Crisi Amt, prende forma il piano di risanamento: spunta l’ipotesi biglietto più caro dal 2027

Genova. C’è anche un ulteriore aumento del costo del biglietto ordinario a partire dall’anno prossimo tra le ipotesi contemplate dalla nuova versione del piano di risanamento di Amt che l’azienda ha condiviso coi sindacati. La misura fa parte di entrambi gli scenari presi in considerazione: il primo, che ipotizzava un’integrazione di 35,3 milioni di euro ai contratti di servizio (ormai superata), e il secondo che fissa la quota aggiuntiva a soli 20,7 milioni rendendo necessarie altre misure “lacrime e sangue” su personale e livelli di servizio. Ed è proprio su quest’ultima versione che si stanno concentrando tecnici e consulenti di Amt, per quanto nulla sia ancora definitivo e il Comune stia mettendo una serie di paletti.
“In questi mesi sono state redatte diverse versioni del piano – conferma il vicesindaco Alessandro Terrile -. Questa prevede due scenari alternativi, ma nessuno dei due è percorribile. L’azienda sta lavorando a un’ulteriore versione che sarà poi sottoposta a tutti gli enti interessati. Noi non pensiamo che la soluzione possa essere ridurre ulteriormente il servizio. Il piano definitivo sarà una sorta di equilibrio tra efficientamento, incentivo all’esodo e maggiori economie sui servizi esternalizzati”.
“È ancora tutto modulabile – aggiunge Enrico Franchini, consigliere d’amministrazione di Amt -. Sono ancora ipotesi relative a tutto ciò su cui stiamo lavorando e che in questo momento stiamo vagliando con gli stakeholders e gli Enti interessati. È un puzzle. Alla luce dei numeri del bilancio 2024, l’equilibrio tra risorse disponibili, servizi da offrire, vincoli di legge e costi interni e difesa dell’occupazione è un esercizio molto molto complicato. Stiamo vagliando con grande senso di responsabilità tutti gli scenari possibili”.
Biglietti e abbonamenti più cari dal 2027?
Il piano di gennaio conteneva previsioni di futuri rincari sugli abbonamenti agevolati, mentre il documento redatto a marzo cita una nuova azione: “Incremento del 10% nel 2027 e del 5% nel 2029 della tariffa relativa ai biglietti ordinari“. In pratica il ticket che oggi costa 2 euro aumenterebbe a 2,20 euro nel 2027 e salirebbe ancora a 2,30 euro dal 2029. Un provvedimento che finora non era mai stato formalmente all’ordine del giorno. L’ultimo aumento del biglietto – da 1,50 a 2 euro – era stato varato dalla giunta Bucci a fronte delle ben note gratuità (over 14, over 70, metropolitana e impianti) e del maxi sconto sull’abbonamento annuale.
Sulle tariffe, tuttavia, la linea di Tursi è improntata alla cautela. L’amministrazione non vorrebbe ritoccare ancora gli abbonamenti, già interessati dall’ultima revisione, mentre un rialzo sul prezzo dei biglietti verrebbe preso in considerazione se fosse dimostrato, con numeri e simulazioni alla mano, che la manovra si tradurrebbe in un aumento dei ricavi per effetto della maggiore convenienza degli abbonamenti. Ma gli “effetti indesiderati” della politica precedente, che hanno prodotto invece una diminuzione delle entrate da bigliettazione, suggeriscono particolare attenzione.
Il rebus dei tagli al servizio
Non solo tariffe, ovviamente. Entrambi gli scenari del piano di risanamento considerano 18,7 milioni di euro di contributi dal ministero dell’Ambiente grazie alle agevolazioni tariffarie, incremento di ricavi da marketing, riduzione del margine di utile.
Ma il contributo aggiuntivo sul contratto di servizio non sembra poter salire oltre i 20,7 milioni: 5 milioni dal Comune, 15 milioni dalla Regione e 700mila euro dalla Città metropolitana. Di conseguenza, mancando una parte della compensazione prevista in origine, si dovrebbe calcare ancora di più sull’efficientamento per ridurre il fabbisogno: riduzione dello straordinario, incremento dell’uso delle ferie legato alla “razionalizzazione della produzione” e soprattutto “interruzione completa dei servizi subaffidati urbani ed extraurbani“, in altre parole integrativi, navette, taxibus e servizi a chiamata.
