Un gigante pentagonale tra i castagni: la straordinaria bellezza del Palazzo Farnese di Caprarola

Mar 8, 2026 - 20:00
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Un gigante pentagonale tra i castagni: la straordinaria bellezza del Palazzo Farnese di Caprarola

Nocciole tostate e terra umida sono i profumi tipici di Caprarola, affascinante borgo della provincia di Viterbo, che appare raccolto tra i boschi dei Monti Cimini. In mezzo a tutta questa natura, però, c’è un imponente presenza che cambia il profilo dell’intero paese. È il Palazzo Farnese, mastodontico edificio con una mole pentagonale che si impone sulla sommità di una collina.

Se dall’esterno si presenta con linee nette, bastioni inclinati e una piazza trapezoidale, l’interno lascia chiunque senza parole per i suoi colori e l’incredibile raffinatezza. Ma del resto, il Rinascimento qui ha preso una fortezza incompiuta e l’ha trasformata in manifesto politico. Vi basti pensare che l’edificio vanta più di 6.000 metri quadrati di superfici affrescate. Una macchina simbolica pensata per stupire ambasciatori, cardinali e sovrani in visita (e sì, ci si è anche riusciti).

Per visitarlo però ci vuole molta curiosità e attenzione, perché occorre avere occhi pronti a decifrare messaggi politici nascosti dietro ogni figura mitologica: nulla, da queste parti, è casuale.

Breve storia del Palazzo Farnese di Caprarola

Il progetto di questo gioiello di Caprarola nacque nel XVI secolo per volontà del cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III. L’idea iniziale era quella di una residenza fortificata, secondo il gusto e le necessità del tempo. Poi la storia, come del resto ci insegnano anche i libri, cambiò rotta e, con l’ascesa al soglio pontificio, il cantiere si interruppe. Decenni dopo, il nipote Alessandro Farnese il Giovane decise di riprendere quella meraviglia lasciata a metà e di farne qualcosa di radicalmente diverso.

Il risultato fu una delle architetture tardo rinascimentali più sorprendenti d’Europa, con pianta pentagonale mantenuta, funzione difensiva superata e linguaggio celebrativo esibito senza pudore. Ma non è tutto, perché oltre a eliminare l’impronta militare, aprire terrazze panoramiche al posto dei bastioni e inserire un cortile circolare al centro della struttura, il Vignola (architetto a cui venne affidato l’incarico) decise di tagliare la collina con scalinate monumentali, isolare l’edificio e, allo stesso tempo, integralo nel paesaggio.

Le straordinarietà interne si devono invece a Taddeo Zuccari e, dopo la sua morte, al fratello Federico insieme a Jacopo Zanguidi (detto il Bertoja), Antonio Tempesta e Raffaellino da Reggio. I temi iconografici vennero invece suggeriti da intellettuali come Annibal Caro e Fulvio Orsini.

Nel Novecento lo Stato italiano acquisì l’intero complesso e, tra il 1948 e il 1955, Luigi Einaudi scelse la Palazzina del Piacere (elegante edificio situato all’interno dei giardini del palazzo) come residenza estiva, riportando vita istituzionale tra queste mura cinquecentesche.

Cosa vedere nel Palazzo Farnese di Caprarola

Dalle premesse fatte è piuttosto evidente, ma ve lo mettiamo nero su bianco: varcare la soglia di questo edificio della Tuscia equivale a entrare in una dimensione parallela, scandita da una precisione matematica che lascia increduli. La successione degli ambienti segue un ordine gerarchico e tematico precisissimo, volto a celebrare le glorie familiari tramite pennellate di artisti magistrali.

Scala Regia

Trenta colonne doriche sostengono una scala elicoidale ampia, luminosa e studiata per impressionare. Gradini così larghi da permettere la salita a cavallo (almeno stando alla tradizione). È persino impreziosita da pareti e volta dipinte con grottesche leggere, ritmo classico ed equilibrio matematico.

Scala Regia, Palazzo Farnese
Getty Images
La maestosa Scala Regia

Cortile Circolare

Cuore architettonico della residenza, il Cortile Circolare prevede due ordini sovrapposti, con quello superiore leggermente arretrato e colonne doriche al piano inferiore, mentre ioniche sopra. Il cerchio interno dialoga con il pentagono esterno in un gioco geometrico raffinato. Qui si tengono spesso concerti estivi e manifestazioni culturali.

Sala dei Fasti Farnesiani

Nella Sala dei Fasti Farnesiani ci si rende conto che la pittura è stata utilizzata anche come strumento di propaganda. Le pareti narrano le imprese della dinastia Farnese, alleanze politiche, vittorie militari e matrimoni strategici: si legge la volontà di incidere nella memoria collettiva un’immagine di grandezza indiscutibile.

Sala di Ercole

Come ci preannuncia il nome, nella Sala di Ercole il mito dialoga con il territorio. Le gesta dell’eroe classico, infatti, si intrecciano con la leggenda locale della nascita del Lago di Vico, generato da una lancia conficcata nel suolo. In questa stanza è presente anche un volta affrescata con episodi eroici.

Sala del Mappamondo

Questa è, probabilmente, una delle sale più straordinarie di tutto il palazzo: sulle pareti prende forma il mondo conosciuto nel secondo Cinquecento, con carte geografiche dedicate ai continenti esplorati dai grandi navigatori. Al centro (in fondo), c’è un planisfero che traduce in immagine l’orizzonte globale di un’epoca in espansione.

Sala del Concilio di Trento

Poi ancora la Sala del Concilio di Trento che sfoggia colonne dipinte con sorprendente effetto tridimensionale che hanno l’obiettivo di evocare l’assemblea che segnò la storia della Chiesa cattolica. L’arte, dunque, muta in dichiarazione ideologica.

Sala dell’Aurora e Sala degli Angeli

Nella prima, luce e allegorie aprono uno scenario raffinato, pensato per incontri riservati e conversazioni dotte. Nella seconda, particolari effetti acustici amplificano sussurri e parole, trasformando la stanza in un piccolo teatro sonoro.

Giardini all’italiana e Parco Monumentale

Alle spalle del palazzo si sviluppano gli Orti Farnesiani, organizzati su terrazzamenti collegati alla residenza tramite ponti. Non mancano geometrie rigorose, siepi di bosso, fontane e persino grotte artificiali. Nei giardini bassi c’è spazio per la Grotta dei Satiri e quella dei Tartari, mentre nei giardini alti la Fontana del Giglio introduce verso la Casina del Piacere.

Questa piccola costruzione, isolata e dominante sull’intero complesso, nacque come padiglione per la caccia, per poi divenire rifugio privato del cardinale. La posizione è strategica, e soprattutto c’è un emozionante panorama aperto sui boschi e sulle vallate della Tuscia. Oltre si estende il Barco, antica riserva venatoria, oggi parte del Parco Monumentale.

Come arrivare

Caprarola si trova in provincia di Viterbo, da cui dista circa 20 minuti in macchina. In auto da Roma si percorre la Cassia Veientana dal Grande Raccordo Anulare. Dall’autostrada A1 si esce a Magliano Sabina per chi proviene da sud, oppure ad Attigliano o Orte per chi arriva da nord. Sono, inoltre, attivi collegamenti bus dalla Capitale e dal capoluogo della Tuscia.

La durata consigliata per la visita è di almeno due ore, meglio tre se si desidera includere anche giardini e parco. Le scarpe comode, infine, sono assolutamente una buona idea in quanto aiutano ad affrontare pendenze e scalinate

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Redazione Redazione Eventi e News