Educare al verde a scuola: la rivoluzione fondamentale

Aprile 21, 2026 - 18:00
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Educare al verde a scuola: la rivoluzione fondamentale
scuole verdi - progetto deerns

Ripensare gli spazi scolastici non è più un’opzione, ma una necessità con le scuole che possono diventare veri e propri laboratori di sostenibilità diffusi sul territorio. Non solo edifici, ma ecosistemi capaci di integrare benessere, apprendimento e qualità ambientale. Gli esempi non mancano. E Unesco ne fa un programma vero e proprio di Green School

La didattica outdoor, supportata da evidenze scientifiche, sta dimostrando che il contatto diretto con la natura migliora la concentrazione, il benessere cognitivo e le performance scolastiche degli studenti.

Ma la novità è che non si deve per forza andare nei boschi a studiare: basta cambiare gli spazi delle scuole, con gli edifici che vengono circondati da spazi verdi (e non più superfici asfaltate e poco ombreggiate).

Il paradosso italiano: spazi presenti ma poco utilizzati

I dati del rapporto Ecosistema Scuola 2024 di Legambiente offrono una fotografia chiara ma contraddittoria. Su oltre 7.000 edifici scolastici urbani analizzati, il 67,1% dispone di aree verdi fruibili, ma solo il 42,4% le utilizza in modo strutturato per la didattica all’aperto.

Il divario territoriale è significativo: al Nord oltre la metà delle scuole utilizza questi spazi, mentre al Sud e nelle Isole la percentuale scende sotto il 20%. Questo significa che, pur esistendo, molti spazi non sono progettati né gestiti in chiave educativa o climatica.

A ciò si aggiunge un problema ambientale rilevante: la presenza diffusa di superfici impermeabili contribuisce all’effetto isola di calore urbano, peggiorando il comfort termico, la qualità dell’aria e la biodiversità. Tutti fattori che incidono direttamente sul benessere di studenti e insegnanti.

Depaving e natura: una strategia concreta

Ridurre l’asfalto e restituire spazio al suolo naturale – il cosiddetto depaving – rappresenta una delle azioni più efficaci.

Interventi di questo tipo permettono di abbassare le temperature superficiali, migliorare la permeabilità del terreno, favorire la biodiversità, rendere gli spazi più vivibili e utilizzabili.

Ma soprattutto, consentono di integrare la dimensione ambientale con quella educativa, trasformando il cortile in un’estensione dell’aula.

Un modello innovativo: il caso Deerns

In questa direzione si inserisce il modello sviluppato da Deerns Italia, società di ingegneria specializzata nei building service, che propone un approccio integrato alla riqualificazione degli spazi scolastici.

L’idea è chiara: superare la logica del cortile per creare ambienti biofilici progettati secondo principi di fisica ambientale. Spazi che non solo migliorano il comfort climatico, ma favoriscono anche l’apprendimento e il benessere psicofisico.

Il modello è stato applicato in un progetto pilota in Francia, presso la scuola secondaria Jean Moulin di Chaville, all’interno di un programma pubblico di adattamento climatico che coinvolge 26 edifici scolastici.

Speriamo che presto si veda qualcosa di simile anche in Italia.

Il progetto pilota in Francia: dati concreti

L’intervento ha trasformato quasi 5.000 m2 di superfici asfaltate in un ambiente verde e funzionale, attraverso:

  • la sostituzione dell’asfalto con superfici permeabili
  • l’introduzione di vegetazione e alberi caducifogli
  • l’ottimizzazione di ombreggiamento e ventilazione

I risultati sono significativi:

  • -5°C di temperatura media superficiale (fino a -7,3°C nei picchi)
  • -44% di impermeabilità del suolo
  • -65% di emissioni di CO2
  • un incremento della biodiversità e del comfort microclimatico

Il progetto garantisce inoltre un equilibrio stagionale tra sole e ombra: oltre l’80% delle superfici resta soleggiato in inverno, mentre in estate aumenta la copertura ombreggiata, riducendo lo stress termico.

