Per aiutare le famiglie di fronte alla crisi energetica non servono soldi a pioggia ma misure per consumare meno e meglio

Come proteggere i consumatori durante l’attuale crisi energetica? Intanto, capitalizzando le lezioni apprese in passato, 2022 e non solo. Secondo, lavorando sul fronte della domanda, come già ha spiegato nelle scorse settimane l’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea). Ora l’organizzazione intergovernativa aggiunge nuovi elementi per completare il quadro del modo in cui i governi possono aiutare le famiglie di fronte all’impennata dei prezzi di gas e carburanti auto. Secondo l’ultima analisi pubblicata dagli esperti della Iea, per trovare la giusta soluzione al problema bisogna partire dal fatto che gli aiuti statali possono andare in due direzioni. La prima consiste nel sostegno diretto ai prezzi, ovvero misure come il “price cap” sui carburanti o tagli alle accise per dare sollievo immediato, come sta facendo il governo Meloni senza peraltro ottenere grandi risultati. La seconda direzione che si può intraprendere è fatta di misure sul lato della domanda: interventi mirati a ridurre strutturalmente il consumo di energia per abbassare le bollette nel lungo periodo. «È fondamentale progettare bene queste misure, e l’esperienza internazionale offre insegnamenti utili», scrivono gli esperti della Iea.
A leggere il documento si capisce perché misure di sostegno generalizzate come quelle adottate in Italia non sono la scelta migliore. Possono dare un sollievo immediato, è vero, ma presentano una serie di criticità che non vanno sottovalutate. «In primo luogo, abbassare in modo generalizzato il prezzo del carburante quando l’offerta è limitata invia un segnale di mercato errato, indebolendo gli incentivi a ridurre il consumo energetico e a migliorare l’efficienza nel contesto dell’attuale divario tra domanda e offerta. In secondo luogo, gran parte del sostegno finanziario non raggiunge chi ne ha più bisogno: le famiglie a basso reddito che faticano a pagare le bollette energetiche. Poiché le famiglie con redditi più elevati tendono a spendere di più in termini assoluti per l’energia, le riduzioni di prezzo su larga scala spesso producono maggiori benefici finanziari per i gruppi a reddito più elevato. Ad esempio, un recente studio condotto nei Paesi Bassi stima che circa il 70% del valore totale di una riduzione generalizzata dell’accisa sui combustibili finisca per andare a beneficio dei gruppi a reddito medio-alto e alto». Tutto ciò è da tenere bene a mente perché le famiglie a basso reddito sono anche le più esposte all’aumento dei prezzi dell’energia: al culmine della crisi energetica del 2022, spiegano gli esperti della Iea, le famiglie a basso reddito nelle economie avanzate hanno speso circa un quarto del loro reddito per l’energia, con un aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2021; al contrario, le famiglie con reddito medio hanno speso circa il 10% del loro reddito per l’energia, con un aumento inferiore ai 2 punti percentuali.
Inoltre c’è da tener presente che gli aiuti a pioggia comportano un costo fiscale elevato per le casse dello Stato. Secondo i calcoli della Iea, i governi hanno speso circa 940 miliardi di dollari in sovvenzioni dirette, buoni e sgravi fiscali in risposta alla crisi energetica del 2022, ma solo il 25% di questi aiuti era mirato. Con le finanze pubbliche ancora sotto pressione a seguito della pandemia di Covid-19 e della crisi energetica del 2022, molti governi dispongono ora di un margine di manovra fiscale più limitato per sostenere misure di ampio respiro. Questo vincolo è già stato riconosciuto in diversi paesi europei. In risposta alla crisi attuale, l’Ocse ha recentemente messo in guardia dal fare affidamento su misure di sostegno di ampio respiro nel lungo termine.
La soluzione passa allora per la seconda strada indicata all’inizio dagli esperti della Iea. «Un approccio più efficace consiste nell’introdurre misure di sostegno rivolte direttamente alle persone più vulnerabili agli shock dei prezzi – si legge nell’analisi ora pubblicata – Ciò garantisce che il denaro pubblico sia utilizzato in modo più efficiente e raggiunga le famiglie più colpite dalla crisi. Una questione fondamentale è che i governi potrebbero avere difficoltà a identificare in modo rapido ed efficiente coloro che hanno maggiormente bisogno di sostegno». Fortunatamente, aggiungono gli esperti della Iea, i governi non devono sempre partire da zero, ed esistono modi per migliorare rapidamente la selezione dei beneficiari. «Molti paesi dispongono già di strumenti politici per sostenere le famiglie a basso reddito e altri gruppi vulnerabili, come programmi di assistenza sociale, indennità di disoccupazione, regimi pensionistici e sussidi basati sul reddito. Un modo rapido per fornire sostegno diretto consiste nel potenziare i programmi già rivolti a questi gruppi o nell’utilizzare le banche dati esistenti per identificare le famiglie che potrebbero trovarsi in difficoltà finanziarie. I governi possono anche collaborare con i comuni o le organizzazioni comunitarie che dispongono di informazioni rilevanti. ‘'individuazione dei beneficiari può poi essere ulteriormente affinata combinando questi dati con altre caratteristiche delle famiglie, come l'efficienza energetica delle abitazioni o i dati sul consumo energetico. Per i paesi che potrebbero non disporre ancora di infrastrutture di pubblica amministrazione in grado di individuare efficacemente chi ne ha bisogno, il rafforzamento di questi programmi rappresenta un primo passo importante». Vengono citati e illustrati esempi virtuosi messi in campo in passato in varie parti del mondo, in Francia, nei Paesi Bassi, in Indonesia, in Nigeria, nel Regno Unito. «I dati dimostrano che un approccio su misura per gruppi specifici, piuttosto che un approccio standardizzato, tende a produrre risultati più incisivi e duraturi. Durante la crisi energetica del 2022, le campagne informative si sono evolute da generici consigli sull’efficienza energetica a indicazioni più mirate e orientate all’azione, legate a cambiamenti comportamentali concreti e alle forme di sostegno disponibili. Attingendo all’esperienza internazionale, emergono diversi insegnamenti pratici per i responsabili politici che intendono tutelare i consumatori vulnerabili e massimizzare l’impatto».
Ribadito che la soluzione alla crisi energetica passa per misure mirate e non per aiuti a pioggia, gli esperti della Iea aggiungono però in conclusione della loro analisi un’ulteriore riflessione: «Un sostegno mirato e a breve termine può aiutare a proteggere i consumatori dagli shock acuti dei prezzi. Tuttavia, per rendere i consumatori più resilienti alle future oscillazioni dei prezzi e ridurre in modo permanente le bollette energetiche, i governi devono investire in politiche mirate di efficienza energetica». In primo luogo, «i governi possono promuovere un accesso a prezzi accessibili a veicoli più efficienti e garantire un trasporto pubblico adeguato. Aumentare la diffusione di veicoli elettrici di seconda mano, ibridi e altri veicoli efficienti – tra cui non solo auto ma anche veicoli a due ruote, autobus e camion – insieme alle infrastrutture di ricarica può aiutare a ridurre l’esposizione delle famiglie alla volatilità dei prezzi del petrolio. Alcune politiche sono già rivolte alle famiglie a basso reddito, come il programma tedesco per i veicoli elettrici basato sul reddito, il sussidio sloveno per i veicoli elettrici di seconda mano e il sussidio indiano per i veicoli elettrici a due e tre ruote». In secondo luogo, dove possibile, «i governi possono accelerare la diffusione di soluzioni di cottura moderne ed espandere l’accesso all’elettricità per migliorare l’efficienza, l’accessibilità economica e la diversificazione dei combustibili». In terzo luogo, «i governi possono migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e accelerare la diffusione delle pompe di calore, che rappresentano la soluzione più efficiente dal punto di vista energetico per il riscaldamento domestico» e possono inoltre «rafforzare o introdurre standard minimi di prestazione energetica per gli elettrodomestici quali condizionatori d'aria o frigoriferi. Questi strumenti rientrano tra i più consolidati nella politica di efficienza energetica e rappresentano spesso il modo più conveniente per migliorare l'efficienza dei prodotti e ridurre i costi energetici delle famiglie». La Iea chiude ricordando che l’efficienza energetica va considerata come il «primo combustibile» del mondo: «L’attuale crisi sottolinea che spesso essa costituisce anche il modo più efficace per rafforzare la resilienza a lungo termine dei consumatori, in particolare per le famiglie vulnerabili».
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