A Cassano d’Adda le neo mamme hanno cambiato vita

Aprile 14, 2026 - 10:30
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A Cassano d’Adda le neo mamme hanno cambiato vita

Il primo incontro è stato un azzardo. Un tavolino, tre donne, un caffè che si raffredda. Una è un’ostetrica. Un’altra è nel pieno di una depressione post-partum. La terza è Alice Cannone, 40 anni, di Cassano d’Adda (Mi). Ha appena lasciato il lavoro dopo la nascita del suo terzo figlio. Oggi quell’incontro è diventato MammaTeca, un’associazione di promozione sociale—Aps nata nel 2024, con  30 soci e una rete di volontarie che cresce per passaparola. Ma i numeri non bastano a spiegare cosa si è messo in moto. Il punto di partenza è una convinzione semplice e radicale: “Ci vuole un villaggio per crescere una mamma”. Non un bambino. Una mamma. Perché la maternità è anche un tempo fragile. Il baby blues, la fatica, la perdita temporanea di riferimenti, l’isolamento. Informazioni se ne trovano ovunque, anche sui social. Quello che manca è un contesto umano dove poterle attraversare insieme.

Alice Cannone, 40 anni, fondatrice e presidente dell’associazione MammaTeca a Cassano d’Adda (Mi)

All’inizio sono incontri informali. Le donne che arrivano non sono utenti ma diventano parte attiva del progetto. Nel consiglio direttivo siedono un’ostetrica, una pedagogista e una doula. Cannone si occupa di progettazione, comunicazione e raccolta fondi. Molte stanno vivendo transizioni professionali. L’associazione diventa così anche uno spazio di riattivazione, un laboratorio dove competenze formali e informali si intrecciano.

Il cuore sono i “caffè del mercoledì”, gratuiti, all’interno del bar del TeCa, il Teatro Cassanese. Si parla di alimentazione, prevenzione del soffocamento, lettura delle etichette nutrizionali, sviluppo infantile. Ma ciò che accade non è solo formazione. È circolazione di saperi. Una mamma arrivata in piena fragilità, dopo mesi di confronto decide di lasciare il lavoro nel marketing e oggi accompagna altre neomamme. Un’infermiera pediatrica restituisce al gruppo le proprie competenze scientifiche. Altre organizzano incontri sul tempo libero, distribuendo flash card con parole semplici — “camminare”, “amiche”, “manicure” — per ricordare che la cura di sé è parte della salute mentale.

La regola è implicita ma chiara: prendi ciò di cui hai bisogno, poi restituisci quando e come puoi. Tempo, competenze, relazioni. È un’economia della gratitudine che tiene insieme la comunità. Il Centro di servizio per il volontariato di Milano ha incontrato MammaTeca nell’ambito dell’attività di ricerca e monitoraggio sul volontariato metropolitano, cogliendone la capacità di intercettare bisogni emergenti e trasformarli in legami stabili.

Al mondo digitale, MammaTeca preferisce la presenza. Alle prime richieste di collegarsi su Zoom la risposta è stata no. Non per rigidità, ma per coerenza: l’obiettivo è combattere l’isolamento. Se oggi non riesci a venire, scrivi a un’altra mamma, incontratevi al parco. La comunità si costruisce uscendo di casa. Gli incontri spesso ruotano attorno ai bambini perché sono il grimaldello che permette alle madri di muoversi in una fase in cui anche fare la spesa può sembrare complicato. Ma il lavoro più profondo riguarda loro. Normalizzare la fatica, nominare la fragilità, riconoscere le competenze invisibili che la maternità sviluppa. Accanto al sostegno emotivo cresce una dimensione territoriale forte. Collaborazioni nate da relazioni personali permettono di organizzare attività in una serra di agricoltura biologica, corsi di prevenzione, momenti formativi gratuiti. 

La quota associativa è di 20 euro l’anno, scelta che tiene insieme accessibilità e responsabilità. Il rapporto con la pubblica amministrazione e con il sistema sanitario resta complesso, ma l’associazione insiste su un punto: rendere gli spazi pubblici davvero family friendly è una questione culturale. Tutto è partito da tre donne attorno a un tavolo. «In quel primo incontro» dice la fondatrice, «c’erano già tutti i pezzi: la fragilità e i talenti, la difficoltà e la possibilità». A Cassano d’Adda quel piccolo villaggio sta crescendo. Non per sostituirsi ai servizi, ma per ricostruire prossimità. E dimostrare che, quando una madre non resta sola, cambia qualcosa non solo per lei, ma per l’intera comunità.  


Le mamme socie e volontarie di MammaTeca durante i loro “caffè di condivisione“ (foto: MammaTeca)

Ogni mese raccontiamo un’esperienza di volontariato e attivismo civico che sta avendo un forte impatto sulla comunità. Lo facciamo a partire da due focus: i giovani capaci di innovare le organizzazioni e le nuove leadership che ne emergono. In collaborazione con Csvnet

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