Storia e talenti creativi del “Re dell’oud” Christian Provenzano
Nel mondo della profumeria internazionale, Christian Provenzano è una figura che unisce talento creativo, esperienza e una curiosità quasi inesauribile per le materie prime. Nato in Marocco da genitori italiani e oggi Global Director of Perfumery di CPL Aromas, Provenzano ha costruito una carriera lunga oltre cinquant’anni, durante la quale ha firmato centinaia di fragranze per marchi – lui è il naso dietro Halfeti di Penhaligon’s – di tutto il mondo. Il suo stile combina tradizione e innovazione, con una particolare maestria nelle composizioni a base di oud e ambra, tanto da valergli il soprannome di “King of Oud and Master of Amber”.
Il suo percorso, però, non nasce solo tra alambicchi ed essenze. Prima di diventare uno dei nasi più rispettati del settore, Provenzano sognava la musica e ancora oggi coltiva una grande passione per la cucina. Due mondi che considera sorprendentemente vicini alla profumeria. In questa intervista racconta come è iniziata la sua carriera quasi per caso, il suo legame con la profumeria mediorientale e perché creare un profumo, in fondo, non è così diverso dal comporre una ricetta.
Profumi mediorientali: intervista al Re dell’oud
Lei è nato a Casablanca da genitori italiani. Quanto ha influito il suo background nel diventare profumiere?
In realtà non ha influito molto. Sono nato in Marocco, ma la mia carriera è iniziata più tardi in Europa. Quando ho iniziato a lavorare nella profumeria mi sono ritrovato in una scuola con sei studenti: tre chimici e tre non chimici. È interessante perché alla fine i chimici non hanno superato il corso, mentre noi sì. Probabilmente perché i chimici tendono a ragionare molto sulla struttura molecolare e pensano che una certa formula debba avere necessariamente un certo odore. Ma nella profumeria non funziona sempre così.

Christian Provenzano – Renata Vesley
Lei ha vissuto in diversi Paesi prima di diventare profumiere. Com’è iniziato questo percorso?
Sono nato in Marocco da genitori siciliani, ma ho anche la nazionalità francese. A 16 anni ho lasciato il Marocco per viaggiare e scoprire il mondo. Sono passato dalla Spagna a Parigi e poi sono arrivato in Olanda, dove ho iniziato la mia carriera. Lì ho frequentato un corso di un anno e mezzo, poi sono diventato prima trainee perfumer e successivamente junior perfumer. Dopo sono andato in Inghilterra, dove ho lavorato per una piccola azienda britannica per circa otto anni. In seguito ho lavorato per un’altra casa di profumi per sei anni e nel 1989 sono entrato in CPL Aromas nel Regno Unito.
Poi è arrivato a Dubai.
Sì. Quando CPL Aromas ha aperto una fabbrica a Dubai mi hanno chiesto se volessi trasferirmi lì per un paio d’anni. Alla fine ci sono rimasto vent’anni. Mi sono innamorato di quel posto e non volevo tornare in Inghilterra. Da lì ho avuto l’opportunità di lavorare con moltissime aziende mediterranee e internazionali, in Italia, Francia, Germania, Stati Uniti. Un po’ ovunque nel mondo.
Ha anche creato un suo marchio.
Sì, ho lanciato il mio brand, Christian Provenzano. Sta andando molto bene e oggi è distribuito in circa 25 Paesi. Continuiamo a crescere e speriamo di introdurre nuove fragranze.
Una carriera cominciata (quasi) per caso, ad Amsterdam
Quando era giovane immaginava già di diventare profumiere?
Assolutamente no. Quando vivevo in Marocco ero un musicista. Avevamo una band e suonavamo in giro per il Paese e anche all’estero. Dopo qualche anno il gruppo si è sciolto e ho deciso di cercare un’altra strada.
Come è arrivato alla profumeria?
