M.O., Centromarca: competitività a rischio, governo intervenga su extra-costi
Milano, 17 mar. (askanews) – “Seguiamo con particolare preoccupazione l’evolversi della crisi in Medio Oriente. Una tensione che, se prolungata, rischia di compromettere la competitività dell’intera filiera del largo consumo e dell’industria di marca”. A sottolinearlo in una nota, Vittorio Cino, direttore generale di Centromarca, l’associazione italiana dell’industria di marca, cui aderiscono 192 aziende operanti nei settori alimentare, cura casa e persona, che complessivamente generano un fatturato di 69 miliardi di euro e occupano circa 100mila addetti.
La riduzione degli approvvigionamenti globali si riflette sia sul prezzo del petrolio sia su quello del gas naturale liquefatto, esercitando una forte pressione sui costi di produzione delle industrie. Ripercussioni si manifestano sul comparto della logistica e delle assicurazioni. L’aumento dei carburanti e dei noli marittimi grava pesantemente sulle catene di approvvigionamento globali; l’impennata dei premi assicurativi legati al rischio bellico – stimata tra il 25% e il 50% – si traduce in un rincaro diretto sull’import di materie prime e semilavorati. Criticità analoghe si riscontrano nel settore del packaging, con listini in forte rialzo per plastiche e derivati del petrolio: secondo rilevazioni di mercato di Icis e S&P Global commodity insights, a marzo le quotazioni europee dei principali polimeri per packaging (PET, PE, PP) hanno registrato incrementi nell’ordine di alcune decine fino a oltre 250 euro a tonnellata. “Si tratta di oneri che le industrie possono assorbire solo nel breve periodo – prosegue Cino – Una crisi di lunga durata innescherebbe ulteriori extracosti mettendo a repentaglio la stabilità del tessuto produttivo”.
Le nuove tensioni sui costi energetici e logistici si inseriscono, peraltro, in un quadro di progressiva compressione della redditività delle imprese. L’analisi di Deloitte sui bilanci delle aziende associate a Centromarca evidenzia che, negli ultimi anni, i margini dell’industria di marca sono stati erosi dalle forti fluttuazioni dei costi di energia, materie prime e logistica. Nel periodo 2021-2024 gli utili sono diminuiti dell’8% in termini relativi; nel solo settore alimentare la contrazione raggiunge il 28%. Ciò nonostante, il Capex, gli investimenti delle imprese in impianti, macchinari e nuove tecnologie, è passato da 1,85 a 2,61 miliardi di euro (+41%).
“Chiediamo al Governo interventi rapidi e strutturali – conclude Cino – Ad esempio, l’introduzione delle accise mobili sui carburanti e l’applicazione delle misure proposte dalla Commissione europea nel pacchetto Energia per contenere i costi delle bollette. Nel medio-lungo termine, inoltre, auspichiamo l’introduzione di un price cap a livello europeo per neutralizzare future oscillazioni. Confermiamo ovviamente la nostra piena disponibilità a collaborare con l’esecutivo attraverso la condivisione di analisi e dati aggiornati”.
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