Il Venezuela oltre Maduro: «Le persone speravano che sarebbe cambiato tutto, ma non è andata così»

Mar 25, 2026 - 08:30
 0
Il Venezuela oltre Maduro: «Le persone speravano che sarebbe cambiato tutto, ma non è andata così»

«La gente pensava che il giorno dopo sarebbe cambiato tutto. Non è stato così». José Rodríguez, responsabile di Fondazione Avsi nel Paese, osserva la transizione con lo sguardo di chi vive ogni giorno la realtà sul terreno. La caduta di Nicolás Maduro, all’inizio del 2026, ha segnato uno spartiacque politico. Ma nella vita quotidiana dei venezuelani, il cambiamento resta lento, incerto, incompleto. Il Venezuela di oggi non è più quello di ieri. Ma non è ancora un Paese diverso.

Una crisi che non nasce oggi

Rodríguez insiste su un punto spesso dimenticato: «Il Paese vive un’emergenza umanitaria complessa da oltre dieci anni». Non è una crisi improvvisa, né solo politica. È una crisi lunga, stratificata, che oggi rischia di aggravarsi con la nuova instabilità seguita agli attacchi statunitensi e alla caduta del regime. I numeri aiutano a capire la profondità del collasso: iperinflazione, tassi di malnutrizione altissimi, un sistema sanitario «completamente collassato e non funzionante» e oltre 9 milioni di persone costrette a lasciare il Paese. A pagare il prezzo più alto sono i più vulnerabili, con oltre due milioni di bambini che non frequentano la scuola.

Una transizione reale, ma incompiuta

Dopo la cattura dell’ex presidente da parte delle forze statunitensi e l’insediamento di un governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, il Paese è entrato in una fase nuova e ancora instabile. Sono stati liberati centinaia di detenuti politici – oltre 600 secondo le stime più recenti – ma centinaia restano ancora in carcere e la struttura repressiva non è stata smantellata. Nelle strade di Caracas si percepisce un cambiamento. «C’è più spazio per esprimersi», racconta un operatore umanitario. «La gente protesta, chiede, parla. Prima era molto più rischioso». Ma è una libertà fragile. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di un sistema che si è adattato, non dissolto.

«Il cambiamento si sente, ma non si vede ancora»

Per chi lavora sul campo, la distinzione è netta: il clima è cambiato, la realtà materiale molto meno. «Le persone parlano con meno paura», dice Rodríguez. «Ma quando entri nelle case, la situazione è la stessa: mancano cibo, lavoro, cure». Una percezione confermata anche da chi opera nel sistema sanitario. Il dottor Pedro Fernández, coordinatore di Médicos Unidos de Venezuela nello stato di Mérida, descrive una realtà sospesa: «La situazione è cambiata in alcuni aspetti, ma nei punti fondamentali resta uguale: crisi economica, crisi sociale, salari insufficienti e, soprattutto, l’emergenza umanitaria complessa continua a colpire duramente i venezuelani. C’è una percezione di cambiamento, una speranza per il futuro dopo gli eventi di gennaio. Ma fino a oggi non si è ancora concretizzato nulla».

Il nodo dei salari resta centrale: «Insegnanti, medici, lavoratori pubblici continuano a guadagnare stipendi molto al di sotto di ciò che è dignitoso. Parliamo di meno di 20 dollari al mese. I pensionati ricevono somme che non bastano nemmeno per un biglietto dell’autobus».

La crisi umanitaria resta il cuore del problema

Il nodo centrale è che la crisi venezuelana non è solo politica ma è strutturale. Il sistema sanitario continua a funzionare in condizioni precarie. Ospedali senza materiali, farmaci difficili da reperire, personale ridotto. «Non siamo più nel collasso totale di qualche anno fa», racconta un medico legato a Médicos Unidos de Venezuela, «ma siamo ancora lontani da un sistema funzionante». Le ong e la società civile italiana confermano: il miglioramento esiste, ma è fragile e diseguale. Nelle periferie urbane e nelle aree rurali, la crisi resta visibile ogni giorno. «Ci sono pazienti che arrivano troppo tardi perché non hanno accesso alle cure», racconta un operatore sanitario. Anche Avsi lo conferma: «Nei programmi nutrizionali vediamo ancora bambini in condizioni critiche. Questo non cambia con un cambio di governo».

