Dal circular fashion specialist al designer: le professioni più gettonate per Nicola Pighi, fondatore di Hdemy Group

Mar 31, 2026 - 18:00
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Dal circular fashion specialist al designer: le professioni più gettonate per Nicola Pighi, fondatore di Hdemy Group
La sede Nad di Verona
La sede Nad di Verona Credits: Hdemy Group

Intervista

L'industria della moda è mutata negli ultimi anni e ha attraversato diversi cicli fino ad approdare a un sistema che, oggi, richiede designer di seconda generazione, ovvero capaci di procedere tenendo conto della complessità della filiera.

Le competenze vanno dalla capacità di esplorare la vasta gamma di materiali tessili, delle tecnologie e delle caratteristiche a essi associate sono ."Si tratta di una figura professionale molto complessa", spiega a FashionUnited, Nicola Pighi fondatore e presidente di Hdemy Group, polo formativo nato a Verona nel 2010. Il gruppo integra oggi l'Accademia Cappiello di Firenze (pioniera da oltre 70 anni nei settori della grafica e della comunicazione) e la Nad, Nuova accademia del design, attiva tra Verona e Milano, in via Santa Marta, nelle aree dell'interior design, del product design e del fashion design.

Stylist, visual merchandiser, costumisti sono solamente alcuni dei professionisti che escono dal corso. In particolare, obiettivo del percorso in fashion design è formare professionisti creativi, capaci di progettare collezioni sostenibili e innovative, oltre a incentivare la creatività degli studenti affinché possano ideare e presentare proposte accattivanti e coinvolgenti per l’immagine del brand e trasmettere competenze sull’uso dei più avanzati software di grafica.

Nicola Pighi
Nicola Pighi Credits: Hdemy Group

Pighi: "la creatività non basta da sola: ha bisogno di struttura, disciplina e continuità"

"Noi coltiviamo la creatività e le diamo un metodo. La creatività non basta da sola: ha bisogno di struttura, disciplina e continuità in modo da diventare una professione", puntualizza Pighi, soffermandosi sul quanto sia fondamentale legare lo sviluppo delle competenze e delle professionalità con le reali esigenze delle aziende sul territorio, in modo che il talento abbia modo di integrarsi nel mondo del made in Italy. A oggi sono 150 le partnership della scuola con le aziende.

La scuola, quindi, scommette sull'Italia e sulle diversità dei territori come leva di innovazione per la formazione nei settori creativi.

"Noi ci muoviamo sull'Italia, confrontandoci costantemente con associazioni come Confartigianato e Cna, siamo parte di un network e cerchiamo di comprendere e di assecondare le vocazioni del territorio. Questa è una caratteristica della nostra scuola", racconta Pighi. In questo modo la Hdemy Group assicura anche un contatto diretto con le realtà imprenditoriali e offre programmi calati sull'esigenza delle diverse regioni, lontani dai modelli standardizzati di realtà formative più grandi. Per esempio, la realtà milanese è maggiormente legata al fashion business, mentre quella veneta si inserisce in un'area caratterizzata dalle realtà manifatturiere, così come quella fiorentina è vicina alla pelletteria e agli accessori. Secondo Nicola Pighi, la formazione non deve limitarsi alla preparazione professionale ma assumere anche un ruolo culturale, capace di trasmettere e rinnovare il patrimonio creativo dei territori.

L'Accademia Cappiello, a Firenze
L'Accademia Cappiello, a Firenze Credits: Hdemy Group

Tenendo conto delle singole specificità di questi territori, oltre a designer di seconda generazione, quali sono le professionalità che possono avere maggiori chance? "Sicuramente anche i circular fashion specialist, ovvero coloro che possono traghettare le aziende verso l'adozione delle normative legate alla sostenibilità", dice il presidente di Hdemy Group.

Meglio optare per percorsi che consentano di avere il tempo per lavorare e per testare sul campo quanto appreso

La trasformazione legata ai processi produttivi innovativi, così come la necessità di adottare il passaporto digitale dei prodotti e di limitare e adeguare l'impronta ambientale agli obiettivi green, fa sì che le aziende abbiano bisogno di risorse competenti in materia di normative ambientali. Ma quanto possono guadagnare questi profili? Dipende ovviamente da caso a caso ma possiamo fare riferimento a cifre che vanno dai 18mila ai 22mila euro per l'apprendistato per salire a 45mila euro, evidenzia il presidente di Hdemy, aggiungendo che la retribuzione lorda annua all'estero è, in media, maggiore. "Bisogna poi tenere conto anche dei programmi di welfare offerti dalle aziende, che vanno a incidere sulla qualità della vita", specifica Pighi

Tra i suggerimenti per una valutazione del percorso di studi più adatto, oltre alla qualità del percorso formativo e dei docenti "che da noi sono per il 99,9% liberi professionisti che operano nel mondo della moda e del design, come creativi, grafici, designer, architetti", Pighi consiglia di optare per percorsi che consentano di avere il tempo per lavorare e per testare sul campo quanto appreso. "Non obbligare gli studenti a frequentare tutti i giorni ma lasciarli l'opportunità di conoscere direttamente il mercato del lavoro è il nostro approccio. Per i percorsi dedicati a interior, product e fashion design, le lezioni d'aula, a Verona e a Milano, si alternano alla formazione a distanza", afferma.

L'accademia, che conta circa 100 docenti e professionisti attivi nei rispettivi settori, prevede 4 corsi bachelor of arts, 10 corsi post diploma, 15 corsi postgraduate e biennali. Ogni aula ha circa 10-15 studenti al massimo.

Un laboratorio Hdemy Group
Un laboratorio Hdemy Group Credits: Hdemy Group

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