Significa che quei servizi sono destinati a sparire? “No”, assicura il vicesindaco Terrile. Ma oggi, in molti casi, le corse in appalto (obbligatorie per legge al 10% in caso di affidamento in house) costano ad Amt più di un’ipotetica autoproduzione. Perciò l’intenzione di Tursi, una volta superato lo stato di crisi, è approfittare del cambio di orario per mandare tutto a gara su un periodo più lungo e ottenere così un risparmio netto rispetto alla situazione attuale.
Il vero rebus sono però i tagli al servizio. Che ci saranno e non varranno poco, questo è certo, perché i costi vanno ridotti. Ma lo scenario dettagliato nel piano è considerato insostenibile dal Comune. Parlando in cifre, si tratterebbe di tagliare quasi il 20% della produzione urbana in termini di vetture per chilometro (da 25.109 e 20.479) e lo stesso in ambito extraurbano (da 10.351 a 8.304). Tutto questo, secondo gli esperti, dovrebbe entrare in vigore già da maggio 2026, dato che l’azienda perde circa un milione al mese.
I numeri probabilmente non saranno questi, ma l’intenzione è comunque rimodulare il servizio a partire dal prossimo orario estivo. Come detto, la riduzione dovrebbe tradursi concretamente in una spalmatura degli attuali disagi nell’arco della giornata: in certi casi si avrà una dilatazione delle frequenze, ma non dovrebbero più saltare le corse a sorpresa, come avviene oggi.
Meno 300 unità di personale e straordinario ridotto dell’80%
I sacrifici riguarderebbero anche il personale. Dagli attuali 3mila lavoratori si passerebbe a 2.692 nel 2031, oltre 300 in meno. Su questo, i numeri non sono diversi da quelli circolati nei mesi scorsi. In particolare il personale viaggiante diminuirebbe da 2.132 a 1.936 unità, frutto di un’azione combinata tra incentivo all’esodo (il famoso fondino che dovrebbe costare 1,3 milioni di euro) e taglio delle assunzioni. Per operai, impiegati e dirigenti scatta il blocco del turnover. E ancora: si prevedono una contrazione dell’80% delle ore di straordinario, riduzione dell’assenteismo, smaltimento delle ferie non godute. Tutti punti che saranno oggetto di trattativa coi sindacati.
La Regione conferma: 40 milioni al Comune per la ricapitalizzazione
Queste le azioni considerate necessarie per tenere Amt in vita nei prossimi cinque anni e allontanare lo spettro del fallimento, ancora passibili di numerosi aggiustamenti. Ma per ripianare le perdite (a fine 2025 la società aveva un patrimonio negativo di 61,1 milioni di euro, tecnicamente sul lastrico) serve subito una ricapitalizzazione che nel piano è stimata in 108,3 milioni di euro in denaro. Realisticamente, entro il 2026 l’iniezione potrà ammontare a 52 milioni, mentre il resto dovrà essere corrisposto in seguito
Fondamentale sarà il contributo della Regione, che si è impegnata per 40 milioni. E ieri il presidente Marco Bucci ha confermato la strada da seguire: niente ingresso diretto nel capitale di Amt ma un contributo una tantum alle casse comunali che, a loro volta, inietteranno le risorse ad Amt: “Faremo una proposta operativa alla Corte dei Conti martedì pomeriggio”.
Per tutti questi motivi è stata rinviata al 14 maggio l’assemblea dei soci che dovrà approvare il piano in vista del passaggio in Consiglio comunale e metropolitano. Ma, come ha precisato il governatore, l’ok in azienda sarà necessario anche per il via libera alla legge regionale. La Regione, rinunciando a diventare azionista di Amt, cercherà comunque di assicurarsi una forma di controllo sui conti. Bucci aveva parlato di un “collegio di vigilanza”, mentre il Comune aprirebbe alla nomina di un revisore da parte di piazza De Ferrari.
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