Perugia, il terrorismo memetico, e l’idea ridicola di una Spectre nazifascista

A pochi giorni dai fatti di Trescore Balneario, un diciassettenne viene arrestato a Umbertide, in provincia di Perugia, con l’accusa di star pianificando una strage in un liceo. Anche in questo caso, il riferimento esplicito dell’aspirante terrorista è il massacro di Columbine del 20 aprile 1999, e le similitudini con l’episodio avvenuto in provincia di Bergamo non si esauriscono con il mito di Klebold e Harris: anche questa volta, i propositi terroristici vengono messi nero su bianco in una chat Telegram; le persone coinvolte sono principalmente minorenni e, per l’ennesima volta, la stampa italiana scade nella semplificazione (questione sulla quale torneremo a breve). L’unica differenza tangibile tra i due episodi è la matrice: nel caso di Trescore, un rimando goffo alla retorica dello stereotipico school shooter («rivolta dei reietti», «vendetta» contro presunte ingiustizie); in quello perugino, il neonazismo.
Il canale Telegram nel quale l’aspirante stragista condivideva i suoi propositi eversivi con altri utenti faceva riferimento a un gruppo, Werwolf Division, dove il richiamo all’effimera resistenza delle giovani SS nella Germania occupata dagli alleati – l’unità Werwolf, appunto, – si somma a deliri su satanismo e accelerazionismo. Roba già vista, anche in Italia.
Per questo motivo, diversi giornali hanno iniziato a mettere da parte elementi chiave della vicenda – gli stessi emersi dalle indagini su Trescore Balneario – preferendo invece gettarsi sulla ricerca di una fantomatica rete neonazista organizzata su scala globale (auguri). È per questo che bisogna chiarire alcuni aspetti essenziali, prima di azzardare ipotesi su una Spectre nazifascista e le sue cellule italiane.
Da oltre dieci anni, un certo filone del suprematismo bianco ha trovato una sponda nel sottobosco filo-stragista. Il sottobosco che fa riferimenti a casi che, come Columbine, nulla hanno a che fare con la politica. I punti di contatto tra i due mondi sono diversi: l’idea mitica del cane sciolto (personificata nella figura dello shooter), la lotta al sistema, l’atto violento, gli stessi luoghi online (dieci anni fa c’erano le board di 4chan e forum simili; oggi la piattaforma principale è Telegram, con i suoi canali privati). Ma, da soli, questi elementi non bastano a creare un ambiente comune, un immaginario condiviso.
L’incontro tra le due subculture avviene grazie a un processo di vicendevole autoalimentazione e reciproca appropriazione dei rispettivi miti. Il caso che spiega meglio questa operazione (e l’ambiente nel quale si muoveva il presunto militante della Werwolf Division) è quello del Terrorgram Collective, canale principale di una rete – non organizzata – dedita alla diffusione di materiale filo-stragista e di propaganda politica (da intendersi come quel mischione nazi-satan-accelerazionista prima citato). Su questo canale, tra i vari meme e proclami nazistoidi, circolavano immagini di mass shooter in forma di santini cristiani. Gli shooter diventavano martiri, figure ironicamente santificate, funzionali alla costruzione di un pantheon.
Come riportato approfonditamente da Leonardo Bianchi su “Iconografie” nel maggio 2023, ai santini riconducibili esplicitamente al terrorismo di matrice suprematista (Anders Breivik, Dylan Roof e Brenton Tarrant) si aggiungono San Rodger (Elliot Rodger, responsabile della strage di Isla Vista del 2014) e gli assassini di Columbine, trasformati in San Klebold e San Harris. Una grottesca appropriazione culturale, da parte di una frangia della destra radicale, che arruola nelle sue fila incel (Elliot Rodger) e school shooter apolitici, per dare il via a un tipo di terrorismo inedito e facilmente diffondibile su piattaforme non tradizionalmente riconducibili all’estrema destra.
Avviene così l’ingresso del filone nazista in quello più ampio del terrorismo memetico: un ingresso, del quale le community che esaltano lo school shooting e la strage di massa come atto fine a sé stesso possono solo beneficiare. Lo dimostra l’accoglienza, da parte degli allora utenti del forum 4chan, riservata al responsabile del massacro di Christchurch del 2019, Brenton Tarrant.
Nel suo manifesto, il nazista Tarrant chiede esplicitamente di «fare meme, diffondere meme» su di lui, perché «hanno fatto di più i meme per la causa [del suprematismo bianco, ndr] che i phamplet politici», trovando una sponda in quegli utenti che, prima di lui, avevano trasformato in meme – da intendersi sia come contenuto virale sia come codice condiviso – episodi di school shooting. Tarrant, il quale aveva pubblicato la diretta streaming del suo attentato su questi forum (oltreché su piattaforme «innocue» come Facebook), è citato esplicitamente anche dall’aspirante assassino di Trescore, che da Tarrant ha preso ispirazione non in senso ideologico, quanto nel metodo (la diretta streaming).
Tutto ciò che abbiamo descritto non avviene su iniziativa di organizzazioni reali, ma di bolle che nascono e muoiono con la velocità propria del web. È questo che la stampa italiana dovrebbe tenere a mente quando sceglie di indagare sulla Werwolf Division.
Negli ultimi anni sono miriadi le sigle che – stando ai proclami dei loro presunti appartenenti – si rifanno alla stessa impostazione degli utenti del caso di Perugia: la Atomwaffen Division, l’Ordine dei Nove Angoli e il gruppo 764. In alcuni casi, la polizia ha individuato e neutralizzato cellule terroristiche che sostenevano di appartenere a uno dei suddetti gruppi, ma, in nessuno di questi casi, è stata confermata la tesi di un’organizzazione verticistica, con capi e capacità di fuoco reali. Nella maggior parte dei casi in cui compare anche soltanto una di queste sigle, si è trattato di uno o più ragazzi – quasi sempre minorenni – radicalizzatisi online o avvicinati da presunti appartenenti all’organizzazione di turno, mitomani non diversi da quelli che popolano le community filo-stragiste.
I fatti di Perugia, così come quelli di Trescore, sono l’ennesimo esempio di terrorismo memetico. Un fenomeno che, per essere arginato, va prima compreso, con buona pace dei commentatori nostrani.
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