Carburanti, Confartigianato avverte: “Il decreto da solo non basta”
lentepubblica.it
Dl carburanti, sollievo immediato ma Confartigianato avverte: “Servono riforme strutturali europee”.
Il recente intervento del Governo sui carburanti rappresenta un primo tentativo di arginare l’impatto dell’instabilità internazionale sui costi energetici. Tuttavia, secondo Confartigianato, si tratta di una risposta solo parziale a un problema ben più profondo, che richiede scelte strategiche a livello europeo. Il presidente dell’associazione, Marco Granelli, intervenendo a “4 di sera” su Rete 4, ha espresso un giudizio articolato: apprezzamento per le misure emergenziali, ma anche una critica netta all’assenza di una visione di lungo periodo.
Dl carburanti: intervento utile ma non risolutivo
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri introduce una serie di misure finalizzate a contenere i rincari di benzina, gasolio e gpl. Tra gli strumenti previsti figurano la riduzione temporanea del carico fiscale sui carburanti, il rafforzamento dei controlli contro eventuali pratiche speculative e il sostegno al comparto dell’autotrasporto tramite specifici crediti d’imposta.
Per Confartigianato, si tratta di un segnale positivo, soprattutto in una fase in cui le tensioni geopolitiche stanno incidendo in maniera significativa sui mercati energetici. L’escalation in Medio Oriente, infatti, ha contribuito ad alimentare una dinamica rialzista dei prezzi che rischia di ripercuotersi sull’intero sistema produttivo.
Granelli ha riconosciuto il valore dell’intervento governativo come misura tampone, utile a contenere gli effetti più immediati della crisi. Tuttavia, ha chiarito che si tratta di un’azione emergenziale che non affronta le cause strutturali del problema.
Il nodo energetico resta aperto: serve una strategia europea
Il punto centrale della posizione di Confartigianato riguarda la necessità di un cambio di passo a livello europeo. Secondo Granelli, non è più sufficiente intervenire con provvedimenti temporanei: occorre definire una strategia condivisa che incida sui meccanismi di formazione dei prezzi dell’energia.
L’associazione propone una sorta di “Next Generation Energia”, un piano coordinato dell’Unione europea capace di riformare il mercato elettrico e accelerare gli investimenti in nuove fonti. Tra le opzioni indicate figurano l’idrogeno, il nucleare e le energie rinnovabili, in un’ottica di diversificazione e sicurezza degli approvvigionamenti.
L’obiettivo è duplice: da un lato ridurre la dipendenza da aree geopoliticamente instabili, dall’altro evitare che i costi della transizione energetica ricadano in modo sproporzionato su famiglie e imprese. È proprio su questo punto che si concentra la critica più incisiva di Confartigianato, che denuncia il rischio di un trasferimento degli oneri sulle realtà produttive più fragili.
Prezzi in crescita: l’impatto su imprese e filiere
I dati evidenziano un quadro in rapido deterioramento. Nel mese di marzo, il prezzo del gas in Italia ha registrato un incremento del 36,5% rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica ha segnato un aumento del 24,1%. Numeri che riflettono una volatilità crescente e che si traducono in costi operativi più elevati per le imprese.
A questo si aggiunge il rincaro delle materie prime. Nell’ultimo anno, minerali e metalli hanno registrato un aumento medio del 23,8%, con picchi particolarmente significativi per lo stagno (+53%) e il rame (+38,8%). Si tratta di componenti essenziali per numerosi settori produttivi, dalla manifattura all’edilizia, il cui incremento di prezzo si riflette lungo l’intera catena del valore.
Il Medio Oriente, inoltre, riveste un ruolo strategico anche per l’approvvigionamento di alcune risorse. Una quota rilevante dell’alluminio importato in Italia proviene da questa area, esponendo il sistema industriale nazionale a possibili interruzioni o rallentamenti in caso di crisi prolungate.
Il divario italiano: costi energetici più alti della media UE
Uno degli aspetti più critici messi in evidenza da Confartigianato riguarda il differenziale di costo energetico tra l’Italia e il resto d’Europa. Le piccole imprese italiane sostengono un onere complessivo superiore di oltre 5 miliardi di euro all’anno rispetto alla media dell’Unione.
La causa principale è individuata nel peso della fiscalità e degli oneri parafiscali sulle bollette, che in Italia risultano più elevati del 68% rispetto agli altri Paesi europei. Questo squilibrio amplifica gli effetti degli shock esterni, rendendo il sistema produttivo più vulnerabile e meno competitivo.
Secondo l’associazione, si tratta di un problema strutturale che non può essere risolto con interventi temporanei. Al contrario, richiede una revisione complessiva del sistema di tassazione energetica, in grado di ridurre il carico sulle imprese e favorire la crescita.
Le micro e piccole imprese sotto pressione
Il quadro delineato evidenzia una situazione particolarmente critica per le micro e piccole imprese, che costituiscono l’ossatura del tessuto economico italiano. Queste realtà, spesso caratterizzate da margini ridotti e minore capacità di assorbire gli shock, risultano le più esposte agli aumenti dei costi energetici e delle materie prime.
Granelli ha sottolineato come il rischio sia quello di un effetto a catena che coinvolga produzione, occupazione ed export. L’aumento dei costi, infatti, può tradursi in una perdita di competitività sui mercati internazionali, con conseguenze dirette sulla tenuta del sistema economico.
In questo contesto, l’assenza di interventi strutturali rischia di aggravare ulteriormente la situazione, trasformando una crisi congiunturale in un problema di lungo periodo.
Emergenza o occasione di svolta?
La crisi energetica, pur nella sua complessità, potrebbe rappresentare anche un’opportunità per ripensare il modello energetico europeo. Tuttavia, secondo Confartigianato, questo passaggio richiede scelte coraggiose e una forte capacità di coordinamento tra gli Stati membri.
Il Dl carburanti, in questa prospettiva, appare come un primo passo, ma non sufficiente. Senza una strategia di ampio respiro, il rischio è quello di continuare a intervenire in modo frammentario, senza incidere sulle cause profonde delle criticità.
La richiesta dell’associazione è chiara: servono politiche industriali ed energetiche integrate, capaci di sostenere la competitività delle imprese e garantire al tempo stesso una transizione sostenibile.
La richiesta di un cambio di paradigma
L’intervento del Governo ha offerto una risposta immediata a un problema urgente, ma non può essere considerato risolutivo. Confartigianato riconosce l’utilità delle misure adottate, ma invita a guardare oltre l’emergenza.
La vera sfida, secondo Granelli, è costruire un sistema energetico più equo, stabile e competitivo, in grado di sostenere la crescita economica senza gravare eccessivamente su famiglie e imprese. Un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso un’azione coordinata a livello europeo.
In assenza di una visione strategica condivisa, il rischio è quello di affrontare ciclicamente le stesse criticità, con costi sempre più elevati per il sistema produttivo.
The post Carburanti, Confartigianato avverte: “Il decreto da solo non basta” appeared first on lentepubblica.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




