Nel Golfo Persico le fuoriuscite di petrolio si vedono dallo spazio

Lo avevamo scritto e reiterato con un’insistenza che poteva sembrare esagerata, fin dai tempi delle prime navi colpite lo scorso anno dagli Houti netto stretto di “Bade al Mandel”, nel Mar Rosso: l’inquinamento del mare dovuto alle attività belliche costituisce un rischio elevato per gli ecosistemi di quei mari caldi, già di per sé assai delicati. È stata una profezia fin troppo facile e che avremmo voluto con tutte le nostre forze evitare si potesse avverare, purtroppo invano.
Oggi le estese fuoriuscite di petrolio nel Golfo Persico sono talmente vaste da essere diventate persino visibili dallo spazio. I numerosi bombardamenti aerei iraniani e statunitensi-israeliani nell’area hanno colpito indiscriminatamente obiettivi civili, tra i quali risultano impianti petroliferi e navi petroliere in transito o all’ancora in tutta l’area del Golfo, e adesso i satelliti ci mostrano le immagini di un vasto inquinamento in atto, la cui estensione non è ancora stata calcolata ma intuitivamente intuiamo che si tratti di centinaia di chilometri quadrati di superficie marina coinvolta.
Una prima immagine satellitare, risalente al 10 aprile, mette in rilievo macchie di petrolio greggio presenti nella superfice marina al largo dell'isola di Lavan, in Iran, dirigendosi verso l'isola di Shidvar, località nota per essere un rifugio protetto per la fauna selvatica, conosciuto anche col nome "Maldive dell'Iran"; altre foto satellitari, risalenti ad alcune settimane fa, catturano diverse macchie di petrolio che, partendo dal porto di Shuaiba, in Kuwait, posizionato a circa 30 miglia a Sud di Kuwait City (dopo che l’Iran ha bombardato diversi impianti energetici e petrolchimici nei Paesi del Golfo). In sostanza, attraverso prove fotografiche scattate dai satelliti siamo in grado di stabilire che persistono e sono chiaramente visibili, larghissime macchie dovute allo spill (versamento) di petrolio proveniente dallo Stretto di Hormuz e concentratesi, più precisamente, al largo dell'isola di Qeshm che, notoriamente, è sede di infrastrutture, militari e civili, chiave per la Repubblica Islamica dell’Iran.
Le enormi quantità di greggio fuoriuscito sono in grado di produrre pesanti ricadute sugli ecosistemi marini e costieri dell’intera area del Golfo e sono destinate ad influenzeranno pesantemente gli equilibri delle specie animali e vegetali presenti nel Golfo Persico. Il primo pesantissimo effetto si abbatterà sui sistemi di filtraggio degli impianti di desalinizzazione, uniche infrastrutture presenti nella zona, in grado di fornire acqua pulita e potabile ai quasi 100 milioni di persone che vivono nella regione.
Non è difficile per nessuno comprendere già come gli sversamenti di petrolio greggio costituiscano un gravissimo rischio per ogni forma di vita marina. Tante volte, immagini di un passato che pensavamo (a torto) oramai dimenticato, hanno mostrato immagini di animali e uccelli marini ricoperti da petrolio e fanghi infarciti di greggio. Pensavamo appartenessero oramai al passato e, invece, riscopriamo essere diventate immagini attuali, di oggi, che toccano profondamente la nostra sensibilità: la repellenza all'acqua delle piume degli uccelli e gli effetti isolanti del pelo dei mammiferi, vengono distrutti e gli animali colpiti sono soggetti all’ipotermia, portando come conseguenze alla mortalità di massa di molte specie.
Per inciso, va detto che il Golfo Persico ospita, tra le altre specie, dugonghi (dugong dugong), tartarughe verdi (Chelonia mydas), tartarughe falchi (Eretmochelys imbricata) e megattere del Mar Arabico (Megaptera novaeangliae), tutte specie il cui equilibrio ecologico risulta essere assai delicato e perciò da considerarsi specie estremamente a rischio di estinzione.
L’uomo non nuoce solo a sé stesso, agli altri individui della sua stessa specie, colpisce, purtroppo, ogni forma di vita presente sul pianeta, producendo guasti esageratamente gravi. Così com’è giusto ci si preoccupi per lo sminamento di tutta l’area dello Stretto di Hormuz, riteniamo altrettanto doveroso e urgente provvedere as soon as possible al contenimento e al recupero degli inquinamenti dalla superficie del mare e con altrettanta tempistica provvedere alla bonifica delle coste colpite dai nefasti effetti delle maree nere: non c’è tempo da perdere.
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