Cellule cerebrali e microchip: il nuovo computer ibrido di Princeton
C'è stato un tempo in cui la corsa frenetica verso una sempre maggiore potenza di calcolo digitale era l'imperativo, ma ora ci siamo accorti che i data center attuali consumano quantità di energia diventate ormai insostenibili. E così, ora si sta cercando in tutti i modi di trovare le fonti di alimentazione, e di ottimizzare l'efficienza. Un team di scienziati della Princeton University ha volto la sua attenzione al secondo approccio, prendendo ispirazione dal computer più efficiente che si conosca, il cervello umano.
L'esperimento è riuscito a fondere decine di migliaia di neuroni viventi con un’impalcatura elettronica tridimensionale, creando quello che tecnicamente viene definito un sistema ibrido bio-elettronico.
A differenza dei precedenti tentativi eseguiti su semplici piastre di Petri bidimensionali, i ricercatori hanno costruito una maglia 3D composta da fili metallici microscopici ed elettrodi. Questa struttura è stata poi rivestita da uno strato di resina epossidica ultra-sottile e flessibile, che è stata studiata per imitare la consistenza soffice del tessuto cerebrale reale.
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