Mobilità dolce, borghi e aree interne: la sostenibilità come chiave per invertire lo spopolamento

Febbraio 27, 2026 - 15:30
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Mobilità dolce, borghi e aree interne: la sostenibilità come chiave per invertire lo spopolamento
anna donati - mobilità lenta

L’integrazione tra treno, autobus e mobilità attiva – a piedi e in bicicletta – può aiutare a combattere lo spopolamento dei piccoli borghi; non solo cotruendo un’ottica di turismo lento, ma una vera e propria infrastruttura sociale e ambientale

In Italia, i borghi e le aree interne custodiscono paesaggi unici, patrimonio culturale e comunità resilienti. Eppure molti rischiano di svuotarsi, vittime dello spopolamento e della marginalizzazione.

La chiave per invertire questa tendenza potrebbe non essere una nuova strada, ma la mobilità dolce: treni, autobus integrati, cammini e ciclovie che rendono i borghi accessibili senza dipendere dall’auto privata.

È questo il cuore del position paper Mobilità dolce e sostenibile a sostegno dei borghi e aree interne, presentato dalla rete nazionale Amodo – Alleanza per la Mobilità Dolce e rilanciato dalla sua portavoce Anna Donati.

I dati della Strategia Nazionale per le Aree Interne fotografano una situazione critica, che il nuovo Piano Snai, presentato nell’aprile 2025, affronta ancora in modo troppo teorico e frammentato – spiega Donati, che aggiunge – La vera sfidaè superare la separazione tra politiche di mobilità, sanità, scuola, gestione del dissesto idrogeologico e tutela del patrimonio storico. Senza integrazione delle scelte e delle risorse pubbliche, il rischio è che le aree interne restino ai margini“.

Per Amodo, la mobilità dolce, intesa come integrazione tra treno, autobus e mobilità attiva, a piedi e in bicicletta, non è solo turismo lento, ma una vera infrastruttura sociale e ambientale. Permette ai cittadini di accedere ai servizi essenziali, ridurre la dipendenza dall’auto privata e abbattere le emissioni climalteranti.

Una misura concreta: 300 stazioni per cambiare paradigma

Per dare risultati concreti nel breve periodo, Amodo propone di partire dalle evidenze dell’Atlante della Mobilità Dolce, concentrandosi su circa 300 stazioni considerate più promettenti.

L’idea – ci dice Donatiè trasformarle in hub intermodali: migliorare orari e coincidenze, riqualificare gli spazi, attivare servizi di accoglienza, potenziare i collegamenti ciclabili e pedonali, promuovere treni turistici. Dove il treno non arriva, si potrebbero programmare servizi integrati su autobus, mobilità condivisa o a chiamata, collegando grandi e medie città alle aree interne“.

Si tratta di interventi dai costi contenuti rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture, ma con benefici concreti: riduzione della dipendenza dall’auto, minori emissioni, maggiore attrattività turistica e migliori condizioni per vivere nei borghi.

L’Atlante, promosso da Amodo insieme a Rete Ferroviaria Italiana, mette in relazione la rete ferroviaria con borghi, cammini, ciclovie, greenways e sentieri, offrendo una visione integrata delle opportunità di accessibilità e intermodalità.

Le evidenze illustrate nel Paper da Francesco Marinelli, referente dei Borghi Autentici d’Italia (Bai) e coordinatore del gruppo di lavoro di Amodo, e da Giulio Senes, presidente dell’Associazione Europea Greenways e docente dell’Università degli Studi di Milano, mostrano come una parte significativa dei borghi italiani sia già oggi raggiungibile combinando trasporto ferroviario e mobilità attiva” riferisce Donati.

Il nodo resta però la qualità dei servizi: molte stazioni sono poco presidiate o prive di accoglienza, l’integrazione treni-autobus locali è debole, e percorsi pedonali e ciclabili non sempre sono sicuri o illuminati.

Così la dipendenza dall’auto privata resta elevata, con effetti diretti su emissioni, consumo di suolo e qualità dell’aria. Investire nella manutenzione delle reti ferroviarie, stradali e territoriali diventa quindi una priorità ambientale e infrastrutturale, soprattutto in territori fragili e soggetti a dissesto idrogeologico.

anna donati
Anna Donati

Buone pratiche in Italia e in Europa

Le esperienze di successo ci sono. Donati ci riferisce che in Italia, l’Alto Adige rappresenta un modello virtuoso: “il potenziamento delle linee ferroviarie come la Ferrovia Bolzano-Merano e la Ferrovia della Val Pusteria, integrato con autobus e ciclovie capillari, ha migliorato l’accessibilità dei borghi, riducendo l’uso dell’auto e garantendo servizi essenziali a residenti e turisti“.

In Europa – aggiunge Donatialtri esempi dimostrano come la mobilità dolce favorisca sviluppo locale e sostenibilità ambientale: il trasporto ferroviario locale in Svizzera, la rete ciclabile in Germania integrata con i trasporti pubblici, il Cammino di Santiago in Spagna con ricadute economiche e occupazionali lungo il percorso, le Vías Verdes nate dal recupero di linee ferroviarie dismesse, i treni turistici nel Regno Unito e il sistema VéloRail in Francia, che consente di pedalare sui binari inutilizzati“.

Questi esempi confermano come l’investimento pubblico in mobilità dolce generi benefici ambientali, riducendo le emissioni e tutelando il paesaggio, oltre a vantaggi socioeconomici come accesso ai servizi, coesione territoriale, occupazione e valorizzazione dei prodotti locali.

L'articolo Mobilità dolce, borghi e aree interne: la sostenibilità come chiave per invertire lo spopolamento è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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