UE, Kubilius: “Difesa comune è un obbligo scritto nei Trattati. Se non ora, quando?”

Mar 17, 2026 - 01:30
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UE, Kubilius: “Difesa comune è un obbligo scritto nei Trattati. Se non ora, quando?”

Bruxelles – “Le possibilità che in futuro l’Europa debba fronteggiare un’aggressione russa sono alte e per questo dobbiamo essere pronti a renderci indipendenti militarmente e rafforzare la nostra capacità di difenderci“. Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius – partecipando oggi (16 marzo) all’evento “Idee per rafforzare l’Unione Europea”, organizzato dalla piattaforma Forum Europa -, ha scelto queste parole per riflettere su come rendere l’Unione Europea più forte sul piano dell’industria militare.

Riprendendo alcuni passaggi del discorso pronunciato la scorsa settimana dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, alla Conferenza degli Ambasciatori, Kubilius ha centrato l’attenzione sulla minaccia russa che, per il primo commissario alla Difesa nella storia dell’UE, resta la prima ragione per cui l’UE deve rendersi più forte e indipendente dal punto di vista militare. “Attualmente la spesa militare di Mosca è pari a circa l’85 per cento di quella dell’intera Unione e nel 2026 l’esercito russo potrebbe essere capace di lanciare dai 7 ai 9 milioni di droni“, ha specificato. Numeri che descrivono un Paese “con un esercito molto più forte rispetto all’inizio dell’invasione nel 2022” e, soprattutto, “con un’esperienza diretta di guerra moderna che nessuno Stato UE possiede”.

Parallelamente, anche le mosse dell’altra superpotenza mondiale dovrebbero spingere Bruxelles e gli Stati membri all’azione. “Gli Stati Uniti stanno progressivamente spostando il loro focus verso l’Indo-Pacifico, chiedendo agli europei di prendersi la responsabilità diretta della difesa del proprio continente: non ci sono ragioni per non essere d’accordo”, ha affermato l’ex primo ministro della Lituania. Infine, c’è il nuovo fronte della guerra in Medio Oriente, un conflitto che – avverte Kubilius – “potrebbe colpirci non solo in termini di caro-energia, ma anche con attacchi di missili balistici fino a 3.000 km di raggio“.

Proprio quello della balistica è il settore su cui l’UE deve muoversi più velocemente secondo il commissario per “rafforzare la capacità europea di produrre missili di difesa aerea e missili balistici in maniera autonoma“. Dall’inizio della guerra di aggressione russa all’Ucraina, “dal 2022 al 2026, la produzione industriale della difesa ucraina è aumentata di 50 volte: da 1 miliardo di euro nel 2022 a 50 miliardi di euro nel 2025. E allo stesso tempo gli ucraini sono riusciti a creare l’industria della difesa più innovativa al mondo. Dobbiamo aumentare la produzione per le nostre esigenze di difesa e per quelle dell’Ucraina. E dobbiamo farlo ora”, ha scandito il commissario. Per questo, Kubilius ha avviato il ‘Tour dei Missili‘ perché “i missili per la difesa aerea e i missili antibalistici sono oggi il deficit più grande”. A livello numerico, “nel 2025 l’Ucraina ha affrontato 2 mila attacchi missilistici russi. Di questi, 900 erano balistici. Per abbatterli, l’Ucraina ha bisogno di circa 2 mila missili antibalistici all’anno. Principalmente missili Patriot”, ha osservato. Inoltre, “il New York Times ha riportato che nei primi cinque giorni delle ostilità con l’Iran, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno utilizzato oltre 800 missili Patriot antibalistici”, mentre “fonti pubbliche indicano che la produzione totale annuale di Patriot è di 750 unità: ecco perché abbiamo bisogno di una produzione indipendente di missili in Europa”.

Kubilius non fa mistero dei numerosi ostacoli che fino ad ora hanno reso complicato – se non impossibile – il rafforzamento delle capacità di difesa europee a livello continentale, e non più solo a livello nazionale. Ma sottolinea che si tratta di un obbligo ai sensi dei Trattati UE. “Innanzitutto, c’è una questione istituzionale, poiché i trattati UE stabiliscono che la difesa è una responsabilità nazionale e ciò ha significato la creazione di ventisette eserciti diversi e una cooperazione militare ancora oggi troppo complessa e lenta”, ha precisato. Eppure, è sempre dai trattati – più precisamente dall’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea – che viene la richiesta agli Stati membri “di costruire progressivamente una politica di difesa comune“. Dunque, “per gli Stati membri è un obbligo derivante dai trattati quello di ricercare la “difesa comune” e “se non lo facciamo ora, prima che la Russia ci attacchi, quando lo faremo?“, ha ammonito Kubilius evocando ancora una volta lo spettro di una futura invasione da parte di Mosca. Il secondo ostacolo è la frammentazione dell’industria militare UE. “Ventisette eserciti diversi significano anche ventisette industrie della difesa diverse e l’assenza di una piena cooperazione europea in questo settore”, ha insistito il commissario. E gli effetti sono evidenti: “I budget nazionali per la difesa stanno aumentando, ma la produzione industriale non regge il ritmo e questo provoca un aumento dei prezzi e tempi di consegna più lunghi”, ha elencato. Una situazione – questa della mancanza di un aumento della produzione su scala industriale – per cui Kubilius si è detto “sempre più preoccupato”.

“Fino ad oggi, l’UE non è riuscita in alcun modo a superare la mancanza di coordinamento istituzionale e industriale che indebolisce la sua capacità di difendersi, ma adesso stiamo facendo molto per cambiare le cose”, ha rassicurato. Tra le misure di Bruxelles, “la creazione di nuovi strumenti per assistere gli Stati membri nella realizzazione di progetti comuni come lo sviluppo coordinato di sistemi d’arma o gli appalti congiunti”. E “proprio oggi – ha ricordato il commissario – i Ventisette devono farci sapere se sono interessati a partecipare ai Progetti di Difesa di Interesse Comune Europeo (EDPCI), che saranno approvati dal Consiglio e finanziati tramite fondi europei”.

Infine, il richiamo all’obiettivo più ambizioso e di lungo periodo: “Dobbiamo accelerare sull’iniziativa per la creazione di un’Unione Europea della Difesa che includa anche il Regno Unito, la Norvegia e l’Ucraina“. L’esperienza sul campo maturata da Kiev in quattro anni di guerra è qualcosa che il politico lituano vuole capitalizzare attraverso una “profonda integrazione” dell’industria militare ucraina con quella europea: “Se i Paesi del Golfo stanno chiedendo aiuto a Kiev per abbattere i droni Shahed iraniani, perchè l’UE non dovrebbe riconoscere l’eccellenza dell’expertise militare ucraina?”, ha chiesto il commissario.

Per Kubilius, insomma, deve finire l’epoca delle decisioni lente e timide in materia di difesa europea: “È un modo di ragionare buono per tempi di pace” e si dà l’impressione “che continuiamo a sognare che la pace in Europa sia eterna“. Mentre, come l’Ucraina, “neanche noi siamo in pace“. Per Kubilius è necessario il risveglio: “Dobbiamo cambiare radicalmente questo atteggiamento. Dobbiamo svegliarci da questo sogno per evitare l’incubo della guerra“.

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