Padre Jolly Vadakken e un’eroica testimonianza di fede
Fede oltre ogni difficoltà. Padre Jolly Vadakken è visitatore apostolico per i cattolici siro-malabaresi nella Penisola arabica. Con l’agenzia missionaria vaticana Fides ripercorre una storia “indissolubilmente legata alla trasformazione economica della regione”. In seguito alla scoperta del petrolio, “una seconda ondata di cristianesimo iniziò a diffondersi tra le sabbie del deserto, non attraverso le missioni tradizionali, ma attraverso le mani e i cuori di una forza lavoro migrante.
Tra questi pionieri vi furono i cattolici siro-malabaresi. Sebbene la loro presenza fosse un flusso discreto negli anni ’70, si trasformò in una comunità vivace negli anni ’90. Inizialmente, la loro cura pastorale era seguita dai Vicariati apostolici di rito latino già esistenti”, afferma padre Jolly Vadakken.

Fede oltre ogni ostacolo
Prosegue il visitatore apostolico per i cattolici siro-malabaresi nella Penisola arabica: “Essendo una comunità profondamente radicata in antiche pratiche spirituali incentrate sulla parrocchia e sulla famiglia, questi fedeli iniziarono naturalmente a cercare le proprie espressioni liturgiche. C’era una crescente preoccupazione pastorale. Separati dalla loro Chiesa madre, molte famiglie e bambini siro-malabaresi venivano educati esclusivamente nel rito latino, allontanandosi così dalla loro peculiare eredità orientale”. Racconta padre Jolly Vadakken: “Questo vuoto culturale e liturgico ha anche aperto la strada a diverse sette. Portando alcuni ad allontanarsi dalle proprie radici cattoliche per avvicinarsi a confessioni protestanti”. Comunque “nelle parrocchie il cuore pulsante della comunità siro-malabarese rimane vibrante. Tuttavia, la crescita spirituale si scontra con significative sfide materiali e logistiche. Ad Abbasiya, le dimensioni della nostra comunità sono impressionanti, con 2.460 bambini iscritti al catechismo. Tuttavia, questa benedizione comporta gravi limitazioni”. Aggiunge il visitatore apostolico: “A causa della mancanza di aule, i bambini devono essere divisi in quattro gruppi separati. Lo spazio disponibile nel seminterrato è da tempo insufficiente per le nostre celebrazioni liturgiche e le attività comunitarie. Più recentemente, la situazione è diventata critica poiché le autorità competenti hanno chiuso completamente il seminterrato di Abbasiya”.
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