Altri nove cani sottratti ai combattimenti clandestini e alla morte

Mar 25, 2026 - 08:30
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Altri nove cani sottratti ai combattimenti clandestini e alla morte

Messi in salvo altri nove cani. Due femmine e sette cuccioli che sono stati sottratti al circuito criminale dei combattimenti clandestini tra animali grazie all’ultima operazione condotta insieme ai Carabinieri forestali e alla magistratura. A prenderli in carico la Fondazione Cave Canem

Per la fondazione è sla seconda operazione di salvataggio realizzata in meno di sei mesi (la prima si era svolta a giugno 2025 ), che porta a 19 il numero totale di cani messi in sicurezza grazie alla collaborazione con le autorità.

Il nuovo salvataggio

Tra gli animali salvati ci sono due fattrici e sette cuccioli, alcuni dei quali presentano amputazioni di coda e orecchie, mutilazioni tipicamente legate al circuito dei combattimenti clandestini.

Timon, uno dei cuccioli salvati

Questo nuovo salvataggio riporta all’attenzione un reato odioso che colpisce i quattro zampe e non solo loro. Infatti, i combattimenti clandestini tra animali sono spesso percepiti dall’opinione pubblica come un fenomeno ormai scomparso, ma la realtà è ben diversa sottolineano alla fondazione Cave Canem. Si tratta di un circuito criminale ancora molto attivo, diffuso su tutto il territorio nazionale e con ramificazioni anche in Europa e nel resto del mondo.

Il legame con la devianza minorile

Un fenomeno strettamente collegato anche alla devianza giovanile. E in questo campo la Fondazione è impegnata su più livelli: nel recupero e nella custodia degli animali vittime di questo reato, nel supporto operativo alle autorità, ma anche nelle scuole, con attività di sensibilizzazione rivolte agli studenti di ogni ordine e grado. La Fondazione inoltre è impegnata nel progetto “Cambio rotta” con i giovani messi alla prova.

È ormai noto infatti che la partecipazione ai combattimenti clandestini tra animali può rappresentare un vero e proprio rito di iniziazione nei circuiti criminali, contribuendo ad alimentare la piaga della devianza giovanile.
Come emerge anche da una ricerca elaborata con il progetto “Io non combatto”, promosso da Human World for Animals e Fondazione Cave Canem di cui avevamo scritto qui 

I nomi per una nuova vita

I cani salvati hanno ricevuto nuovi nomi: Bolla, Panna, Mulan, Piuma, Dumbo, Hulk, Wall-e, Timon e Cipria.

Nel video alcuni dei cani salvati – immagini da ufficio stampa

Bolla e Panna, le due fattrici, portano nomi che evocano leggerezza, quasi a voler allontanare il peso delle sofferenze che hanno vissuto. I cuccioli invece richiamano un immaginario fantastico, nella speranza che possano finalmente vivere una vita fatta di felicità, spensieratezza e libertà, lontani dal circuito che li avrebbe destinati a una vita di violenza.

«Siamo davvero soddisfatti di questa operazione», afferma Federica Faiella, presidente della Fondazione Cave Canem. «Siamo fieri di poter essere al fianco della magistratura e delle forze dell’ordine, in questo caso i Carabinieri Forestali, e di poter dare una mano concreta. Il nostro obiettivo è anche creare precedenti operativi che possano diventare un modello per interventi futuri». 

Un’azione trasversale che aiuta giovani e cani

La presidente sottolinea inoltre il ruolo dei sostenitori della Fondazione: «Siamo certi che i nostri sostenitori sono al nostro fianco e orgogliosi dell’azione che stiamo portando avanti e del modo in cui utilizziamo i fondi messi a disposizione dai nostri donatori. È un’azione trasversale e integrata che combatte contemporaneamente due piaghe: il reato dei combattimenti clandestini tra animali e la devianza giovanile».

Al contrasto dei combattimenti è dedicato anche uno degli ultimi video realizzati da un testimonial della fondazione, Alessio Sakara esperto di arti marziali 

Piuma, una dei cuccioli salvati nell’operazione contro i combattimenti clandestini

Infine Mirko Zuccari, dog trainer manager della Fondazione Cave Canem, evidenzia la complessità del percorso di recupero: «I disagi comportamentali e quella che può apparire come aggressività non derivano da una cattiveria del cane, ma dalla necessità di uccidere per salvarsi. Comprendere questo significa capire la profondità della manipolazione e della dinamica patologica che caratterizza il mondo dei combattimenti clandestini».

Nell’immagine in apertura Hulk con un operatori di Fondazione Cave Canem – tutte le fotografie sono da ufficio stampa

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Redazione Redazione Eventi e News