È successo quasi per caso. Vivevo ad Amsterdam con una ragazza tedesca e i suoi genitori. Suo padre lavorava in un’azienda di profumi e mi chiese se volessi provare a lavorare lì, così ho iniziato come assistente di laboratorio. Preparavo le formule per i profumieri: mi davano le ricette e io pesavo gli ingredienti. Il profumiere con cui lavoravo mi faceva sempre annusare ogni materia prima prima di usarla. All’inizio non capivo il perché, ma dopo qualche mese ho iniziato a riconoscerle. Un giorno stavamo cercando di ricreare un profumo famoso e fui in grado di dirgli quali ingredienti stavamo usando e quali invece mancavano nella formula. Lui rimase sorpreso e mi chiese come facessi a saperlo. Dopo circa otto mesi conoscevo praticamente tutte le materie prime. È stato allora che mi hanno mandato alla scuola di profumeria.
Molti pensano che la vera formazione da profumiere avvenga solo a Grasse. È davvero così?
No, non direi. Io ho studiato alla Naarden Perfumery School in Olanda, per esempio. Certamente Grasse è storicamente il centro della profumeria, soprattutto perché lì si producono molte materie prime naturali. Ma oggi i profumieri lavorano in tutto il mondo: Parigi, Stati Uniti, Regno Unito, Germania. Se hai un buon naso e sai creare belle fragranze non importa dove hai studiato e puoi lavorare ovunque.
Qual è il primo odore che ricorda della sua infanzia?
Il profumo della cucina di mia madre. Si svegliava alle sei del mattino per preparare la salsa di pomodoro per la pasta. L’odore dei pomodori freschi mi svegliava. È uno dei ricordi olfattivi più forti che ho.
La cucina è ancora una passione per lei?
Moltissimo. Cucino spesso e mi piace sperimentare ricette di diverse tradizioni: cinese, indiana, francese, italiana, giapponese. In realtà cucina e profumeria sono molto simili. Quando cucini hai una ricetta e degli ingredienti da combinare. Nella profumeria succede la stessa cosa: sapere quali ingredienti funzionano bene insieme mi aiuta anche quando sono in cucina.
La nuova anima dei profumi arabi contemporanei
Lei è considerato un grande esperto di profumeria mediorientale. Si sente più vicino agli accordi arabi o a quelli occidentali?
Dopo vent’anni a Dubai ho creato moltissime fragranze arabe. Ma oggi c’è una tendenza interessante: combinare elementi orientali e occidentali. Puoi avere una base molto intensa tipica della profumeria araba, arricchita però con note occidentali più leggere. Nascono risultati molto interessanti.
Il boom delle fragranze all’oud in Occidente da cosa dipende?
Credo sia iniziato quando l’Occidente ha scoperto l’oud. È una materia prima molto preziosa e tipica della profumeria mediorientale. Quando marchi internazionali come Tom Ford hanno iniziato a utilizzarlo, l’interesse è cresciuto moltissimo.
Tra le tante fragranze che ha creato, ce n’è una a cui è particolarmente legato?
Probabilmente Halfeti di Penhaligon’s. È stata un grande successo: è rimasta tra le fragranze più vendute del marchio per oltre dieci anni. C’è poi il Giardino delle Delizie di Nobile 1942: l’ho creata qualche anno fa e sta andando ancora benissimo. Ho creato più di mille profumi nella mia vita e non riesco a ricordarli tutti.
È più difficile creare una fragranza per un cliente o per il proprio marchio?
Per me è più difficile creare per me stesso. Quando lavori per il tuo brand diventi molto più esigente. Continui a modificare la formula, a fare test, a cercare la perfezione prima del lancio.
Come vede il futuro della profumeria?
Diventerà sempre più complesso. Ci sono molte restrizioni sugli ingredienti imposte dalle normative IFRA. Molte materie prime che amavamo usare stanno scomparendo, quindi dobbiamo trovare nuovi modi di formulare e sostituire alcuni ingredienti. È una sfida, ma allo stesso tempo spinge i profumieri a essere più creativi».
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