devono essere consultati pienamente e realmente, in linea con i principi di elaborazione di politiche basate sull’evidenza e di dialogo sociale”. Allo stesso tempo, sottolinea che “qualsiasi futuro sviluppo normativo in questo importante settore dovrà essere preceduto da valutazioni d’impatto adeguate, complete e trasparenti”.
Philip Morris International richiama a una maggiore considerazione del fatto che “approcci inclusivi e basati sull’evidenza siano essenziali per promuovere progressi normativi significativi ed efficaci e sostenere un’Europa competitiva e guidata dall’innovazione”. Mentre l’UE valuta il futuro della regolamentazione del tabacco, “è fondamentale che le politiche riflettano l’intera portata delle prove scientifiche e le voci di un’ampia gamma di parti, comprese le organizzazioni di esperti, l’ecosistema del settore privato e i consumatori”, continua la compagnia statunitense. Infine, il richiamo a “incoraggiare i fumatori di sigarette a passare ad alternative migliori e senza fumo”.
La relazione, secondo Stefano Betti, esperto di sicurezza internazionale e politica penale, “non riflette pienamente la complessità dell’attuale mercato del tabacco e della nicotina” nell’UE. La valutazione, per Betti, non tiene conto del commercio illecito, che “riceve un’attenzione relativamente limitata, nonostante le prove disponibili suggeriscano che circa una sigaretta su dieci è illecita, che gran parte dei prodotti per lo svapo si muove attraverso canali non regolamentati e che in alcuni mercati le buste illegali di nicotina possono rappresentare quasi tutto il consumo”. Limitata anche l’attenzione per “una serie di condizioni politiche che potrebbero incoraggiare il commercio illecito, tra cui approcci normativi restrittivi, tassazione molto elevata, regimi di confezioni semplici nei mercati con livelli particolarmente elevati di prodotti di marca contraffatti e penetrazione criminale nei mercati online”.
Di segno opposto è la Smoke Free Partnership, l’ampia coalizione europea di Ong per un futuro ‘smoke-free’, per cui il punto di partenza è chiaro: “La Commissione UE compie un passo necessario e benvenuto“, ma “l’urgenza della situazione richiede un’azione rapida e decisa”. L’organizzazione sottolinea che “i quattro anni di ritardo sono già stati sfruttati dall’industria”, avvertendo che “ulteriori ritardi rischiano di prolungare le lacune esistenti e indebolire l’efficacia complessiva del controllo del tabacco nell’UE”. Il nodo centrale resta quello dei giovani: “Restano esposti a un marketing aggressivo e a una gamma sempre più diversificata di prodotti a base di nicotina”, mentre “la regolamentazione deve evolvere con il mercato”. Da qui la richiesta di norme più stringenti su aromi, pubblicità e classificazione dei prodotti, con un focus esplicito sulla prevenzione della dipendenza.
Sulla stessa linea si muove Contre Feu, l’alleanza di industrie contro il tabacco, che vede nella valutazione “la conferma che l’attuale quadro legislativo non è più adattato ai nuovi prodotti a base di nicotina”. L’organizzazione insiste sul fatto che “le sigarette elettroniche, le bustine di nicotina e i prodotti a tabacco riscaldato rappresentano un rischio particolare per i giovani e possono costituire una porta d’ingresso alla dipendenza”. A preoccupare è anche il contesto comunicativo: “Le pratiche di marketing online dell’industria aggravano questi rischi”, mentre “le norme esistenti su aromi, pubblicità e classificazione restano inadeguate”. Pur definendo la pubblicazione della Commissione “un segnale incoraggiante“, Contre Feu avverte che la revisione è “in forte ritardo, in gran parte a causa della pressione dell’industria volta a rallentare il processo”, e invita a restare “altamente vigili rispetto all’influenza crescente del settore nelle negoziazioni europee”.
Nel mezzo di queste posizioni inconciliabili, la valutazione della Commissione europea segna solo l’inizio di una fase decisiva. Se tutti riconoscono che il mercato è cambiato e che le regole devono aggiornarsi, resta totalmente aperta la domanda su come farlo: se attraverso una stretta regolatoria centrata sulla salute pubblica e sulla protezione dei giovani, oppure con un approccio che integri maggiormente le logiche di mercato, la riduzione del danno e la tutela delle filiere produttive europee. La revisione attesa entro il 2026 si preannuncia così fondamentale per la politica sanitaria europea.
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