Almasri inguaia il governo Meloni, Italia deferita all’assemblea della Corte penale internazionale per “mancata cooperazione”
L’onda lunga del caso Almasri non si arresta e non manca di creare imbarazzi al governo Meloni, anche se è trascorso oltre un anno dal ritorno in Libia del generale “tagliagole”.
La presidenza della Corte penale internazionale, dopo aver deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” sul caso Almasri lo scorso gennaio, ha invitato un rappresentante del nostro Paese alla riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea che si è svolto ieri “per discutere le implicazioni della decisione della Corte in merito alla sua non cooperazione e per presentare il suo punto di vista su come intende cooperare con la Corte in futuro”.
La vicenda riguarda il generale libico arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno per un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja e due giorni dopo scarcerato e rimpatriato nel suo Paese a bordo di un aereo di Stato senza preavviso o consultazione con la CPI.
Come reso noto dall’organismo con sede all’Aja, ora l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea “presenterà una relazione sulle azioni intraprese, unitamente a eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’Assemblea”. Quest’ultima è l’organo di controllo gestionale e legislativo della Corte penale internazionale ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma.
Nelle sue comunicazioni la CPI ricorda che “il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emesso una ‘Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto ‘non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (cioè Almasri ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando né cooperando con la Corte per risolvere eventuali presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione”.
Per la vicenda riguardante la liberazione di Almasri la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. In particolare l’ex “zarina”, dimessasi dopo la sconfitta del governo Meloni al referendum sulla giustizia, è accusata di “false dichiarazioni” rese agli inquirenti durante l’indagine sulla vicenda Almasri.
Il Tribunale dei ministri chiese per il caso del generale libico l’autorizzazione a procedere contro Nordio, il suo collega all’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, negata dalla Camera. Giudici che disposero che la Procura ordinaria di Roma procedesse contro Bartolozzi, giudicando “mendaci” e “inattendibili” le dichiarazioni dell’allora capo di gabinetto del Guardasigilli su quanto accaduto a via Arenula tra il fermo e la scarcerazione di Almasri.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




