Tunisia: 700 posti di lavoro al Forum tunisino-europeo dell’ospitalità
Il settore turistico e dell’ospitalità si conferma uno dei principali motori dell’occupazione in Tunisia e al centro delle politiche di cooperazione con l’Unione europea (Ue). È quanto emerso oggi alla Città della Cultura di Tunisi, dove si è aperto il Forum tunisino-europeo per l’ospitalità e la ristorazione, iniziativa promossa dall’Agenzia nazionale per l’occupazione e il lavoro autonomo (Aneti) sotto la supervisione del ministero del Lavoro e della Formazione professionale, sul tema “Occupazione nelle professioni turistiche”. L’evento, che prosegue anche domani, si inserisce in un contesto di forte espansione del comparto turistico tunisino, che secondo l’Ufficio nazionale del Turismo tunisino ha superato nel 2025 la soglia di 11 milioni di arrivi internazionali, confermando la progressiva ripresa post-pandemica e il consolidamento del Paese come destinazione mediterranea competitiva. Nel corso del forum, 30 strutture alberghiere e operatori turistici nazionali e internazionali hanno presentato offerte per circa 700 opportunità di lavoro e formazione in Tunisia e ulteriori 100 posti a livello internazionale, soprattutto nei circuiti della ristorazione e dell’hôtellerie europea e del Golfo. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo dell’iniziativa è rafforzare il collegamento diretto tra domanda e offerta di lavoro, riducendo il ricorso a canali informali e aumentando la trasparenza nei processi di reclutamento.
Nel suo discorso inaugurale, il ministro del Lavoro e della Formazione professionale, Riad Chawed, ha sottolineato che “la priorità resta il collocamento tramite istituzioni nazionali”, precisando che “tutti i contratti presentati nel quadro del forum sono a tempo indeterminato e prevedono salari equi all’interno di un sistema regolato e supervisionato dallo Stato”. Il ministro ha inoltre ribadito la necessità per i giovani di “rivolgersi esclusivamente ai canali ufficiali di intermediazione, come l’Agenzia nazionale per l’occupazione e il lavoro autonomo e l’Agenzia tunisina per la cooperazione tecnica, oltre alle agenzie di collocamento autorizzate”, mettendo in guardia contro “offerte fraudolente di lavoro all’estero”, fenomeno che negli ultimi anni ha coinvolto in particolare i giovani laureati e i lavoratori stagionali in cerca di un contratto all’estero. L’esponente dell’esecutivo di Tunisi ha evidenziato che “la Tunisia sta vivendo una fase di espansione del comparto turistico, sostenuta dal ritorno della domanda internazionale e dalla diversificazione dell’offerta”. Oltre al turismo balneare tradizionale, il Paese sta puntando su ecoturismo, turismo culturale e del benessere, con l’obiettivo di ridurre la forte stagionalità del settore. In termini macroeconomici, il turismo rappresenta storicamente una delle principali fonti di valuta estera per la Tunisia e contribuisce in maniera significativa all’occupazione diretta e indiretta, soprattutto nelle regioni costiere e nelle aree a vocazione culturale.
Nel corso del forum è intervenuto anche Halim Hamzaoui, direttore dell’ufficio del Mediterraneo occidentale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che ha definito il turismo e l’ospitalità “un pilastro dello sviluppo economico globale e regionale”, capace di offrire opportunità concrete ai giovani. Hamzaoui ha tuttavia richiamato alcune criticità strutturali del settore, tra cui la frammentazione organizzativa, la persistenza di condizioni salariali non sempre adeguate e, in alcuni casi, la mancanza di copertura sociale per i lavoratori stagionali. Il forum, ha osservato, rappresenta un passo verso la costruzione di standard “più equi e regolati”. Dal lato europeo, il vice capo della delegazione dell’Unione europea in Tunisia, Gianfranco Buquicchio, ha sottolineato che la cooperazione in corso mira a creare “un sistema integrato tra formazione professionale, occupazione e mobilità internazionale”. Secondo il diplomatico europeo, il forum segna “un passaggio dalla fase di pianificazione a quella operativa”, facilitando l’incontro diretto tra imprese, istituti di formazione e giovani candidati, con particolare attenzione ai percorsi di migrazione regolare e qualificata. Per la presidente della Federazione alberghiera tunisina, Dorra Milad, “la sfida del comparto non riguarda soltanto la quantità di personale formato, ma soprattutto la qualità delle competenze”.
