Dal Golfo Persico al rischio di guerra globale, tra petroliere già in fiamme

Mar 3, 2026 - 00:00
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Dal Golfo Persico al rischio di guerra globale, tra petroliere già in fiamme

Abbiamo seguito, passo dopo passo e con grande attenzione, i lavori del tavolo diplomatico scaturiti dall’incontro delle delegazioni americana e iraniana, svoltesi a Ginevra (per ben tre volte) con la mediazione del Sultanato dell’Oman; abbiamo sperato fino all’ultimo minuto che potessero ancora esserci margini di manovra per concludere un negoziato assai complesso e reso più complicato dalla posizione americana, che ha insistito pervicacemente sul completo blocco del nucleare iraniano e che, comunque, ha concluso i lavori schedulando un prossimo incontro delle delegazioni diplomatiche a Vienna (si sarebbe dovuto svolgere questa settimana).

Purtroppo, i fatti di queste ultime ore hanno infranto l’illusione di ogni possibile soluzione pacifica che, ovviamente, solo attraverso il percorso irto di ostacoli della via diplomatica avrebbe potuto portare a risultato. È andata diversamente, purtroppo, ed è stata scelta la via peggiore: l’attacco armato da parte israeliana ed americana all’Iran e ciò, va detto per inciso, mentre i negoziati erano ancora formalmente aperti e si cercava di mettere a punto le possibili soluzioni alternative, che si sarebbero dovute discutere questa settimana a Vienna.

Un attacco militare furioso e devastante, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti e le cui conseguenze andremo a soppesare in queste ore e nei giorni successivi, ha infranto ogni aspettativa di pace; non possiamo tacere il fatto che questa ennesima aggressione militare, una sorta di guerra non dichiarata, umilia ogni prassi e consuetudine diplomatica e costituisce un ulteriore colpo mortale al diritto internazionale, costruito pazientemente dalla società umana all’indomani della carneficina conseguita alla seconda guerre mondiale; ottant’anni di sforzi congiunti per costruire un cammino di pace e di rapporti internazionali costruiti sul diritto internazionale spazzati via, come non fossero mai esistiti né presenti nella cultura delle civiltà occidentali.

Un mondo senza più regole né comportamenti incentrati sul rispetto della prassi diplomatica ma la mera affermazione della forza: sono più forte e quindi posso fare quello che mi pare, compreso bombardare e uccidere chi - nel raggiungere i miei obiettivi politici - avverto come ostacolo. Si va affermando sempre di più la risoluzione militare che diventa aggressione senza preavviso, in cui neanche tra Paesi alleati si è a conoscenza di quello che matura a Tel Aviv e Washington, come dimostro il caso del ministro italiano della Difesa, rimasto bloccato a Dubai nel bel mezzo della guerra. Si è affermato il principio che chi sta al timone della nave più potente possa agire indisturbato per il raggiungimento dei propri obiettivi: uccidere i propri nemici e chi gli sta intorno; distruggere centri di produzione industriale e energetici; spezzare i flussi di traffico commerciali di respiro mondiale, oramai sembra diventata un fatto ordinari, accettato da molti e che non richiede nessuna discussione.

Un balzo assurdo nel passato, un percorso che pensavamo relegato ai secoli bui della storia umana. Ed eccoci, eppure, di fronte ad un conflitto allargato, che coinvolge tutta l’area del Golfo Persico e ha inglobato, nelle ultime ore, il Libano meridionale. Anche se la situazione ancora non è del tutto chiara, i primi missili iraniani sembrano (il condizionale è d’obbligo) aver colpito pure una base navale britannica nell’Isola di Cipro, Stato membro dell’Unione europea a tutti gli effetti.

Il timore che la guerra giunga anche alla sponda mediterranea fa tremare i polsi, così come anche la decisione francese di rischierare la portaerei nucleare (unica nave a propulsione nucleare dell’Unione europea), la Charles De Gaulle, nel Mediterraneo orientale, complica ulteriormente le cose e pone l’Unione europea in una posizione di disallineamento palese, anche alla luce della posizione adottata qualche giorno fa da uno Stato membro di rilievo e che è stato netto nel prendere le distanza dall’attacco israeliano e americano scatenato su Teheran.

Il conflitto in corso, che ha comportato la morte di Khamenei oltre a quella di un numero imprecisato di alti dignitari e generali iraniani oltre e a quello imprecisato di civili inermi - tra i quali spezza il cuore ricordare le bambine di una scuola elementare colpita da un missile lanciato da un aereo israeliano -, ha toccato profondamente le corde emotive degli sciiti. Una situazione che in alcuni casi abbiamo visto sfociare in sommosse, che hanno causato morti tra i manifestanti come avvenuto a Karachi, dove sono state devastate sedi diplomatiche degli Usa.

Rileva, inoltre, richiamare che l’uccisione della massima guida spirituale dell’Iran e, quindi, di tutti i musulmani sciiti, ha la stessa valenza dell’uccisione del Papa per i cristiani cattolici; senza tralasciare che il Pakistan è una potenza nucleare dell’area asiatica di tutto rispetto e storicamente assai vicina alla Repubblica Popolare cinese che, come abbiamo sentito, ha espresso parole durissime verso chi ha scatenato la guerra in Iran, peraltro al buio e senza un vero programma strategico da attuare; una crisi che ha comportato la chiusura (preannunciata e attuata da parte dei Pasdaran) dello Stretto di Hormuz e la naturale conseguenza di imporre un imponente blocco di petroliere e gasiere che quotidianamente transitano, in entrata e in uscita, dalla citata via d’acqua e attraverso la quale transita, come ben sappiamo, non meno del 20% dell’energia fossile estratta nel pianeta, gran parte della quale diretta verso i mercati asiatici, con la Cina in testa a tutti.

Aver quasi svuotato e, comunque, ridotto ai minimi termini il ruolo del “Palazzo di Vetro” ha contribuito enormemente a realizzare l’attuale stato di caos planetario dove sembra vigere un’unica regola: quella del più forte. Un mondo senza regole codificate e condivise fa più paura di un mondo regolato e disciplinato dal diritto, unica luce che può (e deve) ancora illuminare il cammino dell’umanità.

Una triste notizia, passata quasi inosservata, ed è bene richiamare, riguarda le petroliere (due o tre) colpite da droni iraniani ed incendiate, con alcuni membri dell’equipaggio rimasti feriti. Noi ci auguriamo che qualcuno abbia seriamente considerato il verificarsi di possibili gravi inquinamenti da idrocarburi del mare e, in linea preventiva, disposto il rafforzamento dei mezzi navali antinquinamento; oltre ai missili e ai droni d’attacco, diventa irrinunciabile mettere a segno tutti i dispositivi necessari a contenere e a contrastare gli inquinamenti che deliberatamente si potrebbero causare. Il mare non può essere il ricettacolo finale della stoltezza dell’uomo.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia