Riccomi (NSBproject): “Nelle aziende italiane si fa poca ricerca. L’innovazione? Al 90% incrementale e non disruptive”

Febbraio 27, 2026 - 23:30
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Riccomi (NSBproject): “Nelle aziende italiane si fa poca ricerca. L’innovazione? Al 90% incrementale e non disruptive”

RICERCA E INNOVAZIONE

Riccomi (NSBproject): “Nelle aziende italiane si fa poca ricerca. L’innovazione? Al 90% incrementale e non disruptive”



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L’analisi di 900 progetti R&S certificati rivela che la maggior parte delle imprese italiane innova per stare al passo, non per creare vantaggi competitivi reali. NSBproject risponde con C-Tech Navigator, una piattaforma AI brevettata che supporta le imprese nell’identificare il proprio posizionamento tecnologico, valutare i competitor su scala internazionale e definire roadmap strategiche finalizzate a trasformare la ricerca e sviluppo in un vantaggio competitivo misurabile.

Pubblicato il 27 feb 2026



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“Se guardiamo ai 900 progetti di ricerca e sviluppo che abbiamo certificato, nel 90% dei casi l’innovazione che vediamo è incrementale. Ma in questo modo le imprese possono solo provare a stare al passo con il mercato, non ad anticiparlo creando un vantaggio competitivo vero”. A parlare è Fabrizio Riccomi, fondatore di NSBproject, ente privato accreditato dal 2021 come attore del mondo del trasferimento tecnologico nel quadro della nuova programmazione comunitaria – un ruolo tradizionalmente appannaggio degli uffici universitari.

Da quella posizione l’azienda ha certificato centinaia di progetti nell’ambito del credito d’imposta Mimit, sviluppando un sistema proprietario di assessment basato su cinque metriche internazionali, tra cui il TRL (Technology Readiness Level). E il quadro che ne emerge, come anticipato, non è dei migliori.

Il divario con gli standard europei

Il problema non è solo di quantità – come sappiamo l’Italia investe appena lo 0,8% del PIL in ricerca e sviluppo – ma di qualità dell’innovazione che viene prodotta e, soprattutto, rivendicata ai fini fiscali.

La normativa italiana ammette il credito d’imposta per progetti che risultino innovativi “a livello settoriale”, una formulazione che Riccomi giudica eccessivamente generosa. “Negli altri Paesi europei viene finanziata solo l’innovazione disruptive, quella che crea una discontinuità e un vantaggio competitivo reale, non l’innovazione settoriale”, spiega.

Il risultato è una zona grigia nella quale rientrano la maggior parte dei progetti certificati – e che l’Agenzia delle Entrate, nei controlli sul credito d’imposta R&S, non esita a contestare.

Riccomi fa poi una correlazione interessante. “Il rapporto 90:10 tra innovazione incrementale e innovazione disruptive rispecchia quasi perfettamente il rapporto tra PMI e grandi imprese nel tessuto produttivo nazionale”, nota. E non è una coincidenza: è la fotografia di un sistema in cui la capacità di investire in tecnologie proprietarie è concentrata in una minoranza di aziende, mentre la maggioranza si limita ad adeguarsi.

“Le aziende che fanno più margine sono esattamente quelle che hanno più brevetti, hanno lavorato su più progetti e sono più citate nella letteratura scientifica”, sottolinea Riccomi. “È una coerenza che i dati dimostrano, non un’opinione.”

Fabrizio Riccomi

Perché la ricerca non arriva al mercato

A livello europeo, comunque, il quadro non è molto più incoraggiante: il 70-75% della ricerca prodotta non trova applicazione industriale. In Italia quella percentuale sale, ancora una volta, al 90%.

La Commissione europea ha risposto costruendo una rete di soggetti – pubblici, privati, non profit – per colmare il gap, e il programma Horizon Europe ha stanziato 100 miliardi per il 2021-2027, cifra che aumenterà a 175 miliardi per il prossimo settennato 2028-2035.

NSBproject si inserisce in questo contesto: l’azienda nasce vent’anni fa con una vocazione internazionale costruita su progettazione europea, e da quella esperienza ha sviluppato un patrimonio di contatti diretti nei principali poli tecnologici a livello comunitario.