Fernández aggiunge un elemento decisivo: la percezione, in alcuni casi, è persino di un peggioramento legato all’inflazione.
«La situazione oggi può sembrare anche più difficile rispetto all’anno scorso, perché l’inflazione continua ad avanzare mentre salari e pensioni restano fermi».

Economia: segnali di ripresa, vita ancora difficile

Alcuni indicatori macroeconomici mostrano timidi segnali di crescita, ma non si traducono in un miglioramento reale per la popolazione. Inflazione ancora elevata, oltre il 500% annuale, e salari da fame restano la norma. «Le famiglie continuano a sopravvivere grazie alle rimesse o al lavoro informale», spiega Rodríguez. «L’economia quotidiana è fatta di adattamento».

Gabriella Castaldo, presidente della Casa Italo-Venezuelana NCS, è ancora più diretta: «Ventisette anni di distruzione non si recuperano in due mesi. Tutti sono in attesa, nessuno può dire davvero che le cose stiano cambiando. È stata una distruzione quasi totale, dalle radici». E aggiunge: «Non esiste una bacchetta magica. Hanno distrutto l’industria petrolifera, licenziato migliaia di tecnici, mandato via competenze costruite in decenni. Hanno devastato l’educazione, affidandola a un sistema che non ha formato una nuova generazione all’altezza. Oggi molti di quelli che sapevano come far funzionare il Paese non ci sono più: sono emigrati o sono morti».

Il racconto entra nel dettaglio di una crisi sistemica: «Per gestire un pozzo petrolifero servono nove specialisti, con competenze che richiedono anni. Sono stati mandati via tutti. I pozzi sono stati sfruttati senza criterio e distrutti. Poi hanno dovuto richiamare compagnie straniere, perché non c’era più nessuno in grado di lavorare».

Un Paese svuotato

La crisi non riguarda solo il petrolio. «Hanno confiscato imprese, distrutto l’agricoltura, spezzato intere filiere produttive», continua Castaldo. «Gli agricoltori venivano sostenuti da aziende private che sono state espropriate. Oggi molti non hanno più accesso a credito, semi, fertilizzanti». E racconta anche il livello di disgregazione istituzionale: «I militari, invece di difendere il popolo, spesso lo ricattano. I camion che trasportano merci vengono fermati lungo le strade e costretti a pagare per passare. È stato un sistema di abuso diffuso».

Società sospesa tra speranza e paura

Nonostante tutto, qualche segnale di fiducia esiste. «Ci sono venezuelani all’estero che stanno provando a tornare o a reinvestire», osserva Castaldo. «Questo significa che una speranza c’è». Ma è una speranza fragile. Fernández lo conferma da Mérida: «Le persone continuano a soffrire gli effetti della crisi, ma oggi vedono un futuro possibile. Questa è la vera differenza rispetto alla fine dello scorso anno». E aggiunge: «I venezuelani stanno lavorando duramente, anche nelle condizioni più difficili, con la speranza di migliori salari e di un’economia più autonoma, meno dipendente dalle importazioni e più basata sulla produzione interna».

In questo contesto, la società civile resta centrale. Le organizzazioni locali e internazionali continuano a colmare vuoti enormi, soprattutto in sanità e assistenza. La rete italo-venezuelana, attraverso associazioni come la Casa Italo-Venezuelana NCS, svolge un ruolo fondamentale nel mantenere legami, sostenere i migranti e dare voce a chi è rimasto.

La domanda aperta

Alla fine, la domanda resta la stessa: è cambiato davvero qualcosa? «Sì», risponde Rodríguez. «È cambiato il clima». Ma subito aggiunge: «Non è ancora cambiata la vita delle persone». Fernández offre una sintesi altrettanto netta: «Il cambiamento arriverà. I venezuelani ci credono. Ma nessuno sa quando si concretizzerà davvero». E Castaldo chiude con una frase che pesa come un bilancio: «C’è tanto da ricostruire. Più di quanto si possa immaginare».

Il Venezuela è entrato in una nuova fase. Ma la sua crisi – sociale, economica e istituzionale – resta aperta. E per milioni di persone, la libertà appena conquistata non basta ancora a cambiare la vita.

AP Photo/Ariana Cubillos/LaPresse

L'articolo Il Venezuela oltre Maduro: «Le persone speravano che sarebbe cambiato tutto, ma non è andata così» proviene da Vita.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News