Milad ha sottolineato la necessità di allineare la formazione agli standard internazionali, valorizzare le competenze individuali e strutturare in modo più trasparente e sicuro i percorsi di mobilità professionale, anche verso l’estero. In questo senso, il forum rappresenta – ha aggiunto – una piattaforma strategica per adattare i programmi formativi alle reali esigenze del mercato.
Fin dalle prime ore del mattino, centinaia di giovani si sono radunati davanti alla Città della Cultura di Tunisi, nella centralissima Avenue Mohamed V, nella speranza di ottenere un impiego o accedere a percorsi di formazione nel settore turistico. Molti di loro hanno dichiarato ad “Agenzia Nova” di aver avuto “la possibilità di interagire direttamente con i rappresentanti delle aziende partecipanti”, cosa che ha permesso loro di “migliorare le opportunità di inserimento professionale o di accesso a programmi di mobilità internazionale”, puntando a salari più alti rispetto a quelli tunisini. Nel Paese nordafricano, il salario minimo nel settore dell’hôtellerie e della ristorazione è regolato dallo Smig (Salaire Minimum Interprofessionnel Garanti, ovvero il salario minimo interprofessionale garantito) per i comparti non agricoli. Nel 2026, il livello del salario minimo si attesta a circa 566,512 dinari mensili (circa 170 euro) per il regime da 48 ore settimanali, comprensivo delle indennità obbligatorie, e a circa 486,430 dinari (circa 145 euro) per il regime da 40 ore settimanali. Nel settore turistico, pur restando lo Smig il riferimento legale, la contrattazione collettiva prevede spesso griglie retributive superiori per il personale qualificato, con una forbice media che oscilla tra 956 e 3.003 dinari (tra 280 e 885 euro) mensili complessivi, a seconda dei profili e delle mansioni.
Nel confronto con l’Ue, i dati Eurostat aggiornati a gennaio 2026, diffusi anche dalla Commissione europea, pur evidenziando forti differenze tra gli Stati membri, risultano nettamente superiori a quelli percepiti in Tunisia. Il blocco dei salari minimi si articola infatti in tre fasce principali: oltre 1.500 euro mensili nei Paesi con i livelli più alti come Lussemburgo (2.704 euro), Irlanda (2.391 euro), Germania (2.343 euro) e Francia (1.823 euro); una fascia intermedia tra 1.000 e 1.500 euro che include Spagna (1.381 euro), Portogallo (1.073 euro) e Grecia (1.027 euro); e una fascia inferiore sotto i 1.000 euro con Malta (994 euro), Romania (795 euro) e Bulgaria (620 euro). In diversi Paesi, tra cui l’Italia, non esiste un salario minimo legale nazionale, con le retribuzioni nel turismo affidate ai contratti collettivi posizionandosi frequentemente in una fascia lorda che oscilla tra i 900 e i 1.400 euro mensili per le prime esperienze. In tal senso, l’Ue si prepara a completare entro giugno 2026 il recepimento della direttiva sui salari minimi adeguati, volta a rafforzare la copertura della contrattazione collettiva nazionale.
Il forum a Tunisi si inserisce nel quadro più ampio del partenariato per le competenze tra Tunisia e Ue, che punta a rafforzare i meccanismi di migrazione legale, sicura e ordinata, migliorare il coordinamento tra politiche di formazione e occupazione e sviluppare canali strutturati di mobilità professionale. Un processo che, secondo gli organizzatori, mira non solo a rispondere al fabbisogno immediato del settore turistico, ma anche a costruire una strategia di lungo periodo per la valorizzazione del capitale umano tunisino nei mercati internazionali.
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