Dopo 100 anni, la teoria dei colori di Schrödinger è completa
A distanza di un secolo dalle intuizioni del fisico Erwin Schrödinger, lo stesso del celebre paradosso del gatto, un gruppo di ricercatori statunitensi ha colmato un vuoto matematico rimasto irrisolto nella sua teoria della percezione del colore, meno nota ma altrettanto interessante.
Al Los Alamos National Laboratory un team guidato dalla scienziata informatica Roxana Bujack ha rimesso mano al modello geometrico proposto negli anni Venti, dove la questione ruota attorno al modo in cui l’occhio umano organizza le informazioni cromatiche.
Sappiamo che la visione si basa sulla tricromia, ovvero sull’attività di tre tipi di coni presenti nella retina, che sono sensibili a diverse lunghezze d’onda. A quei tempi Schrödinger aveva immaginato che l’insieme dei colori percepibili potesse essere rappresentato come una struttura tridimensionale definita matematicamente, dove tonalità, saturazione e luminosità non sarebbero stati elementi soggettivi o culturali, ma proprietà interne alla geometria stessa della visione. Eppure qualcosa non tornava e negli ultimi anni si è sentita la necessità di trovare la quadra di questo ragionamento.
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