Le GreenSchool di Unesco

Ma attenzione: non è  sufficiente inserire qualche lezione sull’ambiente nei programmi scolastici. La vera sfida oggi è trasformare l’intero sistema educativo in un motore di cambiamento.

È da questa esigenza che nasce il modello delle Green School, promosso a livello internazionale da Unesco, che propone un approccio integrato alla sostenibilità all’interno delle scuole.

Una Green School non è semplicemente una scuola “attenta all’ambiente“. È un’istituzione che ripensa in chiave sostenibile ogni dimensione della propria attività: dalla governance interna alla gestione degli edifici, dalle metodologie didattiche fino al rapporto con il territorio. La sostenibilità diventa così un principio guida, non una materia isolata.

Questo modello si basa su uno standard globale sviluppato insieme alla Greening education partnership, che individua quattro pilastri fondamentali: gestione scolastica, infrastrutture e operazioni, insegnamento e apprendimento, coinvolgimento della comunità. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: rendere verdi almeno il 50% delle scuole di ogni Paese entro il 2030.

I dati indicano che la transizione è già in corso. Dal 2024, anno di pubblicazione delle linee guida internazionali, quasi 112.000 scuole in 98 Paesi hanno aderito al modello. Un numero destinato a crescere rapidamente, anche grazie a strumenti di monitoraggio globale che permettono di seguire in tempo reale i progressi su curricula, formazione degli insegnanti e iniziative territoriali.

Zero sprechi nelle GreenSchool

Ma cosa succede concretamente in una Green School? Il cambiamento si manifesta nella quotidianità. Gli edifici diventano più efficienti dal punto di vista energetico, si riducono gli sprechi, si adottano sistemi di gestione dei rifiuti più avanzati.

Allo stesso tempo, la didattica si evolve: gli studenti non si limitano a studiare il cambiamento climatico, ma partecipano attivamente a progetti di sostenibilità, acquisendo competenze pratiche e sviluppando un senso di responsabilità verso l’ambiente.

È proprio questo approccio esperienziale a fare la differenza. La sostenibilità esce dalla dimensione teorica e diventa un processo concreto, che coinvolge studenti, insegnanti e famiglie. Le scuole diventano così veri e propri hub di innovazione sociale, capaci di influenzare comportamenti e stili di vita anche al di fuori dell’aula.

In Italia, il terreno è particolarmente fertile. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le esperienze di scuole impegnate in percorsi di educazione ambientale strutturata, spesso in collaborazione con enti locali e associazioni. Progetti legati all’efficienza energetica, alla mobilità sostenibile casa-scuola, alla riduzione della plastica e alla tutela della biodiversità stanno contribuendo a diffondere una cultura della sostenibilità sempre più concreta.

Curriculum dei docenti

A rafforzare questa direzione contribuisce anche il lavoro sul curriculum. L’Unesco ha infatti pubblicato linee guida specifiche per integrare i temi ambientali in tutte le discipline e lungo tutto il percorso educativo, dalla scuola primaria fino alla formazione degli adulti. Non si tratta solo di conoscenze, ma anche di competenze trasversali, incluse quelle socio-emotive e comportamentali, fondamentali per stimolare azioni reali.

Il modello delle Green School rappresenta quindi molto più di una buona pratica educativa. È un cambio di paradigma che riconosce alla scuola un ruolo centrale nella transizione ecologica. Formare cittadini consapevoli e capaci di agire significa, in prospettiva, costruire comunità più resilienti e sistemi economici più sostenibili.

In un contesto segnato dall’urgenza climatica, le Green School non sono solo un’opportunità, ma una necessità. E l’Italia, con la sua rete diffusa di esperienze locali, ha tutte le carte in regola per essere protagonista di questa trasformazione.

L'articolo Educare al verde a scuola: la rivoluzione fondamentale è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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