Omicidio Rogoredo, Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”

Febbraio 27, 2026 - 14:00
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Omicidio Rogoredo, Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”

“Perdonatemi, pagherò per il mio errore“. Sono le parole di Carmelo Cinturrino, il poliziotto in custodia cautelare per l’omicidio dello spacciatore 28enne Abderrahim Mansouri avvenuto lo scorso 26 gennaio a Rogoredo, in una lettera dal carcere. Proprio oggi altri quattro colleghi dell’agente, indagati, sono stati trasferiti in altre sedi.

Omicidio Rogoredo, Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”


Mi scuso con i miei colleghi tutti – aggiunge il poliziotto -, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e le lodi ricevuti negli anni, senza alcun tipo di sanzioni disciplinari”. Il 41enne, accusato di omicidio volontario e di aver inscenato una sparatoria per legittima difesa piazzando una finta pistola accanto al corpo di Mansouri, parla della “stima” ricevuta in passato dai “colleghi delle Volanti”, del “commissariato Mecenate” e “non solo”, ma si dice pronto a saldare il suo conto con la giustizia.

“Mansouri doveva essere in in prigione e non morto”

Abderrahim Mansouri “doveva essere in prigione e non morto”, scrive ancora Cinturrino. “Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo – si legge -. Credetemi, ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto”. “Mi dispiace anche per la sua famiglia, sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato”, scrive l’assistente capo del commissariato Mecenate, nella missiva che è stata consegnata al suo legale, Piero Porciani, che si è preso qualche giorno per lavorare al ricorso al Tribunale del Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta mercoledì dal gip di Milano Domenico Santoro.

Familiari Mansouri: “Ammazzare e mentire non è errore, è orribile”

“Se quanto emerge dovesse trovare conferma, il signor Cinturrino avrebbe dovuto essere arrestato molto tempo fa e non solo per l’omicidio di Abderrahim. Se qualcuno dei suoi colleghi che ora lo descrivono come un violento avesse fatto il proprio dovere e avesse denunciato, Abderrahim oggi sarebbe vivo. Non c’è nulla di più lontano dell’indagato rispetto al ruolo di servitore dello Stato. Se ha un briciolo di coscienza confessi tutto il male che ha commesso in questi anni, lui con i suoi compari”. Così i familiari di Abderrahim Mansouri, attraverso gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli.
“Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguita da una reale confessione sull’intera vicenda. Soprattutto sul ruolo che hanno rivestito i complici”, aggiungono i familiari di Mansouri.

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