Cyberbullismo, revenge porn e sexting tra i minori: “Oggi la legge tutela di più le vittime”

Mar 15, 2026 - 12:00
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Cyberbullismo, revenge porn e sexting tra i minori: “Oggi la legge tutela di più le vittime”
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Martedì 17 marzo alle ore 18.30 a Varese, nella Sala Matrimoni del Comune in via Sacco 5, si terrà l’incontro dal titolo “Cyberbullismo, sexting, adescamento online, revenge porn – come proteggere bambini e ragazzi dai rischi tecnologici”. Protagoniste della serata saranno la dottoressa Isabella Gioiosi e l’avvocata Lidia Muser.
L’appuntamento fa parte della stagione culturale promossa dall’associazione di promozione sociale “Essere Esseri Umani”, fondata dalla psicoterapeuta Marta Zighetti, all’interno del ciclo “Prevenire la violenza che cambia: consapevolezza e responsabilità tra individuo, famiglia e società”. Un percorso di incontri che negli anni è diventato un punto di riferimento per chi vuole approfondire temi delicati legati all’educazione, alle relazioni e alla prevenzione della violenza.
In attesa dell’incontro, abbiamo intervistato l’avvocata Lidia Muser, che si occupa di tutela giuridica nei casi che coinvolgono minori e nuove tecnologie.
La partecipazione è gratuita con prenotazione tramite Eventbrite .

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nella foto l’avvocato Lidia Muser

Avvocata Muser, rispetto al passato cosa è cambiato dal punto di vista delle responsabilità e delle tutele giuridiche?
«È cambiato innanzitutto il contesto digitale e, di conseguenza, il modo in cui il diritto interviene. Per molto tempo fenomeni come il cyberbullismo o la diffusione di contenuti online sono stati sottovalutati. Oggi invece il quadro normativo è diventato più specifico e stringente. Da un lato si è rafforzata la responsabilità civile – penso per esempio all’applicazione più rigorosa dell’articolo 2048 del codice civile sulla responsabilità dei genitori per i fatti dei figli minori – dall’altro sono state introdotte nuove fattispecie di reato e sanzioni più incisive. La legge 71 del 2017 sul cyberbullismo ha rappresentato una svolta: ha introdotto procedure come l’ammonimento del questore e la figura del referente scolastico per il cyberbullismo. Più recentemente la normativa si è evoluta ulteriormente, definendo meglio anche il fenomeno del bullismo e rafforzando il ruolo educativo della scuola. Oggi esiste un sistema che coinvolge genitori, istituti scolastici, piattaforme e autorità per garantire una tutela reale alle vittime».

Dove si colloca il confine tra una “ragazzata” e un illecito? Quando un comportamento online diventa reato?
«Il confine è l’antigiuridicità della condotta. Se un comportamento viola una norma giuridica diventa un illecito civile o penale. Il termine “ragazzata” viene spesso usato per minimizzare episodi isolati, ma non significa che non possano essere reati. Un esempio classico è la diffamazione online. Pubblicare un’offesa sui social equivale, dal punto di vista giuridico, alla diffamazione a mezzo stampa prevista dall’articolo 595 del codice penale. Oggi, rispetto al passato, è più facile individuare la fattispecie di reato, anche se nei casi più complessi, penso a situazioni che sfociano in conseguenze drammatiche, la qualificazione giuridica può richiedere un’analisi più approfondita».

Il sexting tra adolescenti è sempre un reato oppure dipende dal contesto e dall’età?
«Quando sono coinvolti minori la legge è molto chiara: la diffusione o lo scambio di immagini sessualmente esplicite non può essere considerato un comportamento neutro. Il legislatore ha scelto di tutelare in modo forte l’immagine e l’intimità del minore. A seconda dei casi si possono configurare diversi reati: pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale, visione illecita di immagini o adescamento di minorenni. È fondamentale il ruolo dei genitori: devono accompagnare i figli nell’uso dei dispositivi digitali e spiegare le conseguenze della diffusione di immagini personali. Spesso, purtroppo, c’è ancora molta inconsapevolezza nelle famiglie».

Con quali modalità avviene generalmente l’adescamento online e quali strumenti giuridici esistono per contrastarlo?
«La prima cosa da fare è rivolgersi subito a un adulto e alle forze dell’ordine. Non sempre è semplice individuare chi si nasconde dietro un profilo online, perché i server possono trovarsi anche all’estero. Dal punto di vista penale interviene l’articolo 609-undecies del codice penale, che punisce l’adescamento di minorenni con pene fino a tre anni di reclusione, se il fatto non costituisce un reato più grave. Esiste anche la possibilità di chiedere la rimozione dei contenuti lesivi grazie alla legge sul cyberbullismo. Il problema principale, però, resta la viralità: anche se il contenuto viene oscurato rapidamente, può essere già stato condiviso molte volte».

Quali responsabilità hanno genitori e scuola quando si verificano episodi di cyberbullismo?
«I genitori hanno una responsabilità educativa e di vigilanza. Devono monitorare l’uso dei dispositivi e spiegare ai figli le conseguenze dei comportamenti online. Inoltre rispondono civilmente dei danni causati dai figli minori. Anche la scuola ha obblighi precisi: deve vigilare, attivare procedure di intervento, offrire supporto psicologico e segnalare i casi gravi alle autorità. Se emerge una gestione negligente degli episodi tra studenti, può essere chiamata a rispondere delle conseguenze. Per questo è fondamentale un’alleanza tra famiglia e scuola. Solo lavorando insieme si può prevenire davvero».

Se una ragazza o un ragazzo riceve minacce o ricatti online, qual è il primo passo concreto da fare?
«La prima regola è non cancellare le prove. L’istinto è spesso quello di eliminare tutto, ma quei messaggi possono essere fondamentali. Subito dopo è importante parlarne con un adulto di riferimento: un genitore, un insegnante, un educatore. Da lì si può bloccare e segnalare l’utente sulla piattaforma e, se necessario, presentare denuncia alla polizia postale o ai carabinieri. La cosa più importante è che il minore non rimanga solo con questo peso».

La giurisprudenza come si sta orientando su questi reati?
«Oggi la giurisprudenza è molto rigorosa, soprattutto quando sono coinvolti minorenni. L’obiettivo è duplice: garantire una tutela reale alla vittima e intervenire in modo incisivo sull’autore del reato. È un segnale importante, perché dimostra che questi fenomeni non sono più considerati marginali ma questioni centrali per la sicurezza e la crescita dei ragazzi».

La partecipazione è gratuita con prenotazione tramite Eventbrite 

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