C-Tech Navigator: come funziona la piattaforma

La risposta operativa di NSBproject a questo scenario è C-Tech Navigator, una piattaforma di intelligenza artificiale brevettata che combina algoritmi avanzati con fonti dati tecnologiche, brevettuali e scientifiche per produrre analisi di posizionamento competitivo in tempi rapidi.

A partire dal solo nome di un’azienda, lo strumento è in grado di generare in circa due ore un report di 20 pagine che mappa i competitor europei, analizza il portafoglio brevettuale, individua le traiettorie tecnologiche del settore e propone roadmap di sviluppo.

Il principio che governa l’algoritmo è quello che emerge dai dati: chi investe prima in tecnologie proprietarie più rilevanti costruisce un vantaggio competitivo misurabile in termini di marginalità.

La piattaforma non si limita solo a descrivere lo stato dell’arte: produce scenari alternativi e simulazioni a supporto delle decisioni strategiche, con un’analisi guidata da criteri di confronto derivati dall’esperienza diretta di NSBproject nei contesti industriali.

Uno strumento per tanti utilizzatori

Lo strumento si rivolge a una platea volutamente ampia. Le imprese manifatturiere possono usarlo per orientare gli investimenti in R&S con dati oggettivi invece di percezioni di mercato; start-up e aziende deep tech per rafforzare la credibilità verso gli investitori; studi legali e tributari per costruire difese tecniche nei contenziosi con l’Agenzia delle Entrate sul credito d’imposta. “È vero che è un po’ come avere una Ferrari e usarla per andare a prendere il pane in paese”, ammette Riccomi riferendosi all’uso dello strumento per le analisi di anteriorità in ambito legale, “però funziona anche da questo punto di vista. È una tecnologia con applicazioni molto varie”.

Un tool che può essere utile anche alle associazioni di categoria per analizzare tecnologie, settori e traiettorie di innovazione, consentendo di produrre report settoriali periodici e benchmark tecnologici di filiera su scala internazionale. Attraverso l’elaborazione di ranking per distretti industriali e analisi tematiche (come la transizione energetica o la digitalizzazione), le associazioni possono posizionarsi come punti di riferimento strategici, offrendo servizi “premium” ai propri associati e identificando le imprese più competitive e innovative all’interno dei vari comparti produttivi.

Il problema del mercato italiano: serve osare di più

Nonostante la solidità metodologica dello strumento, Riccomi guarda al mercato italiano con realismo ma anche con fiducia nelle sue potenzialità. “In Italia c’è ancora spazio per diffondere una cultura più strutturata dell’analisi competitiva e del posizionamento tecnologico”, osserva. È un passaggio naturale in un sistema industriale ricco di eccellenze, ma composto in larga parte da PMI che stanno evolvendo rapidamente verso modelli decisionali più data-driven.

L’interesse che NSBProject registra a livello internazionale conferma la validità dell’approccio. “Veniamo coinvolti sempre più spesso da grandi player tecnologici globali che vogliono scommettere su nuove traiettorie di sviluppo, così come da fondi di private equity e investitori professionali che cercano strumenti rigorosi per orientare le proprie scelte. Dialoghiamo quotidianamente con centri di trasferimento tecnologico di primo piano come Flanders Make e Fraunhofer, con cui stiamo esplorando insieme nuove opportunità di collaborazione e crescita.”

Nei mercati mitteleuropei e in Francia, dove ecosistemi di cluster e cooperazione intersettoriale sono consolidati, strumenti come Competitor Tech Navigator trovano un terreno particolarmente fertile. Ma anche in Italia – sottolinea Riccomi – esistono imprese eccellenti, capaci di innovare e competere sui mercati globali. “Il potenziale c’è, soprattutto tra le PMI più dinamiche. È il momento di fare un passo in più, di osare con metodo, trasformando l’innovazione da intuizione a scelta strategica consapevole.”

L'articolo Riccomi (NSBproject): “Nelle aziende italiane si fa poca ricerca. L’innovazione? Al 90% incrementale e non disruptive” proviene da Innovation Post.

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